Ultras e violenza, supporters ascolani campioni mondiali di maturità sportiva

Ultras e violenza, supporters ascolani campioni mondiali di maturità sportiva

Dopo i fatti delle undici croci sepolcrali fatte trovare sul campo di allenamento della squadra marchigiana, gli Ultras 1898 hanno incontrato “i senatori” del club  bianconero, evidenziando la completa estraneità ai fatti del “Città di Ascoli” e ribadendo la loro solidarietà alla maglia

croci-ascoliNel mondo del calcio non ci sono che due modi per farsi notare: grazie a una particolare ingegnosità o per merito di una imbecillità estrema, fuori dalla norma. La prima caratteristica è facilmente riscontrabile nei giocatori, la seconda è più comune nei tifosi.

In occasione di ogni evento sportivo assistiamo infatti a calciatori che corrono, saltano a mezz’aria, anticipano e dribblano, trasformando il campo da gioco in un vero e proprio palco, dove ciascuno di loro da vita a perfomance incredibili e suggestive. Mentre  fantasia e creatività prendono forma sul campo, sugli spalti i supporters inneggiano alla violenza, urlano cori discriminatori e razzisti, lanciano petardi sui giocatori o sulla tifoseria avversaria, il più delle volte senza che ne esistano motivazioni plausibili. Poi, terminato il match, quando gli animi delle “curve” dovrebbero calmarsi, il mancato raggiungimento del risultato atteso trasforma la rabbia in rissa e le tifoserie si affrontano a viso aperto fuori dallo stadio con calci, pugni, spranghe e coltelli, danneggiando tutto ciò che trovano lungo il loro percorso.

A volte, il tasso di stupidità è molto più riflessivo e creativo, tanto da trascinare i tifosi in un gioco perverso, dove all’aggressività prevale la protesta e in cui pazzia e genialità si fondono in un unico connubio fino a diventare qualcosa di molto simile all’arte.  Atteggiamenti solo apparentemente “artistici” e goliardici ma che nascondono in realtà comportamenti di cattivo gusto, dannosi e improduttivi e per questo di pessimo esempio soprattutto per i giovani. E’ il caso della “originale” protesta di alcuni sconosciuti tifosi bianconeri che, per dar risalto alla spiacevole situazione dell’Ascoli Calcio – quartultima nella classifica di serie B con 40 punti e per questo a rischio retrocessione in Lega Pro – hanno piantato ben 11 croci tombali sul campo d’allenamento della prima squadra, presso il centro sportivo “Città di Ascoli” di Marino del Tronto.

Il campo sportivo si è così trasformato in campo santo, ma al posto delle classiche corone funebri con frasi di cordoglio e ricordo in omaggio dei defunti, i buontemponi hanno  deposto uno striscione per nulla rassicurante, con su scritto: «E’ finita la pazienza. O salvezza o violenza». Seppur di macabro gusto la burla delle croci ci poteva anche stare, ma l’esibizione di frasi provocatorie e minacciose in uno scenario del genere, può rappresentare un pericolo grave e irreparabile per l’incolumità dei giocatori nel caso la situazione in classifica dovesse peggiorare.

Nel frattempo, per allentare la tensione creatasi intorno alla squadra dopo l’ultima sconfitta a Brescia e ribadire il loro totale impegno e attaccamento alla maglia, i calciatori di spicco della società bianconera: Di Donato, Soncin, Scalise, Peccarisi, Faisca e il direttore sportivo De Matteis, hanno incontrato una delegazione degli “Ultras 1898”. I sostenitori del “Picchio”, hanno evidenziato la loro estraneità ai fatti del “Città di Ascoli”, ribadendo il loro sostegno alla squadra, a patto che i giocatori diano in campo il massimo dell’impegno: a scendere sul prato del Del Duca non dovranno essere i calciatori migliori ma quelli che avranno più fame di vittoria.

Un plauso ai supporters bianconeri per il loro comportamento esemplare, segno di maturità sportiva e attaccamento ai colori sociali: i giocatori e gli allenatori passano, la maglia resta.

di Roberto Mattei

9 maggio 2013

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