Processo Binni, 16 anni di carcere e 550 mila euro di risarcimento danni

Processo Binni, 16 anni di carcere e 550 mila euro di risarcimento danni

L’ex poliziotto condannato per l’omicidio volontario di Rossella Goffo. Per la difesa, «ci appelleremo, è innocente».

pala-giustizia-2Sedici anni di carcere e oltre 500 mila euro di risarcimento danni nei confronti dei familiari della vittima. E’ questa la condanna inflitta ad Alvaro Binni, il tecnico informatico della Polizia di Stato accusato dell’omicidio di Rossella Goffo, la funzionaria della prefettura di Ancona scomparsa dal capoluogo dorico il 4 maggio 2010 e ritrovata morta il 5 gennaio del 2011 a Colle San Marco. Lo ha deciso sabato il Gup del tribunale di Ascoli Piceno Rita De Angelis. Molto più severa era stata la richiesta di condanna formulata giovedì scorso dal pm Carmine Pirozzoli, che, nelle vesti della pubblica accusa, aveva chiesto per l’imputato una pena di trent’anni per omicidio volontario, aggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima.

La sentenza è comunque il risultato del giudizio abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena: il giudice ha accolto l’aggravante dei futili motivi ma ha rimosso quella della minorata difesa della donna, in quanto non si conoscono le cause della morte.

Per l’avvocato Sabatino Ciprietti, che assieme a Pasquale Bartolo difende Alvaro Binni, si tratta di una decisione che va impugnata ricorrendo in appello,  poiché «Non ci sono prove che lo riguardano e la ricostruzione di quanto accaduto ha evidenziato numerosi buchi». Il difensore ha per questo ribadito l’innocenza del proprio assistito in merito ai fatti contestati, evidenziando che «pur nel rispetto della sentenza, non c’erano elementi per condannarlo»

Soddisfatti i familiari della vittima, il pediatra Roberto Girardi e i suoi due figli, tutti presenti in aula nel delicato momento della lettura del dispositivo. «Non ci interessava l’entità della pena – ha commentato il medico –  ma che fosse riconosciuta la colpevolezza dell’imputato. E’ per questo che abbiamo sempre collaborato con i magistrati. Il denaro non è fondamentale»

Alla fine il tribunale di Ascoli Piceno ha stabilito una risarcimento di 150 mila euro al marito e 400 mila ai figli (200 mila a persona).

di Roberto Mattei

12 maggio 2013

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