Emergenza COVID-19: le misure fiscali

Emergenza COVID-19: le misure fiscali

Il Decreto “Cura Italia” introduce d’urgenza numerose disposizioni, in vari settori. Tra le misure di sostegno all’economia anche “una parte fiscale molto importante di sospensione di pagamenti, pagamento di ritenute e contributi”, come precisato dalla vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.
Ma cosa prevede in concreto il Decreto? In attesa del “Cura Italia bis”, maxi manovra da 25 miliardi che dovrebbe essere approvata nei prossimi giorni, analizziamo le misure fiscali in vigore dal 17 marzo.

Come indicato dall’articolo 62, sono sospesi gli adempimenti tributari diversi dai versamenti, dalle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020. Gli adempimenti congelati sono da effettuarsi entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni e interessi.
Analoga sospensione concerne determinati versamenti da autoliquidazione degli esercenti attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro. Gli obblighi fiscali da ultimo menzionati sono da adempiere in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020, o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere da maggio 2020. Non saranno applicate sanzioni e interessi. Restano invece validi i termini ordinari relativi alla dichiarazione dei redditi precompilata 2020.
Le disposizioni del decreto del MEF del 24 febbraio 2020 per i soggetti residenti o aventi sede operativa nei comuni della zona rossa sono ancora in vigore: rimangono dunque sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli atti di accertamento scaduti o in scadenza nel periodo compreso tra il 21 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020.
L’ultimo comma dell’articolo 62, infine, stabilisce che non sono assoggettati alle ritenute d’acconto i soggetti di ridotte dimensioni (ovvero con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro). Tale agevolazione è applicabile a condizione che nel mese precedente non siano state sostenute spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato. I contribuenti che intendono avvalersi di tale opzione sono tenuti a rilasciare un’apposita dichiarazione da cui deve risultare che i ricavi e compensi non sono soggetti a ritenuta. Essi, poi, devono provvedere a versare l’ammontare delle ritenute d’acconto non operate in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020, o tramite 5 rate mensili a decorrere da maggio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi.

L’art. 63 introduce un bonus di 100 euro (che non concorre alla formazione della base imponibile IRPEF) a favore dei lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 40.000 euro che, durante il mese di marzo, continuino a lavorare in sede. Il premio è erogato dal datore di lavoro (che poi recupera la somma erogata attraverso l’istituto della compensazione), se possibile, con la retribuzione relativa al mese di aprile o, comunque, entro i termini previsti per le operazioni di conguaglio.

Previsto, da ultimo, un credito d’imposta pari al 50% (fino a un massimo di 20.000 euro) delle spese sostenute per le procedure di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro (articolo 64). Tale norma è finalizzata a incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, quale misura di contenimento del contagio del virus COVID-19. Il comma 2 dell’articolo menzionato affida a un decreto ministeriale, da adottare entro il 16 aprile 2020, il compito di stabilire i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta.

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