Özpetek dirige la serie su Armani: quando a raccontare un mito è chi lo ha conosciuto davvero
Giorgio Armani avrà presto una serie tv internazionale dedicata alla sua vita e alla sua carriera, e a dirigerla sarà Ferzan Özpetek. La notizia arriva a meno di un anno dalla morte dello stilista, scomparso il 4 settembre 2025, e si inserisce in un momento in cui la sua figura sembra essere diventata terreno conteso tra cinema e televisione: solo qualche settimana fa era stato annunciato anche un film, diretto da Bille August, dedicato alla stessa storia.
Il progetto, ancora senza titolo, sarà prodotto da Lux Vide, la società del gruppo Fremantle dietro serie come Doc -Nelle tue mani e Sandokan, insieme a Faros Film, e nasce con un respiro dichiaratamente internazionale. Özpetek ne sta scrivendo la sceneggiatura insieme a Francesco Arlanch, storico head writer di Lux Vide, già firma de I Medici e Hotel Costiera.
Sulla carta è un progetto come tanti altri: uno stilista diventato icona globale, una casa di produzione solida, un regista di peso. A renderlo diverso, però, è un dettaglio che non è scontato trovare in un biopic: chi lo dirige, lo stilista lo aveva conosciuto per davvero, per quasi trent’anni.
Un’amicizia nata nel 1997
Bisogna tornare a quell’anno per capire da dove nasce questo legame. Özpetek è alle prese con l’uscita del suo primo film, Il bagno turco, e nessun festival sembra volerlo; mesi senza lavoro, porte chiuse una dopo l’altra. Poi la notizia che cambia tutto. Cannes lo accetta, accompagnata da un problema tanto banale quanto reale: non ha uno smoking, e non può permettersi di comprarne uno. È qui che si inserisce Armani, quasi per caso; una costumista fa arrivare la notizia fino a lui, e il giorno dopo il regista riceve un invito nella sua boutique per essere vestito su misura. Da quel gesto, semplice ma non scontato, nasce un rapporto che andrà avanti per il resto della vita dello stilista, con Armani che sceglierà sempre lui per le occasioni pubbliche del regista.
Nel tempo l’abito diventa un pretesto; Özpetek e Armani si frequentano in eventi ufficiali, ma anche fuori da quei contesti, in conversazioni più private dove a tornare spesso è il cinema, passione autentica dello stilista, insieme a discorsi su arte, costumi, architettura, e più in generale su quello che Özpetek stesso ha definito, in più occasioni, un modo condiviso di guardare alla vita. Da quelle chiacchierate, racconta il regista, emergeva un Armani più complesso di come veniva percepito da fuori, capace di essere insieme visionario e concretissimo, un uomo che sognava in grande ma non perdeva mai il controllo dei dettagli.
Non stupisce, allora, che l’idea di raccontare questa storia non nasca oggi. Se ne era parlato già anni fa, quando i due erano ancora entrambi vivi, pensando più a un documentario che a una serie. Il progetto era rimasto nel cassetto: toccare una figura così ingombrante, ammetteva lo stesso Özpetek, sembrava allora un’impresa quasi impossibile da portare a termine con onestà.
Una produzione che entra dove nessun altro può entrare
Quell’impresa oggi diventa concreta, e lo fa con un vantaggio raro per questo tipo di produzioni: la maison Armani ha dato il proprio benestare, aprendo gli archivi storici e mettendo a disposizione capi originali e le location simbolo del marchio. Significa poter raccontare la storia con gli oggetti veri, non ricostruzioni approssimative, non costumi da magazzino di scena, ma i pezzi che quella storia l’hanno effettivamente scritta.
Manca ancora, per ora, il tassello più atteso: il nome dell’attore che vestirà i panni di Armani. Il candidato più chiacchierato è Raoul Bova, che lo stilista seguiva personalmente da anni e che lo aveva già interpretato in un piccolo ruolo nella miniserie Made in Italy, ambientata negli anni Settanta e Ottanta. Il casting ufficiale, però, resta per ora riservato.
Quello che è già chiaro, invece, è il punto di vista da cui la storia verrà raccontata. Non quello distante di chi ricostruisce un’icona attraverso archivi e testimonianze di seconda mano, ma quello di chi quell’uomo lo ha visto scherzare, arrabbiarsi per un dettaglio fuori posto, offrire un vestito senza che nessuno glielo chiedesse. È da lì, più che dagli abiti firmati o dai red carpet, che la serie di Özpetek sembra voler partire.




