Mennea oltre il mito. Convegno a Napoli

Mennea oltre il mito. Convegno a Napoli

“Mennea oltre il mito” è il tema del Convegno, organizzato dal Panathlon Napoli, svoltosi al Tennis Club in via Antonio Dohrn. All’incontro, che ha voluto ricordare il grande campione di Atletica leggera scomparso a Roma il 21 marzo del 2013, hanno partecipato la moglie Manuela, Alfredo Pagano, Franceso Schillerò, rispettivamente consigliere e presidente dell’associazione Panathlon Napoli, Giuseppe Vito,direttore del Dipartimento di Scienze Motorie dell’Università Parthenope, Luca Serra, presidente Tennis Club di Napoli, Nunzia Campolattano, dirigente scolastico Istituto “Nitti.” Alla Kermesse è intervenuta l’assesssore alle Politiche Giovani del Comune di Napoli, Alessandra Clemente e gli atleti e compagni della staffetta 4×100 metri, oro universiadi a Città del Messico 1979: Luciano Caravani, Giovanni Grazioli e Gianfranco Lazzer.

Toccante è stato il lungo racconto della moglie del corridore pugliese, sopranomminato la Freccia del Sud” Manuela, che si è soffermata soprattutto sull’aspetto umano e sociale del marito. Pietro – ha sottolineato la moglie – amava molto lo sport, quello vero, pulito, lontano da possibili tentazioni come il doping, tanto che la sua lotta fu aspra anche come parlamentare europeo.”

“Pietro – ha detto il compagno Grazioli – era un uomo di grandi valori. Da atleti abbiamo condiviso grandi avventure. Io amavo poco gli allenamenti e spesso cercavo di portarmelo com me in discoteca, ma lui pensava sempre ad allenarsi.”

“Far conoscere aspetti della vita di un grande campione come Mennea è importante soprattutto per i giovani. – ha precisato Francesco Schillerò, presidente del Panathlon Napoli.

Mennea è stato ricordato anche da Gianni Merlo, presidente AIPS- Gazzetta dello Sport, il quale ha seguito l’atleta pugliese dalla sua prima medaglia europea nella 4×100 azzurra a Helsinki fino all’ultimo atto sportivo.Pietro – ha precisato Merlo in una relazione fatta pervenire al Convegno – era un atleta completo e coscienzioso. Non lasciava nulla a caso. Per lui ogni sacrificio era un atto di fede e ha sempre avuto grande rispetto per il pubblico. In ogni gara dava sempre se stesso.”

E. G.

 

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