Close: un racconto adolescenziale che va oltre l’identità sessuale e di genere
Recensioni
20 Gennaio 2023

Close: un racconto adolescenziale che va oltre l’identità sessuale e di genere

Close pone la lente di ingrandimento sulla quotidianità di due adolescenti che si affacciano alla vita con spensieratezza, ma mai con superficialità, attraversando una delle fasi più complicate dell'esistenza umana.

di Veronica Cirigliano

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Close è il secondo lungometraggio di Lukas Dhont che ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al 75º Festival di Cannes ed è stato inserito nella lista dei possibili candidati al Premio Oscar per il miglior film internazionale del 2022. Il film ha inoltre vinto il National Board Review Award ai migliori film stranieri ed è stato candidato ai Golden Globe nella categoria al miglior film straniero.

“Non si tratta solo di un’esperienza queer, ma dell’esperienza dei giovani uomini, perché ai giovani uomini non viene dato lo spazio per esprimersi in quel modo. Il film offre al pubblico uno spazio per interpretare quell’esperienza come si vuole. Ma non si tratta della loro sessualità, bensì del modo in cui la loro intimità e la loro sensualità vengono considerate e di come siamo condizionati a guardarle. Di come vogliamo compartimentare tutti in scatole ed etichette e di come vogliamo mettere un timbro sull’amore, senza lasciare che questo esista nella sua vera forma libera.”

Queste sono state le parole del regista in merito al suo lungometraggio, che parla di innocenza e amicizia sfiorando delicatamente il tema della fluidità che si scontra con una concezione di “genere” atavica.

Il timore irrazionale di un mondo privo di contorni netti ci ha vincolato nell’obbedire a stereotipi che non hanno nulla a che vedere con l’essere e il sentirsi, con il bisogno di etichettarsi, privandoci per molto tempo della libertà di manifestare liberamente chi si vuole essere.

L’impatto del giudizio sociale

Close” è un termine che indica la vicinanza, alludendo a quel legame di prossimità fisica e mentale che si stabilisce tra i protagonisti della vicenda.

Si tratta di Leo e Rèmi, due tredicenni che condividono il periodo preadolescenziale alternando momenti di gioco a momenti di riflessione e interagendo con estrema complicità.

Una volta entrati nella scuola superiore, però, l’idillio dei due amici finisce perché i nuovi compagni inizino a sospettare che la loro non sia solo un’amicizia ma una relazione sentimentale.

Saranno proprio questi pregiudizi a causare una distanza tra Leo e Remì, catapultando Leo in situazione dal segno indelebile.

Dopo Girl, Lukas Dhont ritorna sul tema dell’identità sessuale e lo inserisce all’interno di un rapporto di profonda amicizia. In Girl la protagonista è Lara, una quindicenne nata nel corpo di un ragazzo, che sogna di diventare ballerina e fa di tutto per nasconde le sue forme maschili, anche infliggendosi delle torture giornaliere.

In questo film, invece, il grado di innocenza dei ragazzi è ancora elevato, è il momento in cui iniziano a porsi delle domande ma non hanno consapevolezze dei propri corpi e dei propri impulsi sessuali.

Il regista belga si dimostra anche questa volta sensibile e abile nel portare sullo schermo le sofferenza di chi vive una fase di profondo cambiamento personale.

Mentre in Girl una sensazione di inquietudine avviluppa lo spettatore sin dall’inizio, qui il climax d’angoscia si genera gradualmente, fino a compromettere per sempre la gioia di un legame che il contesto di una vita agreste aveva creato spontaneamente.

Dhont ci ricorda, perché forse ce n’è ancora bisogno, che i condizionamenti sociali possono diventare un ostacolo difficile da superare. 

Di fatto è la malizia ingenua (o non) dei compagni di classe ad enfatizzare l’evoluzione della loro amicizia, che gli altri, anche se coetanei e quindi meno radicati a paradigmi prestabiliti, finiscono con l’interpretare secondo antichi cliché.

La questione del genere e della sessualità secondo l’autore

Non si può non notare lo sguardo indagatore che, anche in questa seconda opera seconda, Dhont rivolge ai suoi protagonisti.

Uno è Leo, vivace e solare, sempre pronto ad aiutare l’azienda di famiglia che si occupa di fiori; l’altro è Rèmi, pacato e riflessivo, il quale si dedica allo studio del flauto. I rispettivi genitori si conoscono e vedono nella loro amicizia un rapporto di reciproco scambio e di crescita. 

Ma arrivano i primi commenti pungenti da parte dei ragazzi della scuola che colpiscono Leo come una pugnalata sul petto, perché alludono a qualcosa che lui non aveva mai nemmeno immaginato. Così inizia a distaccarsi dall’amico e a praticare animosamente all’hockey sul ghiaccio, come a voler sottolineare una virilità che altri sembrano mettere in discussione.

Close pone la lente di ingrandimento sulla quotidianità di due adolescenti che si affacciano alla vita con spensieratezza, ma mai con superficialità, attraversando una delle fasi più complicate dell’esistenza umana.

Una storia emozionante che parla di amicizia e intimità, ma anche di mascolinità e paura, che sa arrivare dritta al cuore del pubblico perché intrisa di candida realtà.

Ma soprattutto perché descrive con naturalezza un argomento molto delicato, come quello dell’intimità tra due amici, e questo è stato possibile grazie alla bravura dei due giovanissimi interpreti. In grado di sostenere i ruoli loro assegnati ma anche i primi piani che li ritraggono spesso durante tutto l’arco del film.

10/10