Inchino a Zeman: «Il calcio oggi è sempre più industria e sempre meno gioco»

In attesa del 12 maggio 2012, giorno in cui allo stadio Adriatico si disputerà l’incontro tra il Pescara e il Torino, non potevamo non dedicare qualche riga a lui, “il Boemo”, artefice di un calcio meraviglioso e pulito, che può vantarsi ancora di chiamarsi gioco e spettacolo

Grazie infinitamente, grazie zio Cestmir Vicpalec, (ex calciatore e allenatore: Juventus nella stagione 1946-1947, per poi allenarla nel 1970-72; Palermo e Parma nelle stagioni 1947/1952 e 1952/1958) per avere inculcato una così grande  passione per lo  sport, il calcio in questo caso, a un ragazzino, Zdenek Zeman, nel contempo suo nipote materno. Passione in questo caso fatta propria, caricata  e particolarizzata dalla nobiltà, professionalità  e credo in un calcio “pulito”, epurato da tutto ciò che può renderlo malsano.

Un inchino a un uomo che, come tutti dicono, “spreme“ i giocatori al massimo, facendo però della squadra un “orchestra sinfonica” spettacolare, dove tutto si basa su serietà,  volontà, spirito di sacrificio, senza distinzioni alcune.

Valori sportivi cresciuti in un ragazzo costretto a lasciare il suo Paese nativo, Praga,  in tenera età, quando, nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968, i russi, sostenuti da tutte le forze militari aderenti al Patto di Varsavia, invasero la Cecoslovacchia. Da qui un viaggio verso la speranza, in Italia e precisamente a Palermo, dove si stabilisce definitivamente a casa delle zio Cestmir. Nel 1975 acquisisce la cittadinanza italiana e una laurea presso l’Istituto ISEF della città siciliana, con una tesi in Medicina dello Sport. Forse è inutile ricordare le sue memorabili imprese da allenatore: campionati conclusi con leggendarie promozioni, stagioni definite “miracolose”, come le  trascorse a  Foggia o i rocamboleschi Derby capitolini alla guida di Lazio e Roma. Superfluo e scontato far apparire il Boemo come ultimo baluardo di un calcio onesto o  menzionare le sue denunzie, i suoi allarmismi per una “purificazione” di questo sport.

Una cosa è però certa, il nome Zeman è entrato ormai nel lessico quotidiano e nei dizionari italiani come sinonimo di “calcio spettacolo”, quel football capace di riaccendere la passione sportiva di un’intera città, Pescara, in un periodo poco confortante per la società sportiva. Un’eccellente  stagione la sua, visto il gran campionato disputato finora dal Pescara Calcio 1936 e considerata “l’high quality” del gioco espresso dalla compagine pescarese zemaniana. Dopo l’ennesima vittoria esterna, a Grosseto, seguita dall’oramai consolidato esodo della tifoseria bianco azzurra,  fondamentale sarà lo scontro diretto con il grande Torino, capolista, che si terrà allo stadio Adriatico di Pescara  sabato 12 maggio. Un onore per il calcio italiano aver riconquistato un uomo che,  per i suoi ideali, ha saputo conquistarsi il calore, la stima e l’affetto di chi crede nel vero sport: «A MIO PARERE, LA GRANDE POPOLARITA’ CHE HA IL CALCIO NEL MONDO NON E’ DOVUTA ALLE FARMACIE  O AGLI UFFICI FINANZIARI, BENSI’ AL FATTO CHE IN OGNI ANGOLO O PIAZZA DEL MONDO C’E’ UN BAMBINO CHE GIOCA E SI DIVERTE CON UN PALLONE TRA I PIEDI. MA IL CALCIO OGGI E’ SEMPRE PIU’ INDUSTRIA E SEMPRE  MENO UN GIOCO». Parole come queste – pronunciate dal tecnico ceco ai tempi dei primi scandali doping –  non meritano, certo, dissolvenza… .

Ezio Galanis

9 maggio 2012

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