Bomba esplode nel Fermano: necessaria bonifica tempestiva del suolo italiano

Nella notte tra il 26 e il 27 settembre, un ordigno risalente alla seconda guerra mondiale é esploso in provincia di Fermo, per la precisione al km 257+530, in un canneto all’altezza di Casabianca, nei pressi della linea ferroviaria che connette Porto San Giorgio a Porto Sant’Elpidio. L’intenso scoppio di questa bomba aerea a spoletta ritardata, ha destato dal sonno parecchi cittadini, provocando un “mini” cratere, largo oltre 5 metri e profondo 4. Fermi i cuori, fermi anche i treni che hanno ripreso a circolare alle 3 e 55 della mattina seguente, solo qualche ora di congedo quindi per permettere agli artificieri di intervenire, o meglio di prendere i dovuti rilevamenti, dato che a quel punto da fare ne era rimasto ben poco.

 

Forse non é di dominio pubblico, ma il problema degli ordigni bellici rimasti inesplosi é quasi una piaga che si abbatte sull’Italia dai tempi non troppo lontani della seconda guerra mondiale. Solo nell’ultimo mese sono state rilevate e disinnescate diverse bombe soprattutto nel centro Italia: il 17 settembre un colpo di mortaio é stato reso inoffensivo dagli artificieri a Cassino, in provincia di Frosinone; un altro proiettile da mortaio é stato fatto brillare sempre nelle Marche, a Pesaro, il 10 settembre scorso, dopo il suo alquanto bizzarro e piuttosto pericoloso rinvenimento sotto un platano, presso il passeggiatissimo lungomare tra viale Trieste e viale Verdi.

Curioso il fatto che sempre lo stesso giorno sia stato denunciato il ritrovamento di due aggeggi simili proprio a Tavullia, cittadina del capoluogo pesarese. Stessa storia anche al nord dove a Idro, in provincia di Brescia, è stato trovato un altro ordigno il 7 settembre, e non è il primo caso in località Arca, viste le operazioni di bonifica che sono in corso proprio in quest’area. Ed ancora il 3 settembre scorso, spostandoci in direzione di Orvieto, esattamente nella frazione Ciconia, l’operaio Mario Pacifici alle prese con la sua benna urta una bomba americana datata febbraio 1943, un giocattolino da 240 kg di tritolo che sarebbe potuto esplodere seduta stante, proprio mentre l’uomo si trovava al lavoro.

Una lista lunga ma consideriamoci alquanto fortunati, visto che la tragedia non é stata purtroppo evitata in Birmania, dove un altro ordigno sempre risalente alla seconda guerra mondiale ha devastato l’armonia di un giorno d’estate in un villaggio costiero nel distretto di Sittwe, nell’Arakan State: sette morti in totale, tra cui due bambini di 10 e 12 anni.

Capiamo alla luce di questi fatti l’importanza di una bonifica bellica, giá in atto anche grazie alle scuole BCM, sezioni speciali nate alla fine del 1944 con all’attivo ancora i reparti di Napoli e Padova, volte alla individuazione, recupero e debellamento di tutti gli ordigni inesplosi.

Ma ciò non è sufficiente e come dichiara anche il segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di Polizia, Luca Marco Comellini, è prima necessaria l’approvazione definitiva da parte del Senato del disegno di legge 2892, già approvato alla Camera il 7 settembre scorso, che andrebbe a modificare il precedente decreto legislativo 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici, rendendo così più semplice il lavoro di pulizia.

Infatti l’unica norma che si occupava di disciplinare le attività di bonifica venne revocata lo scorso 9 ottobre 2010 e venne diciamo sostituita dal Codice dell’Ordinamento militare del Ministero della Difesa, che restava piuttosto arido in materia.

É forse da sapere che secondo una relazione dell’Onu, ci sarebbero ancora milioni di proiettili, mine, bombe a mano, aeree ed altri gingilli bellici in pensione lasciati in seguito al secondo conflitto mondiale, visto che circa il 5-10% del totale degli ordigni usati rimasero inesplosi. Senza considerare che nel resto del mondo il loro ammontare arriva a ben 89 milioni, non tenendo conto dei 20 milioni presenti solo in Afganistan, dei 6 in Kuwait, e ancora 7 in Kurdistan e per finire altri 6 milioni nella vicina Bosnia.

Se vedete qualcosa che assomiglia ad una bomba quindi, magari anche vecchia ed interrata, non cercate di prenderla pensando sia innoqua, chiamate subito i carabinieri e lasciate il lavoro a loro.

 

di Pamela Alfonsi

 

30 settembre 2011

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