Usura in concreto, approfondimento sulle condizioni di difficoltà economica o finanziaria

Usura in concreto, approfondimento sulle condizioni di difficoltà economica o finanziaria

CASSAZIONE: SENTENZA SU STUPRO SARA' SEPPELLITA.  GIUDICI DI CAGLIARI HANNO SPAZIO PER RIMEDIARE A NOSTRO ERROREL’articolo 644 c.p., commi 1 e 3, disciplina l’istituto giuridico della c.d. usura in concreto, considerando usurari “gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultino comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria”.

Sul tema è intervenuta la seconda sezione della Corte di Cassazione, con sentenza emessa il 25 marzo 2014, la quale, nel pronunciarsi riguardo ad una questione relativa ad una ipotizzata truffa contrattuale commessa, mediante una complessa negoziazione finanziaria, da soggetti occupanti posizioni apicali in un istituto di credito ai danni della banca stessa attraverso induzione in errore degli organi interni, ha espresso importanti principi di diritto a riguardo.

In particolare, ai fini dell’integrazione dell’elemento materiale dell’usura in concreto è necessario che il soggetto passivo si trovi in condizioni di difficoltà economica o finanziaria e che gli interessi (pur inferiori al tasso-soglia usurario previsto dalla legge) ed i vantaggi e i compensi pattuiti risultino, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione.

La “condizione di difficoltà economica” del soggetto passivo consiste in una carenza, anche solo momentanea, di liquidità, a fronte di una condizione patrimoniale di base nel complesso sana; la “condizione di difficoltà finanziaria” concerne, invece, più in generale il complesso delle attività patrimoniali del soggetto passivo, ed è realizzata in caso di complessiva carenza di risorse e di beni.

Le due condizioni appena enucleate, pertanto, differiscono dallo “stato di bisogno”, posto che le prime consistono in una situazione tale per cui il soggetto passivo risulti privo di una piena libertà contrattuale, ma in astratto reversibile e comunque meno grave rispetto al secondo, consistente, al contrario, in uno stato di necessità tendenzialmente irreversibile, non tale da annientare ogni potere decisionale, ma pregiudicante in assoluto la libertà contrattuale del soggetto, che sarebbe pertanto indotto a ricorrere al credito a condizioni sfavorevoli.

Le condizioni di difficoltà economica o finanziaria del soggetto passivo devono essere valutate in senso oggettivo, ossia valorizzando parametri desunti dal mercato, e non attraverso un’analisi di tipo soggettivo, ovvero basata su elementi personali della vittima, tra l’altro di difficile accertamento.

Il dolo generico, ovviamente, in aggiunta alla coscienza e volontà di concludere un contratto sinallagmatico con interessi, vantaggi o compensi usurari e la sproporzione degli interessi, vantaggi o compensi pattuiti rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, comprende anche la consapevolezza che il soggetto passivo versi in condizione di difficoltà economica o finanziaria.

Giuseppe Ferrara
24 settembre 2014

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