Nuova aliquota sulle rendite finanziarie, si passa dal 20 al 26%

Nuova aliquota sulle rendite finanziarie, si passa dal 20 al 26%

BANCHE ROTTAMANO SPORTELLI, VERSO TAGLIO PER 1.500Comincia oggi, primo luglio, l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26%. La manovra, voluta dal governo di Matteo Renzi, serve a compensare l’esborso portato dal decreto Irpef per il bonus di 80 euro che da maggio è previsto nelle buste paga dei lavoratori dipendenti che dichiarano meno di 26 mila euro. Questo è il secondo rincaro in meno di due anni (già con il governo Monti l’aliquota era salita passando dal 12,5% al 20%) ed allinea l’Italia con l’Europa riguardo la tassazione del risparmio gestito. L’aumento non riguarda i risparmiatori che hanno investito in titoli pubblici – italiani o stranieri – che rimangono al 12,5%.

La nuova formula al 26% si applica per i redditi da capitale come dividendi, cedole e interessi di conti correnti, depositi bancari e postali. La misura è automatica, e comprende i redditi derivanti da obbligazioni, titoli e cambiali finanziarie, maturati a partire dal 1 luglio 2014, indipendentemente dalla data di emissione dei titoli.

Anche per il risparmio gestito (cioè per quanto concerne i fondi comuni o le gestioni patrimoniali) il passaggio è automatico e sarà il gestore a calcolare quanta parte dei guadagni è maturata con la vecchia aliquota e quanta dopo il rincaro.

Fino al 30 settembre c’è la possibilità di ‘affrancare’ i “capital gain” maturati sugli strumenti finanziari mantenuti su un certo conto titoli alla data del 30 giugno (non se inseriti nei casi di risparmio gestito) in questo caso il contribuente può scegliere di assicurarsi la tassazione al 20% pagando, senza vendere i titoli, un’imposta sostitutiva sulla plusvalenza “latente” ai valori di borsa del 30 giugno, con l’effetto di versare il 26% solo per i guadagni realizzati dopo quella data. Eventuali minusvalenze non ancora utilizzate sul proprio dossier titoli possono essere ‘spese’ per ridurre il valore della plusvalenza latente da tassare al 20%, eventualmente richiedendo questa informazione alla propria banca. Per ‘affrancare’ il “capital gain” al 30 giugno occorrono tuttavia le risorse per versare le imposte al 20% sulle plusvalenze ‘latenti’.

Indicativamente l’affrancamento conviene se il dossier titoli è prevalentemente in guadagno e se ci si attendono ulteriori aumenti del valore dei titoli in futuro. Con le ultime modifiche al livello di tassazione, i risparmiatori italiani si inseriscono a pieno diritto tra i più tartassati al mondo. Un esempio numerico chiarisce come il prelievo effettivo sia ben oltre la nuova aliquota “ufficiale” del 26 per cento: se investissimo 10 mila euro, ottenendo un rendimento del 3% in un anno (300 euro) bisognerebbe sottrarre a tale guadagno il 26%, ben 78 euro. C’è poi l’imposta di bollo dello 0,2 per mille – che si applica sull’intero capitale investito – altri 20 euro considerando l’esempio fatto. Alla fine l’erario incasserà 98 euro, il 32,6% dei miei guadagni.

Davide Lazzini
1 luglio 2014

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