Approfondimento sulla normativa FATCA

Approfondimento sulla normativa FATCA

fatca_0Con legge del Senato Usa del 18 marzo 2010, è stata introdotta la c.d. normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliace Act), finalizzata a contrastare l’evasione delle imposte Usa.
Tale accordo impone a tutte le istituzioni finanziarie straniere di verificare se tra i propri clienti vi siano contribuenti americani e, in caso di esito positivo, di attivare uno scambio informativo con l’IRS (l’Internal Revenue Service, che fa parte del Dipartimento del Tesoro americano) in merito a detti soggetti, considerati potenziali evasori statunitensi.
Nei casi in cui tale obbligo informativo non venga adempiuto, vuoi perché le istituzioni finanziarie non abbiano provveduto alla sottoscrizione dell’accordo con l’IRS (c.d. “non-partecipating foreign financial institutions”), vuoi perché i soggetti destinatari dei pagamenti non abbiano autorizzato lo scambio informativo, i pagamenti effettuati da soggetti statunitensi saranno soggetti ad una generale ritenuta FATCA del 30%.

La richiamata normativa statunitense, se da un lato è in linea con l’obiettivo condiviso (da parte anche dell’Italia) di dotarsi di strumenti sempre più efficaci in chiave antievasione internazionale, avrebbe comportato dall’altro lato – in caso di applicazione unilaterale da parte degli Stati Uniti delle disposizioni interne sul FATCA – rilevanti problemi di ordine giuridico ed operativo a carico delle istituzioni finanziarie italiane, che avrebbero dovuto firmare singolarmente accordi di diritto privato direttamente con l’IRS.

Per tale motivo, è stato firmato, in data 10 gennaio 2014, un accordo intergovernativo tra Italia e Stati Uniti (il c.d. “IGA”) (di cui manca la legge di ratifica, che deve ancora iniziare il suo iter in Parlamento), che recherà, tra gli altri, i seguenti benefici per le istituzioni finanziarie italiane:

  1. l’esenzione alla ritenuta del 30% sui pagamenti di fonte statunitense percepiti dalle istituzioni finanziarie localizzate in Italia;
  2. la rimozione dei principali ostacoli giuridici all’assolvimento degli obblighi previsti dal FATCA.

Come precisato dall’IGA e dal relativo disegno di legge di ratifica, con riferimento al mancato rispetto contenute nell’IGA, viene operata una distinzione tra ipotesi di errori minori e amministrativi e ipotesi di perdurante grave non conformità agli obblighi previsti dall’IGA:

  • in caso di comunicazione di informazioni non corrette o incomplete o di altre violazioni di disposizioni dell’Accordo generate da errori lievi e da errori amministrativi commessi da una istituzione finanziaria dell’altro Paese, è prevista che ognuna delle amministrazioni finanziarie notifichi la circostanza all’autorità competente dell’altro Stato e che quest’ultima applichi la sua legge domestica (incluse le sanzioni ivi previste, che, secondo la dottrina, dovrebbero coincidere con quelle connesse agli obblighi in materia di scambi informativi tra Agenzia delle Entrate e intermediari finanziari) per ottenere le informazioni corrette e/o complete o per rimediare alle violazioni;
  • in caso di grave non conformità è previsto, come per le ipotesi di errori minori, che l’autorità che riceve la comunicazione informi l’autorità competente dello Stato in cui è situata l’istituzione finanziaria che effettua la comunicazione, affinché quest’ultimo Stato applichi il proprio diritto interno per rimuovere tale situazione di non conformità. A differenza dei casi in cui siano riscontrati errori amministrativi o di lieve entità, però, qualora la grave non conformità di un intermediario italiano perduri per 18 mesi, gli Stati Uniti tratteranno tale intermediario quale “istituzione finanziaria non partecipante”, e si applicherà ad esso la ritenuta statunitense pari al 30% dell’importo corrisposto.

Giuseppe Ferrara
9 settembre 2014

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