Omicidio Goffo, slitta a domani la sentenza. Chiesti trent’anni per Alvaro Binni

Omicidio Goffo, slitta a domani la sentenza. Chiesti trent’anni per Alvaro Binni

ascoli-omicidio-goffo-binni-pRischia fino a 30 anni di carcere per omicidio volontario, aggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima. A tanto ammonta la pena richiesta dal pubblico ministero, Carmine Pirozzoli, a carico di Alvaro Binni, il tecnico informatico della Polizia di Stato unico accusato dell’omicidio di Rossella Goffo. La donna, 47 anni, originaria di Adria (Rovigo) e funzionaria della Prefettura di Ancona, scomparve tre anni fa, in circostanze misteriose, senza lasciar traccia. I suoi resti vennero ritrovati il 6 gennaio 2011 a Colle San Marco, una località montana a metà strada tra Ascoli Piceno e San Giacomo di Valle Castellana (TE), meta di gite fuori porta per gran parte degli ascolani e tristemente famosa per l’uxoricidio di Melania Rea.

Proprio per il luogo di ritrovamento del cadavere e alcune analogie con il caso della ventinovenne di Somma Vesuviana – la Goffo fu rinvenuta mutilata delle mani e di una gamba, mentre Melania presentava il corpo martoriato da 35 coltellate e una svastica incisa sulla schiena – si ipotizzò in un primo momento alla presenza nella zona di un serial-killer o di una setta satanica. Tuttavia, Rossella aveva avuto per alcuni anni una relazione con il Binni, per il quale aveva perso completamente la testa. Questa sua infatuazione per il poliziotto ascolano la portava infatti a presentarsi sempre più frequentemente sotto casa di lui, al lavoro, dinanzi al plesso scolastico dei figli (entrambi gli amanti erano sposati, con prole) diventando per l’uomo una vera e propria ossessione. La donna era arrivata al punto di inventarsi una finta gravidanza per tenerselo stretto.

Ad indirizzare gli inquirenti verso Alvaro Binni, sarebbe stata proprio la storia avuta con la quarantasettenne rodigina. Così, dopo averla cercata per circa sei mesi dal nord al sud dell’Italia, gli investigatori avrebbero concentrato la loro attenzione sul movimentato rapporto tra i due amanti; pare infatti che la Goffo avesse segnalato l’uomo alle forze dell’ordine per un’aggressione subita in casa sua e che il Binni, a sua volta,  avesse denunciato la compagna per stalking, a seguito di alcuni  sms inviati alla moglie. Nel corso delle indagini sarebbe emerso che il 4 maggio 2010 il cellulare del poliziotto ascolano si trovava in una zona intermedia tra Colle San Marco e Ascoli Piceno, mentre il giorno successivo le celle telefoniche collocavano il presunto assassino proprio nel luogo di sepoltura della donna.

Questo sarebbe bastato al Gip, Carlo Calvaresi, su richiesta della Procura di Ascoli Piceno, a far scattare le manette nei confronti del tecnico informatico della Polizia di Stato, in quanto sospettato di essere l’autore del delitto. La penultima udienza del processo a carico dell’uomo, che si svolge con il rito abbreviato presso il Tribunale di Ascoli Piceno, si è tenuta ieri dinanzi al Gup Rita De Angelis e si è protratta fino a questo pomeriggio. Proprio oggi la difesa avrebbe ribadito la presenza nella vicenda di «innumerevoli punti oscuri, mai chiariti», dichiarazione sufficiente per rinviare la sentenza a sabato 11 maggio.

In relazione ai fatti che lo vedono imputato per omicidio volontario, Alvaro Binni si è sempre proclamato innocente.

di Roberto Mattei

10 maggio 2013

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