Il lato oscuro del potere: Galeotti riscrive la storia attraverso il crimine
Storia mondiale della criminalità di Mark Galeotti (Newton Compton, 352 pagine) parte da una domanda scomoda ma affascinante: e se il crimine non fosse mai stato un corpo estraneo alla storia, ma uno dei motori che l’hanno scritta? Galeotti, storico britannico specializzato in criminalità organizzata e intelligence (noto per i suoi studi sulla mafia russa e sul regime di Putin), qui allarga lo sguardo a una scala planetaria e pluri-secolare, intrecciando banditismo, pirateria, mafie, narcotraffico e criminalità dei colletti bianchi in un unico racconto.
L’idea di fondo, ribadita più volte nel libro, è che il crimine abbia raramente agito come fenomeno di pura devianza, separato dalle istituzioni: più spesso ha collaborato con il potere ufficiale, lo ha infiltrato, in alcuni casi lo ha addirittura sostituito. È una tesi che Galeotti sviluppa attraverso una carrellata di casi di studio molto eterogenei: dai banditi medievali europei ai Corleonesi in Sicilia, dai corsari caraibici a Lucky Luciano, dai ladri di bestiame del Far West ai cartelli colombiani e messicani, fino alle rivolte contadine che scossero la Cina Seicentesca e al ruolo della Yakuza nel Giappone del dopoguerra. Il capitolo finale, dedicato alle reti criminali della cleptocrazia putiniana, chiude il cerchio riportando il lettore al terreno di specializzazione più familiare dell’autore.
Il pregio evidente di questa impostazione è l’ampiezza: raramente un saggio divulgativo prova a tenere insieme criminalità premoderna e finanza criminale digitale, banditismo popolare e crimine di Stato, con l’ambizione di farne un’unica narrazione coerente sul rapporto tra illegalità, capitalismo e nascita degli stati-nazione. Per chi ama la storia raccontata attraverso figure “laterali” — corsari, contrabbandieri, truffatori — piuttosto che attraverso re e generali, è un approccio che promette di restituire complessità a periodi spesso irrigiditi nei manuali scolastici.
Il rischio, speculare al pregio, è quello tipico dei saggi “storia mondiale di X”: la tentazione di sacrificare il rigore documentario al ritmo aneddotico, saltando da un continente all’altro con transizioni che rischiano di essere più suggestive che analitiche. Un libro che promette di attraversare sei secoli e quattro continenti in 350 pagine deve necessariamente scegliere ampiezza a scapito di profondità su singoli casi — una scelta legittima per un pubblico generalista, meno per chi cerca un’analisi storiografica stringente su un singolo fenomeno.
Nel complesso, si tratta di un saggio pensato per un pubblico ampio più che per specialisti: la scrittura di Galeotti, già apprezzata per la sua capacità di rendere accessibili temi complessi come l’intelligence russa, lascia presagire un tono scorrevole e aneddotico, sorretto da una tesi di fondo solida e da una notevole quantità di casi di studio. Chi cerca un’introduzione godibile al modo in cui il crimine ha plasmato guerre, imperi e mercati troverà pane per i suoi denti; chi cerca una trattazione accademica approfondita dovrà forse integrare la lettura con testi più specialistici sui singoli argomenti trattati.



