Non voglio che Clara: “In un’epoca rivolta al passato, è necessario uno sguardo al futuro”

Non voglio che Clara: “In un’epoca rivolta al passato, è necessario uno sguardo al futuro”

Abbiamo intervistato Fabio De Min, frontman del gruppo pop rock bellunese Non voglio che Clara. Fabio, Martino, Igor e Marcello sono da poco ritornati sulla scena musicale con l’album Superspleen Vol. 1, un concentrato di testi intensi e musica ricercata. Sperimentalismo e atmosfere elettroniche caratterizzano il nuovo disco della band, nei cui testi non mancano la libertà di espressione (basti pensare a Il Miracolo o ancora La Croazia) e la ricercatezza formale e linguistica, come in La Streisand.

Il gruppo, nato ufficialmente nel 2004 con Hotel Tivoli, non pubblicava un album di inediti da L’amore finché dura del 2014. Oggi torna con un disco in cui frammenti di vita si incrociano senza un vero filo conduttore unitario, creando un collage di attitudini diverse che danno alla luce un disco intenso e quasi vintage ma proiettato al futuro. Nostalgia e ricordi passati si incrociano con l’attualità in testi raffinati, confermando i Non voglio che Clara come una delle band più interessanti del panorama musicale italiano. Ecco la nostra intervista.

non voglio che clara

Ciao, Fabio! Da L’amore finché dura (2014) a Superspleen Vol.1 (2020). Cosa è successo in questi anni?

Non ci siamo mai fermati. Dopo l’uscita del disco nel 2014 siamo stati in giro per due anni con i concerti, per poi ristampare il primo album e continuare i live. Abbiamo poi approfittato del tempo a disposizione per confrontarci un po’ sul nostro percorso musicale. Siamo insieme da 10 anni ed era giunto il momento di riflettere su ciò che stavamo facendo. Abbiamo lavorato in studio su una ventina di pezzi, per poi sceglierne 10 e realizzare Superspleen Vol. 1, in cui si ritrovano anche atmosfere nuove, nate dalla nostra voglia di sperimentare.

Nei testi ricorre spesso la presenza di rimpianti e di un passato non recuperabile. Ci si autocondanna alla malinconia?

Sicuramente abbiamo la tendenza di dare troppa importanza al passato, in tutti i campi, anche quello culturale e musicale. Si cerca di riprodurre qualcosa che c’è già stato. Siamo in un’epoca priva del concetto di futuro e con lo sguardo al passato, riproponendo cose già viste e sentite senza la voglia di provare qualcosa di nuovo, di sperimentare guardando al futuro.

In La Croazia dici “Qualche volta si fidanzano fascisti e filistei, quelli che nel ’19 hanno ancora certe idee neanche fosse il ‘36”. Credi che nel periodo post quarantena queste idee possano alimentarsi della paura dell’altro nata con la caccia all’untore?

Temo che quest’egoismo non cesserà alla fine del periodo di quarantena, come molti pensano, anzi rimarrà saldo. Non vedo infatti tutta questa solidarietà e unità di cui si parla. Oggi quando ci si confronta con qualcuno che è più in difficoltà di noi, purtroppo spesso si tende a non porgere la mano ma a ritrarla e a badare solo al proprio orticello.

Cito Epica omerica, “Se questo mondo ci chiudesse fuori ci inventeremmo nuove soluzioni”. Quali avete inventato voi in questo periodo di isolamento?

Noi abbiamo cercato di lavorare tanto nella prospettiva di far uscire il secondo volume di Superspleen, che speriamo possa vedere la luce in autunno. Siamo abituati a lavorare a distanza, abitiamo a centinaia di chilometri l’un dall’altro, quindi il progetto è andato avanti senza grandi cambiamenti, dovendo rinunciare però ai live.

Superpleen Vol. 1Superspleen Vol. 2. Cosa dobbiamo aspettarci?

I pezzi sono più o meno tratti dalle stesse sessioni, ma non c’è un’unità dal punto di vista tematico. Non appena riusciremo a mettere bene insieme tutti i brani potremo anche noi confrontare i due volumi e formare un quadro organico.

Testi ricercati e ricchi di riferimenti letterari. Da Baudelaire in Superspleen alla struttura narrativa e descrittiva di La Streisand. Com’è il vostro rapporto con la letteratura?

La letteratura è la cosa che mi influenza di più nella fase di scrittura. Baudelaire è una lettura giovanile, come Whitman, cui si accompagnano gli autori che hanno influenzato la mia maturità come Carver, Pavese e molti scrittori italiani del ‘900. Con Superspleen ho sperimentato qualcosa di diverso, i testi infatti sono nati in un secondo momento, dopo la composizione musicale.

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