Intervista a Postino: “Il latte di soia come ossimoro della nostra generazione”

Intervista a Postino: “Il latte di soia come ossimoro della nostra generazione”
Fonte: pagina Facebook dell'artista

Cantautore fiorentino con una laurea in medicina, Samuele Torrigiani è Postino, un volto ormai noto del panorama indie pop italiano. Attualmente in pausa forzata per dedicarsi alla Specializzazione in Psichiatria e al lavoro tra le corsie dell’ospedale, Postino non nasconde la voglia di ritornare sulla scena, continuando a raccontare sé con la propria musica, che è una terapia “per me e per chi mi ha ascoltato e si è ritrovato nelle mie parole, sentendosi meno solo”.

Postino canta la sua generazione, che alla soglia dei trent’anni tira le somme e pensa concretamente al futuro, guardandosi indietro per vedere cosa ha lasciato per strada e cercando di costruire tassello dopo tassello il proprio avvenire. Introverso, malinconico e riflessivo, Postino è il protagonista della nostra intervista di oggi, in cui “si spoglia per primo” e critica una società occidentale che è alienante e non permette ai giovani di trovare la bussola e vivere senza contraddizioni.

Ciao, Samuele! Iniziamo da Mi fai venire. Il brano si conclude con “Mi fai pentire”. Vivi al condizionale?

Io non sono una persona che rischia molto, non agisco senza prima ponderare tutte le minime possibilità. Quando faccio una determinata scelta quindi il rischio è sempre al minimo, però proprio per questo molte volte si finisce per rimpiangere di non essersi buttati in alcune situazioni. Dopo anni, guardandoti indietro, capisci quello che hai perso e ciò che poteva andare diversamente. A volte bisogna fare dei conti con la vita che vanno oltre le ambizioni e i sentimenti e ciò comporta perdere inevitabilmente qualcosa per strada.

Sempre qui nomini le serie tv. La tua preferita?

Non guardo da un bel po’ serie tv, perché da quando sono entrato a lavorare in ospedale la sera torno a casa stremato e non riesco a tenere gli occhi aperti per gustare per bene una serie tv. La mia preferita però è Mr Robot, che non mi ha mai deluso, andando sempre a migliorare. Ho apprezzato anche il Trono di spade, sebbene (come molti) anche io credo abbia perso parecchio nell’ultima stagione.  

Voglia di andarmene via da qui, nascondermi in questo cd”, cito Blu. Per te la musica è una terapia, una via di evasione?

Certamente, il progetto Postino è nato così. Io non avevo fatto musica prima, se non suonare la chitarra nella mia cameretta. Dall’adolescenza in poi ho sentito l’esigenza di scrivere, di raccontarmi su pezzi di carta, prima nella fase rap poi in quella pop. Ho scritto sempre in modo terapeutico fino ai 25 anni, anche durante il periodo universitario. Postino è stato quindi una terapia, un modo per esorcizzare paure e rimpianti. L’emozione negativa ha una forza maggiore di quella positiva, è raro raccontare cose belle; quando sei felice di solito esci e vivi, non rimani a casa a scrivere. La musica mi ha permesso di evadere dai problemi, è stata una terapia per me e per chi mi ha ascoltato e si è ritrovato nelle mie parole, sentendosi meno solo.

postino concerto
  Fonte: pagina Facebook dell’artista

Anna ha vent’anni è la storia di quasi tutti noi. Hai provato a fuggire? Senti ancora il peso delle aspettative?

Sì, ho scritto la canzone a 19 anni quando ero nel limbo post scuole superiori e verso il mondo dei grandi. A quell’età le responsabilità cominciano a farsi sentire, con pressioni anche psicologiche, e senti la necessità di fuggire. Anna rappresenta me e tutti noi in questa fase della vita, è la personificazione dell’uomo occidentale che si ritrova a fare un lavoro che non gli piace, che corre sempre per poi fermarsi e guardarsi indietro, rendendosi conto della mancanza di un vero obiettivo verso cui correre.

Postino è in pausa, la medicina ha preso il primo posto. Possiamo sperare in un ritorno sulla scena?

Postino, l’altra parte di Samuele, è rimasto molto amareggiato dalla decisione di mettere da parte tutto per la medicina. È stata un’imposizione vissuta dall’esterno, perché il limite contrattuale non mi concedeva di portare avanti entrambe le cose con i dovuti limiti di tempo. Adesso sarei andato a rilento, certo, ma la continuità di lavoro ci sarebbe stata perché ho dei brani in cantiere. Sento di avere ancora cose da dire quindi sì, auspico un seguito. Ero solo all’inizio, ho detto un 10% di ciò che volevo raccontare e avevo anche in mente di osare e sperimentare, fare più denuncia sociale. Mi rendo conto che mancano ancora quattro anni alla fine della specializzazione e può succedere di tutto. Non so il Samuele trentenne cosa vorrà fare in futuro, ma la volontà c’è.

In Fuori dalla disco nomini in latte di soia come ossimoro a una vita di sregolatezze. Parlaci del brano.

In Fuori dalla disco il latte di soia è l’esemplificazione della nostra generazione. Noi siamo un po’ l’ossimoro di questa tendenza salutista. Da una parte ci muoviamo tutti nel movimento vegan e nella ricerca di alimenti salutari e a km 0, ma dall’altro lato ci abbandoniamo ai superalcolici e alle sostanze stupefacenti. Vogliamo preservare la vita, ma tendiamo ad autodistruggerci continuamente. Fuori dalla disco è la storia di una ragazza ubriaca che al risveglio non fa colazione se manca il latte di soia, un controsenso. In questo ossimoro c’è la nostra generazione, che è nata in un’era di lusso e vive una grande depressione perché non ha alcunché in cui credere davvero, tendendo ad autodistruggersi e ad anestetizzarsi dal pensiero.

Hai detto di aver scritto Miope dopo la lettura di Uno, nessuno e centomila di Pirandello. Cosa c’è adesso sul tuo comodino?

Ora sto leggendo soltanto libri di psichiatria, perché la scuola di specializzazione mi ha inglobato a 360 gradi. L’ultimo libro che ho letto (e che devo ancora terminare) è però Soffocare di Chuck Palahniuk; mi piace particolarmente lo stile rude e cruento con cui racconta i tempi moderni.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook