Pesaro, Operazione “Nummus”: vendevano beni archeologici e storici su internet

La Guardia di finanza li ha scovati e denunciati. Adesso rischiano pene molto severe per sottrazione di beni culturali appartenenti allo Stato.

Perquisizioni e raffica di denunce in tutta la provincia di Pesaro e Urbino per la commercializzazione illecita di materiale di interesse storico e archeologico. E’ questo il bilancio dell’operazione “Nummus”, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pesaro, volta a contrastare la vendita di beni numismatici protetti attraverso i canali telematici. Grazie al costante monitoraggio dei siti internet, gli uomini della fiamme gialle sono riusciti a individuare 9 soggetti che utilizzavano il web come un vero e proprio mercatino dell’antiquariato, proponendo un’ampia scelta di monete d’epoca  e numerose altre antichità appartenenti allo Stato.

Da qui sono scattate le perquisizioni che hanno interessato principalmente i comuni di Pesaro, Urbino, Fano, Tavullia, Gabicce Mare e Cattolica, oltre ad alcune regioni del Nord Italia, consentendo di rinvenire un vero e proprio tesoro: 1706 monete di epoca romana, greca e medievale, 5 anfore, 13 banconote papali e della Repubblica Romana, 1 messale in lingua latina risalente al 1600, 20 documenti del 1800, 6 fossili, 9 monili del periodo preromano e romano, 1 mortaio in pietra, per un totale di 1801 reperti di notevole interesse storico e archeologico. Rinvenuti inoltre tre metal detector e una paletta da scavo. Tutto il materiale è stato posto sotto sequestro e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria; esperti del settore hanno stimato il valore dello stesso in circa 3 milioni di euro, anche se nell’ambito del diffuso mercato del collezionismo questo è difficilmente quantificabile.

I soggetti coinvolti sono stati denunciati alle Procure della Repubblica di Pesaro e a quella di Urbino per ricettazione, violazioni in materia di ricerche di materiale archeologico, impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato e rischiano tutti pene molto severe. Ci sembra inoltre giusto complimentarci con i finanzieri di Pesaro poiché nel corso dell’operazione hanno accertato che un soggetto, il quale aveva dichiarato un reddito di circa 18 mila euro nell’anno corrente, aveva in realtà incassato quasi 700 mila euro vendendo monete attraverso eBay e riscuotendo i pagamenti effettuati con postepay. Ancora un duro colpo, insomma, anche all’evasione fiscale.

 

di Roberto Mattei

 

28 settembre 2011

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