Responsabilità penale anche per il rappresentante fiscale di società estera

Responsabilità penale anche per il rappresentante fiscale di società estera

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Con la sentenza emanata in data 11/11/2013, la Corte di Appello di Torino ha riformato parzialmente la sentenza del Tribunale di Casale Monferrato, che aveva previsto una condanna per mancato versamento dell’IVA relativa all’anno 2005 da parte di una società estera, rato di cui all’articolo 10-ter, D.Lgs. n. 74 del 2000.
L‘articolo 17 del d.P.R. n. 633/1972 stabilisce che il rappresentante fiscale sostituisce la società estera in tutti gli adempimenti relativi ed è solidalmente responsabile. Tale responsabilità comprende anche quella penale e risulta irrilevante il fatto che il rappresentante fiscale non svolga alcuna attività nella società né sia ingerito nella gestione della stessa, dal momento che l’assunzione di responsabilità deriva direttamente dall’accettazione della nomina.

Nel ricorso per cassazione, l’imputato ha affermato che la tesi della Corte territoriale, secondo cui la responsabilità del rappresentante fiscale in Italia di una società estera inglobi anche quella penale, sia priva di fondamento, poiché il rappresentante fiscale può rispondere penalmente solamente qualora sia provato un suo concorso nel reato commesso dall’amministrazione della società, che continua a mantenere il potere decisionale in materia gestionale, finanziaria e fiscale. Peraltro, in base a quanto sostenuto nel motivo del ricorso, l’articolo 17 del d.P.R. n. 633/1972 si riferisce al rappresentante fiscale, che è un soggetto diverso rispetto al sostituto fiscale. Al contrario di quanto ritenuto dalla Corte territoriale, non può essere attribuita responsabilità penale al rappresentante fiscale che non sia stato posto dalla governance della società estera nella situazione di fatto di poter effettuare il versamento IVA dovuto.

La Suprema Corte, sulla base di un precedente orientamento giurisprudenziale, ha però rigettato il ricorso di cui prima, confermando la sentenza del giudizio di appello. Il principio di diritto che si ricava dalla sentenza è il seguente: la sanzione penale si applica nei confronti di “chiunque” non provvede al versamento dell’IVA, pur essendovi tenuto; obbligo, quest’ultimo, che, secondo quanto disposto dall’art.17 del d.P.R. 633/1972, incombe anche sul rappresentante fiscale, il quale è tenuto ad assolvere a tutti gli adempimenti previsti dalla normativa fiscale in materia di IVA e, nello specifico, al versamento dell’imposta. E’ pertanto pacifico che “il reato sia configurabile anche nei confronti del rappresentante fiscale per l’Italia di società estere, in quanto questi rappresenta l’unico interlocutore, sia pure in solido, per le obbligazioni fiscali e doganali“.

Giuseppe Ferrara
6 agosto 2014

 

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