PRECARIATO NEL MONDO MILITARE Addestrata dall’Esercito per servire la camorra

di Roberto Mattei

Prestava servizio al 235° RAV Piceno la soldatessa arrestata oggi dagli uomini dei carabinieri con l’accusa di fiancheggiamento del clan dei casalesi.
Un tanto singolare quanto inquietante fatto di cronaca arriva dal 235° Reggimento “Piceno” – lo stesso reparto in cui presta servizio il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, la donna trovata morta nel teramano lo scorso 20 aprile in circostanze misteriose – dove è stata arrestata oggi la soldatessa 25enne Laura Titta, nel corso di un operazione anti-camorra dei carabinieri di Aversa (Caserta), coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha visto finire in manette ben 11 persone tra fiancheggiatori e latitanti del clan dei Casalesi.

La giovane donna, considerata un’insospettabile, avrebbe avuto un ruolo di primaria importanza nella logistica del clan, occupandosi della consegna dei pasti ai latitanti, del loro occultamento in luoghi sicuri, lo spostamento in auto da un posto a un altro, il rinvenimento della biancheria pulita. La Titta era entrata nell’esercito tra il 2009 e il 2010 e proprio ad Ascoli aveva svolto l’iter addestrativo previsto per i volontari in ferma prefissata, terminato il quale era stata trasferita in un reparto del napoletano, fino al giorno del congedo. Nel giugno di quest’anno era tornata nuovamente al RAV Piceno per frequentare un periodo di ricondizionamento che gli avrebbe consentito una nuova ferma con la forza armata, percorso poi bruscamente interrotto questa mattina con l’arrivo dei carabinieri.

 

Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, emerge la figura di una donna violenta – tanto da essersi tatuata su una gamba la scritta “terrorista” – che commissionava ad alcuni membri del clan dei casalesi delle vere e proprie spedizioni punitive, contro quei suoi ex fidanzati che non si erano comportati correttamente nei suoi confronti. Certo che dinanzi a fatti del genere, non si può fare a meno di pensare che la caserma ascolana possa veramente essere il luogo chiave per la soluzione dell’omicidio Rea, senza escludere la mano della camorra che potrebbe aver agito proprio con la regia di qualche soldatessa.

Si tratta ovviamente solo di idee che non hanno alcun riscontro investigativo e che scaturiscono dalla nostra immaginazione. Aspettiamo quindi che le indagini facciano il loro corso.
Quanto avvenuto questa mattina ad Ascoli, semmai, dovrebbe far riflettere il mondo politico sul problema del precariato nel mondo militare. Al termine delle ferme, infatti, bisogna fare i conti con il mondo del lavoro che, oggi più che mai, in piena crisi economica mondiale, non seleziona più il personale per professionalità possedute ma in base all’età. Un mondo del lavoro che predilige assoldare ragazzini, senza alcuna preparazione di base, semplicemente perché costano meno. Non c’è da stupirsi allora se qualche soldato, soprattutto nel sud dell’Italia dove il lavoro scarseggia o è del tutto assente, decida di servire la criminalità organizzata per realizzarsi e mettere da parte qualche soldo. Curioso l’articolo uscito lo scorso 9 giugno sul blog della Guardia Nazionale dove si spiega come un soldato abbandonato a se stesso possa essere reclutato dalla criminalità organizzata (http://guardianazionaleffaa.blogspot.com/2011/06/precario-militare-addestrato-per.html )

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