Province marchigiane a Roma: “non vogliamo essere l’unico agnello sacrificale della manovra”

di Pamela Alfonsi

Ascoli Piceno 15 settembre 2011 – Eloquenti le parole del presidente Upi Marche e della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, che proprio oggi si trova a Roma per manifestare contro i tagli dell’ennesima manovra finanziaria, la terza solo nell’ultimo anno. Solo qualche giorno fa arrivava la risposta della Casagrande ad una notizia riportata dal Messaggero circa un incontro avvenuto a Monza tra alcuni presidenti leghisti, che arrivando dal Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia per protestare contro l’abolizione delle Province, erano stati invece rassicurati in merito alla faccenda dai ministri Bossi e Calderoli: “Non andremo a Roma per difendere delle poltrone ma il nostro ruolo di governo di area vasta e i servizi importanti che diamo ai cittadini.

Mentre con alto senso di responsabilità le province marchigiane si dicono disponibili a collaborare con il governo e la regione per costruire un percorso di modifica della carta istituzionale ed un vero processo di riforma dell’ordinamento istituzionale, a Monza, nelle fantomatiche sedi dei ministeri distaccati, i ministri Bossi e Calderoli giurano solennemente ai presidenti delle province del nord che i loro enti non saranno toccati. A prenderli sul serio verrebbe da pensare che il governo voglia abolire solo le province del centro-sud”.

Senza mezzi termini, chiara ed efficace anche la dichiarazione che la Casagrande ha rilasciato proprio lo scorso mese, in merito alla manovra di mezz’agosto, e che riportiamo interamente qui sotto: “Invochiamo un senso di responsabilità autentico da parte di un Governo che per anni ha negato l’esistenza della crisi nel nostro Paese e oggi, commissariato dalla Bce, giunge a varare la terza manovra in meno di un anno, riducendo gli enti locali allo stremo, all’impossibilità reale, questa volta, e non più paventata di chiudere i bilanci. È prevedibile che il nuovo rastrellamento di fondi, ancora una volta privo di indirizzo politico di crescita, o di sviluppo che dir si voglia, generi ulteriore pessimismo individualistico senza concedere ai cittadini, che subiranno in prima persona i tagli, una ragione valida per affrontare nuovi sacrifici. In quanto all’abolizione di un numero ancora imprecisato di Province e Comuni, poi, si fa lampante quanto sia sterile una manovra tampone all’emergenza di un Paese a rischio di fallimento: solo due anni fa, in piena crisi, negata, questo stesso governo lasciava che si insediassero nuove Province come quella di Fermo.

 

15 settembre 2011

 

Oggi, senza un chiaro disegno dell’architettura istituzionale dello Stato a cui si lavora da un decennio, le eliminano con costi niente affatto trascurabili, e riducono alle restanti Province la rappresentanza democratica, senza averne definito compiti e funzioni con prospettive di efficienza e razionale semplificazione. Un provvedimento improvvisato che cancella con superficialità una parte della storia istituzionale del nostro paese, senza pensare quanto le Province e gli enti locali incidano sugli investimenti e, quindi, sull’economia dell’Italia. In qualità di presidente dell’Upi regionale sono molto preoccupata per i servizi essenziali che non potranno più essere garantiti alle famiglie meno agiate in seguito ai nuovi tagli agli enti locali. Servizi pagati con le tasse dei cittadini onesti, i quali vedranno ridursi il trasporto pubblico o quella tutela da rischi ambientali che previene ingenti spese. Mi auguro che nelle prossime settimane le assemblee parlamentari correggano quest’ultima miope manovra, dando quel segnale forte che gli italiani si aspettano tagliando i costi della politica a partire da Roma. Mi riferisco alla riduzione del numero dei parlamentari, ai loro smisurati privilegi, alla revisione della configurazione delle due Camere, senza trascurare la lotta all’evasione fiscale e l’alleggerimento al patto di stabilità. Chiedo, insomma, sobrietà e significativi atti di responsabilità da condividere con l’intero Paese per una reale e produttiva riforma strutturale”.

 

Vedremo cosa succederà nel corso dei prossimi giorni, in questo periodo dove tutto puó cambiare nell’arco di una giornata.

Per chi volesse saperne di piú sulla manovra finanziaria, il D.L. 6 luglio 2011, n. 98 visita qui:


15 settembre 2011

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook