Tobin tax: aggiornato l’elenco dei paesi aperti al dialogo

Tobin tax: aggiornato l’elenco dei paesi aperti al dialogo

L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato la lista degli Stati e dei territori con cui l’Italia non ha accordi per lo scambio di informazioni o per l’assistenza al recupero crediti ovvero per l’individuazione dei soggetti tenuti all’imposta sulle transazioni finanziarie, meglio conosciuta come “Tobin tax” (articolo 1, comma 491, legge 228/2012). L’aggiornamento dell’elenco, determinato dalla stipula di nuovi accordi internazionali, ha comportato la diminuzione delle nazioni non aperte al dialogo, determinando, di riflesso, l’allungamento della lista dei paesi con cui sono in vigore intese di interscambio. La lista, ovviamente, non è definitiva, ma può essere oggetto di modifica da parte dell’Agenzia delle Entrate in caso di successiva entrata in vigore o cessazione di accordi conclusi con il nostro paese.

L’elenco aggiornato è contenuto all’interno del provvedimento del 30 maggio 2016 dell’Agenzia delle Entrate, che prevede trentasei presenze, cinque in più rispetto alla lista precedente riportata nel provvedimento del 1° marzo 2013, come integrato dal successivo del 29 marzo. I paesi di nuova introduzione (ufficialmente in lista dal 1° gennaio 2016) sono: Liechtenstein, Corea del Sud, Russia, Mauritius e San Marino.
L’individuazione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, degli Stati non aperti al dialogo è prevista dall’articolo 19, comma 4, del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 21 febbraio 2013, come modificato dal successivo del 18 marzo dello stesso anno.

Nello specifico, l’ingresso in lista da parte del Liechtenstein è determinato dall’entrata in vigore del protocollo di modifica dell’accordo tra la Comunità europea e il Principato, il quale stabilisce misure equivalenti a quelle che sono state definite nella direttiva 2003/48/Ce in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti; con riferimento agli altri quattro Paesi introdotti in lista, invece, l’aggiunta è dipesa dall’avvenuto stipula delle Convenzioni contro le doppie imposizioni e per prevenire frodi fiscali, firmate con l’Italia.

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