Omicidio Colacioppo, caso riaperto: nuovamente a processo Angela Biriukova

Omicidio Colacioppo, caso riaperto: nuovamente a processo Angela Biriukova

Il caso dell’avvocato Colacioppo, ucciso brutalmente nel febbraio del 1999, potrebbe avere nuovi risvolti. La Cassazione, su richiesta dell’avvocato della donna accusata di essere la mandante dell’omicidio ha annullato la sentenza d’appello dell’Aquila. La corte d’Appello di Campobasso dovrà ora decidere sulla richiesta di revisione del processo per Angela Biriukova.

tgukAscoli Piceno- Nuovi scenari si stanno aprendo sulla vicenda Colacioppo, omicidio che scosse l’intera città di Ascoli Piceno e rimbalzò rapidamente su tutte le cronache nazionali del tempo. Era il primo febbraio 1999 quando il noto avvocato Antonio Colacioppo, conosciuto in città anche per i suoi impegni nella politica e nel sociale,venne ritrovato ucciso nello suo studio con 17 coltellate.

Si scoprì che il delitto venne materialmente commesso da Valeri Luchin, ex amante di Angela Biriukova, e da un suo complice, Iurie Cegolea, entrambi condannati a 30 anni di reclusione. La donna, all’epoca dei fatti moglie dell’avvocato, è stata indicata invece come la mandante del brutale delitto, architettato con minuzia di particolari per impossessarsi dell’eredità del facoltoso uomo e tornare a vivere con l’ex amante.

Il 4 giugno del 2001 i tre vennero assolti in quanto per i giudici non sussistevano prove certe della loro responsabilità. Il 7 marzo del 2003 però, la Corte d’Assise di Ancona ribaltava la sentenza condannando Angela Biriukova e i due complici a 30 anni di reclusione. Ad incastrare questi ultimi, furono dei mozziconi di sigaretta con il loro dna, rinvenuti sotto lo studio dell’avvocato. I due moldavi, fino ad allora, avevano sempre negato di conoscere l’edificio dov’era stato commesso il misfatto.

Ad oggi, Angela Biriukova e Valeri Luchin, stanno scontando i 30 anni di reclusione mentre Iurie Cegolea è riuscito a far perdere le sue tracce ed è latitante. L’avvocato della donna Franco Libori ha dichiarato di avere in mano nuove prove così da poter dimostrare l’innocenza della sua assistita, prove che, a suo dire, dovrebbero trovarsi in alcuni reperti legati alle condizioni meteorologiche di quel periodo (c’era la neve ndr) e nei tempi di percorrenza tra il luogo dell’omicidio e la fermata del bus con cui i due assassini si sarebbero poi allontanati.

Considerate le interpretazioni dall’avvocato Libori, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in data 23 aprile, annullando la sentenza d’appello dell’Aquila ed ora tutto dipenderà dalla decisione della Corte d’Appello di Campobasso. Quattordici anni dopo la vicenda potrebbe sorprendentemente riaprirsi.

di Davide Nazzari

8 maggio 2013

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