DELITTO REA: FORSE VICINI A UNA SVOLTA?

di Roberto Mattei

Gli inquirenti indagano nell’ambiente di lavoro del marito

Ascoli Piceno – Tante sono state le cose dette dai media su Carmela Rea, la donna scomparsa lo scorso 18 aprile da Colle San Marco, località turistica di Ascoli Piceno e ritrovata morta in un’area boscosa di Ripe di Civitella, in territorio teramano. Prima una dinamica che, superficialmente, faceva pensare all’esistenza di un serial killer, poi l’ipotesi di  una persona innamorata di lei e non corrisposta, di un allontanamento volontario, una fuga o peggio un suicidio e, per finire, il ritrovamento di una scheda SIM, definita da alcuni professionisti dell’informazione come “segreta” che aveva fatto pensare chissà cosa all’opinione pubblica. In realtà, come affermano tutte le persone che la conoscevano, “Melania” era una ragazza normale, tranquilla, perbene e innamorata della sua famiglia. Si era trasferita ad Ascoli Piceno per stare vicino al marito, visto che il trasferimento da tempo richiesto dall’uomo tardava ad arrivare.

Tutte queste cose hanno indotto gli inquirenti ad analizzare accuratamente la dinamica dell’omicidio e cercare altrove le cause dello stesso. Dopo aver identificato l’autore della chiamata al 113 di Teramo ed escluso che questi potesse essere coinvolto in qualche modo con l’atroce delitto, gli investigatori hanno “rastrellato” palmo per palmo il luogo di ritrovamento del cadavere. Grazie all’ausilio di un pastore belga del soccorso alpino della Guardia di Finanza dell’Aquila, specializzato nella ricerca di persone scomparse, sono state trovate tracce biologiche e un orecchino che proverebbero una colluttazione tra la donna e il suo assassino. Altre tracce ematiche proverebbero inoltre l’utilizzo di armi da taglio. Questi particolari fanno pensare che Carmela Rea sia stata uccisa proprio li, dove è stato rinvenuto il suo cadavere.

A questo punto si restringe la cerchia dei sospettati. E’ vero che si prosegue ad indagare in ogni direzione, ma è anche vero che gli inquirenti stanno dedicando molta attenzione all’ambiente di lavoro del marito. Il 235mo Reggimento Piceno è infatti il reparto dove vengono formate le donne soldato e l’idea che qualche soldatessa invaghita del marito possa aver compiuto il delitto non è da trascurare. Nel frattempo, gli inquirenti hanno posto sotto sequestro tutta la documentazione attestate l’orario di lavoro dei dipendenti della caserma Clementi (presenze, turni di lavoro, ecc.).

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