Istat: cala la pressione fiscale, ma è ancora altissima

Istat: cala la pressione fiscale, ma è ancora altissima

La pressione fiscale del nostro paese scende di 0,1 punti percentuali nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno passato, attestandosi al 43,2 per cento. A rilevarlo è l’Istat, che ha registrato per i complessivi primi sei mesi un valore pari al 41,1 per cento, lo stesso relativo anche alla prima parte dello scorso anno.

Il rapporto deficit/Pil nel secondo trimestre dell’anno in corso è risultato pari allo 0,9 per cento, inferiore di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel complesso, per i primi sei mesi del 2015 l’indebitamento netto è pari al 3,2 per cento del Prodotto interno lordo, anche in questo caso in calo (dal 3,5 per cento).

La spesa per interessi passivi sul debito pubblico nel secondo trimestre è diminuita, portandosi al 3,5 per cento su base annua, pari a 746 milioni di euro. L’Istat, considerando tutto il primo semestre, registra un calo ancora più forte: -8,1 per cento. In diminuzione anche gli esborsi per i redditi da lavoro dipendente (-1 per cento il trimestre, -0,8 per cento il semestre). Complessivamente, nel secondo trimestre le uscite totali hanno fatto segnare un incremento dello 0,3 per cento in termini tendenziali, spinte dai consumi intermedi e dalle prestazioni sociali in denaro.

Aumenta, inoltre, il potere di acquisto delle famiglie, che nel secondo trimestre del 2015 mostra un segno positivo pari allo 0,2 per cento sul trimestre precedente e all’1,1 per cento su base annua. L’Istituto nazionale di statistica ha altresì registrato un aumento del reddito in valori correnti dello 0,5 per cento a livello congiunturale, che si trasforma in un +1,3 per cento nel confronto annuo.

In crescita, infine, nel secondo trimestre dell’anno in corso, la spesa delle famiglie per consumi finali, in valori correnti, aumentata dello 0,7 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,8 per cento su base annua. Da segnalare, allo stesso tempo, un calo congiunturale di 0,2 punti percentuali nella propensione al risparmio (all’8,7 per cento) che, però, risulta in aumento su base tendenziale (+0,5 punti percentuali).

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