Intervista a Giulia Mutti: “Vivere l’isolamento in maniera costruttiva”

Intervista a Giulia Mutti: “Vivere l’isolamento in maniera costruttiva”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Giulia Mutti, cantautrice italiana classe ’93. In questi giorni è uscito il singolo “La testa fuori”, che anticipa la pubblicazione del nuovo album della cantante di Pietrasanta, in cui è al centro il suo percorso di crescita umana e professionale.

Giulia canta esperienze di vita vissuta, con l’intento di indagare i rapporti umani e cercare di tornare a gustare le piccole cose della quotidianità. A un anno di distanza da “Le Favorite”, in cui ha celebrato le donne della musica italiana, ora Giulia è pronta a rimettersi in gioco con questo nuovo progetto musicale.

“La testa fuori” è un brano attuale e intimo, in cui si mettono in dubbio le certezze dell’ordinario. Il periodo di isolamento che stiamo affrontando può essere quindi un’occasione per stare veramente con se stessi e conoscersi meglio, cercando di rivalutare i veri pilastri della nostra vita, ciò che più conta, per poi vivere i rapporti umani in maniera più matura.

giulia muttiCiao, Giulia! Iniziamo subito da “La testa fuori”, che anticipa il tuo nuovo disco. Cosa dobbiamo aspettarci?

Il disco raccoglie nove canzoni che mi hanno vista crescere e che appartengono a diversi periodi della mia vita. Volevo che questa concezione del cambiamento fosse ben visibile e anche l’idea della nascita artistica, da qui ha avuto origine “La testa fuori”. Sarà un album grintoso, targato 2020 ma un po’ fuori dalla moda (e di questo ne vado fiera). Un pizzico di elettronica è parte di un sound molto organico, il tutto guidato dal filo rosso di cercare di venire fuori dalle situazioni negative e trovare risvolti positivi anche quando sembra che stia andando tutto male. Bisogna avere appunto “La testa fuori”.

Proprio qui dici “io ho tante lacrime, tu nemmeno una”. Pensi si sia persa la reciprocità nei rapporti umani e ci sia arsura dei veri valori?

Sì, purtroppo molto spesso accade che nonostante passiamo molto tempo con una persona (familiare, amico, amante) non ci si conosca fino in fondo e quindi ho usato la metafora della lacrima come emblema della sincerità più nuda e cruda. Io scrivo di cose che provo o che vedo intorno a me e mi rendo conto che manca purtroppo questa reciprocità.

A dicembre è uscito “Romanzo cattivo” in cui parli anche di consenso. Siamo tanto legati al giudizio altrui?

Che bella domanda, ti ringrazio! Sì, “Romanzo cattivo” è stato per me una sorta di pezzo generazionale, in cui rappresento la vita contemporanea caratterizzata dall’uso a volte eccessivo dei social, che spinge a cercare il consenso. Nel momento che stiamo attraversando adesso però credo che i social possano essere al contrario una risorsa importante per evadere dalla solitudine e superare questi giorni difficili.

Al centro del brano “L’estate con me” c’è l’importanza di star bene con se stessi. L’attuale periodo delicato può essere utile a questo scopo?

Sì, credo che questo isolamento forzato sia stato traumatico per tutti coloro che non sono abituati a vivere la quotidianità con se stessi. Penso che sia veramente un’occasione da non perdere per potersi studiare, per scoprire anche delle passioni latenti che non abbiamo normalmente il tempo di coltivare al meglio.

Come stai trascorrendo tu questa quarantena?

Io sono fortunata perché a casa ho tutti gli strumenti necessari per poter comporre e suonare, però cerco di dedicare il mio tempo libero anche ad altre passioni che spesso ho trascurato. Sto trascorrendo questa quarantena nel modo più naturale possibile, immersa nella musica e non solo. Per esempio, sto cercando di dedicarmi un po’ di più allo studio della chitarra ma anche alla pittura, che amo moltissimo.

Immagina una collaborazione con un cantante della scena contemporanea. 

Potendo sognare in grande penserei senza dubbio a Florence Welch e a Elisa, due cantautrici che seguo da tempo e che sono per me fonte di ispirazione.

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