Grottammare, tutto pronto per la “Sacra Giubilare” 2012

Un evento religioso unico nel suo genere, durante il quale si potrà ottenere l’indulgenza plenaria, la stessa goduta dai fedeli di tutto il mondo in occasione del Giubileo del 2000.

Dopo cinque anni di “sacro” silenzio torna a Grottammare la “Sacra Giubilare”, la più importante rievocazione storico-religiosa del paese.

Quando il primo luglio cade di domenica, i cittadini rivieraschi si preparano a godere di un privilegio unico nel suo genere e che nessun altro  marchigiano può vantare: quello di ottenere l’indulgenza plenaria, la stessa goduta dai fedeli di tutto il mondo in occasione del Giubileo Universale, che prevede la remissione di tutti i peccati. L’ultimo appuntamento risale all’estate 2007, quando la chiesa abbaziale di San Martino, ubicata nel territorio di Grottammare, nella Diocesi Ripana,  fu letteralmente invasa da migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte della regione e d’Italia.

La solennità trae origine da un fatto accaduto circa 800 anni fa, nel giugno del 1175, quando il Papa Alessandro III, a causa di una tempesta che imperversava nella zona, fu costretto ad un ammaraggio di fortuna sul litorale grottammarese. Il pontefice sbarcò «col suo fastoso seguito di galee e personaggi»- così racconta lo scrittore Vittorio Rivosecchi nel suo incantevole libro “Grottammare percorsi della memoria” –  prendendo alloggio presso il monastero dei monaci Benedettini Camaldolesi, nella vicina Cupra. Durante il soggiorno, il pontefice rimase talmente colpito dalla devozione della gente del posto, che si era radunata in massa per la sua presenza, che decise di concedere una indulgenza plenaria, ogni qualvolta il primo di luglio capitasse, come in quell’anno, di domenica.

L’Arcivescovo di Fermo, in occasione della “Sacra” di Grottammare usava regalare un vessillo rosso con le sue armi, che un fanciullo di nobile schiatta trasportava, a cavallo di un destriero bianco, dalla chiesa di San Giovanni  fino al Tempio di San Martino, dove veniva poi esposto per tutta la durata della solennità (cioè  negli otto giorni immediatamente antecedenti e seguenti), vigilato notte e giorno. Occorre evidenziare che il privilegio dell’indulgenza plenaria venne confermato successivamente dal Papa Pio VII nel 1803 con la Bolla “Ad Augendam”, con la quale ancora oggi si concede «a tutti indistintamente i cristiani di ambo i sessi, sinceramente pentiti confessati e comunicati, che devotamente visitino la chiesa abbaziale detta di San Martino, situata nel territorio di Grottammare della Diocesi Ripana, nel giorno primo del mese di luglio, qualora cada di domenica, e negli otto giorni immediatamente antecedenti ed immediatamente seguenti, ed ivi elevino devote preghiere a Dio per la concordia dei Principi Cristiani, per l’estirpazione delle eresie e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa» di “lucrare” «nello spazio dei predetti diciassette giorni, per ciascun fedele una volta sola, nel giorno di suo piacimento, l’Indulgenza Plenaria e la remissione di tutti i peccati. Indulgenza che può essere applicata a modo di suffragio anche alle anime dei cristiani che passarono da questa vita, congiunti a Dio nella carità».

Dal punto di vista scenografico e mediatico, l’evento si prospetta molto suggestivo, con oltre trecento figuranti, tra: armigeri, trampolieri, templari, cardinali, falconieri, dame e signori, cavalieri e damigelle; personaggi che senz’altro danno alla manifestazione una visione della storia come scienza sociale e ne evidenziano l’importanza nello studio della civiltà in cui viviamo: “comprendere il presente mediante il passato e comprendere il passato mediante il presente”, secondo la celebre definizione dello storico francese Marc Léopold Benjamin Bloch. Non sembra essere più fertile, oggi, la distinzione che per tanti secoli ha dominato il panorama concettuale tra la storia come res gestae, cioè come fatti e avvenimenti del passato e la storiografia, cioè il racconto e l’interpretazione dei fatti stessi come historia rerum gestarum.

Il passato non esiste se non in noi stessi. Il vero lavoro dello storico si estrinseca in una continua tensione tra il suo interrogarsi sul presente e la ricerca di risposte che provengono dal passato: e’ proprio questo (e non una comune curiosità per le cose vecchie), che distingue lo storico dall’antiquario e lo qualifica come “scienziato sociale”. Scienziati sociali diventano così: Olivieri Lillo, Vittorio Rivosecchi, i comitati cittadini, gli artisti e tutti coloro che si sono dovuti imbattere nell’arduo tentativo di dare veridicità alla tradizione stessa, districandosi nell’arduo reperimento delle fonti storiografiche. Lo storico Giuseppe Speranza ricorda che nel 1714 parteciparono ai festeggiamenti della “Sacra” più di quarantamila persone e proprio con l’allontanarsi del tempo la storia si intreccia con altre storie di usi e costumi, caricando l’evento di magnificenza e mistero. Il via alla grande solennità è per giovedì 22 giugno, con un cartellone pieno di iniziative.

Ezio Galanis

20 giugno 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook