Al MAV- DI ERCOLANO GIACOMO MONTANARO IN “PARETE LAVICA” Dal 23 Marzo al 6 Aprile 2013

Nella rassegna saranno esposte dieci opere grafiche ed una istallazione che descrivono ampiamente il percorso artistico di  “PARETE LAVICA”, Giacomo Montanaro, a cura di Giovanni Cardone che dice: “I forti contrasti tra luce e le ombre, le profonde contraddizioni di chi lotta fra la voglia di andare e quella di rimanere, le schiaccianti contrapposizioni sociali, la vita e la morte,  questa  la dicotomica personalità di una città nascosta dietro una maschera bruciata dal sole che cosciente dei problemi in cui versa, riesce sempre a venire fuori con un espediente, prendendosi gioco delle regole e del potere, a volte svelandone le radicate problematiche e gli oscuri retroscena.

Sullo sfondo l’eterno incontro-scontro tra passato e futuro, fra tradizione e modernità, altrove risolto in maniera dialettica, ma che a Napoli sembra divenire luogo di opposizione fra nostalgiche oleografie di coloro che continuano a diffondere e difendere un’immagine idillica della città che riesce a rendere artistico anche il più diroccato anfratto e chi invece tenta la difficile impresa di condurre la ricerca come mezzo di comunicazione sociale, dando una contemporaneità al fenomeno arte, e nel contempo superando l’atteggiamento banalmente diacronico con cui spesso ci si ferma a guardare l’arte e la cultura napoletana, ci si trova di fronte ad uno smarrimento di un’identità estetica e iconografica che l’aveva invece caratterizzata nei secoli precedenti.  Oggi non si può più definire napoletano solamente tutto ciò che avviene a Napoli e che romanticamente la rappresenta. Anche perché l’arte non parla solo da un luogo ad altri luoghi, ma spesso diviene un discorso a più voci, anche con idiomi diversi. Ed è questa la contemporaneità. L’Arte può e deve far fronte alle necessità socio-politiche e alle questioni etiche con temi e linguaggi diversi. Pena la perdita di identità degli artisti stessi che renderebbe il proprio lavoro inefficace ed inutilmente omologato ad una globalità che tende ad appiattire qualsiasi forma di espressione e di comunicazione. Uno smarrimento necessario, quindi. Un distacco da quell’immagine patinata davanti alla quale è comodo incontrarsi, salvo poi risvegli in una realtà maleodorante, difficile, ignorante delle sue potenzialità, anzi non le coltiva, perché Napoli non è più la città dell’arte, dove l’artista ha bisogno di confronti continui.  Uno di questi è Giacomo Montanaro artista unico nel suo genere, dove la non “pittura” ma un arte nuova che si affaccia sul panorama napoletano che non riesce ad emergere in una città borghese e “antica” , e che non trova la una sua identità.  Diceva Jackson Pollock:  “La mia è una pittura diretta. Il metodo di questa pittura è la crescita naturale di un bisogno. Quello che mi preme è esprimere le mie sensazioni piuttosto che descriverle . La tecnica non è che un mezzo per arrivare a queste espressioni..” Da questa ambia descrizione si deduce che il Montanaro sia il perfezionamento dell’Action Painting ovvero: ( pittura d’azione, pittura gestuale), essa è una pittura libera, spontanea, nella quale tutto il corpo dell’artista viene coinvolto nella realizzazione dell’opera e quello che capita con il Montanaro il quale però lo fa con una tecnica diversa usando gli acidi dove l’esecuzione è affidata non solo alla gestualità del braccio, ma una vera è propria azione scenica, dove l’arte si unisce alla drammatizzazione del corpo dell’artista  il quale con spruzzi di acido, ecco in un attimo prendere forma, non sulla “tela”, ma sulla carta fotografica dove le forme che ne conseguono configurano immagine caotiche, che però danno vita all’immagine visiva di ciò che l’artista voleva esprimere attraverso la sua creatività, ma la magia diventa unica quando anche lo spettatore vede qualcosa di suo, essendo il suddetto entrato in osmosi con “l’ARTE NUOVA”.

All’occhio dello spettatore profano sembra un intreccio irrazionale ed informale, frutto di un lavoro mentale e gestuale unico al mondo, le motivazioni sono nascoste non solo nell’inconscio dell’artista, ma anche di chi guarda e quindi in quel momento che l’arte diventa espressione di un soggettivismo esasperato, grazie all’azione automatica dell’inconscio, dove la carta fotografica diventa il tramite fra materia e l’inconscio dell’artista, e quello che capita al Montanaro dopo aver eseguito una sua performance. Sembra strano eppure quando ti confronti con il Montanaro, vedi emergere dalla sua arte, i linguaggi di tutto il mondo che quella forma d’arte appartenga a tutti non solo a Napoli, e solo a lui congedi di fare tutto ciò che vuole, eppure Giacomo Montanaro è colui che essendo un visionario e un artista di continua sperimentazione,  a aperto una nuova porta  sull’immaginario mondo dell’arte contemporanea, che solo colui che avanti nel tempo, ha la possibilità di rimanere nella storia. Egli essendo figlio di questa terra così combattuta si nutre di essa continuamente e cerca di raccoglie il meglio delle emozioni , sentimenti, passioni, e li tramuta in  arte questa e la sua grandezza, di un’artista il quale a il dono  di aver inventato un nuovo modo di fare “ARTE”. Sembra strano ma Ercolano per un artista non è un punto di partenza ma un punto di arrivo, e questo lo dimostra il percorso visionario ideato dal Montanaro  in una sorta di “matrimonio” spirituale con gli Scavi e il Vesuvio tra l’unione tra acido e fuoco. In questo percorso geniale ideato dall’artista dove l’utilizzo degli acidi esalta il momento creativo, i corpi iniziali vengono mutati dal visionario pensiero dell’artista che su grandi pannelli di carta fotografica mette a nudo gli “ultimi giorni dell’umanità” . Guardando lavorare il Montanaro sembra ripercorrere il teorema michelangiolesco: “Se la scultura l’hai bene in mente essa è già li ad aspettarti dentro la massa. Resta a te liberarla dall’ingombrante inutile materia”, e quello che fa con gli acidi nella sua performance prima “mette” e poi “toglie” e vedi uscire forme e figure uniche che nascono dall’unione tra l’arte scultorea e pittorica. Alla fine di tutte queste considerazioni e possibile valutare l’evoluzione artistica, attraverso sviluppi stilistici e tecnici ed una maturazione dell’artista unica per gli esiti, di un percorso stimolante e nel contempo affascinante dove l’artista mette a nudo la sua genialità in questa mostra personale al Museo Archeologico Virtuale. In questa raccolta che è diversa dalle altre perché nasce da un progetto “Parte Lavica”, dove la suggestiva sintesi espositiva e i risultati del lavoro, cercheranno di dar vita a nuove sperimentazioni e nel contempo metteranno in essere tutta la genialità dell’artista. Osservando con attenzione gli ultimi lavori di Giacomo Montanaro, emerge il grande lavoro e studio fatto sui ruderi di Ercolano sui volti trasfigurati dall’usura del tempo o dal vulcano stesso, la figura umana come ruolo preminente ma non solo essa anche gli animali e i paesaggi fanno parte di questo nuovo lavoro compiuto mirabilmente dall’artista .Continua il suo lavoro con la carta fotografica dove tutto diventa una messa in scena, dove il linguaggio visivo rende migliore la qualità tecnica del concepimento creativo, dove l’arte si fonde divenendo qualcosa di “irreale”, attraverso il violento impatto grafico e cromatico, dove l’acido diventa l’arma del “dipingere”. Possiamo dire che sono pezzi unici ed importanti di grandissime dimensioni, che diventano tutt’uno con una abitazione surreale che rispecchia in pieno i canoni del percorso archeologico dove lo spazio e il tempo danno vita ad un intreccio visionario e creativo del nuovo corso pittorico di Giacomo Montanaro. Il nuovo impatto colpisce in pieno l’attenzione visiva delle persone le quali diventano  “Ercolanesi” del 79 a.c. per un giorno dove la trama narrativa sembra dar vita ad un dialogo muto, dove l’interlocutore vive il dramma interiore di coloro che tentarono di scappare ma  purtroppo morirono, grazie all’impianto iconografico ideato dal Montanaro.  In questo nuovo progetto ideato dall’artista, ci sembra interessante osservare la concezione spazio- tempo, perché tutto viene giocato sulle emozioni dello spettatore,  e nel contempo sull’evocazione mnemonica dove le “pennellate” del Montanaro, sembrano dar vita una scrittura automatica e dove il vortice della composizione degli acidi realizzasse quei graffi e quelle incisioni che scandiscono il movimento.  Giacomo Montanaro artista autentico egli manipola le figure come desidera e gli acidi fanno si che il sogno si realizzi, dando un immagine di eternità e una fusione enigmatica tra l’onirico e il simbolico. Con questo progetto l’artista mette in gioco se stesso, per lui e importante creare e ricercare  nuove sensazioni ed emozioni, e nel contempo cercando una nuova dimensione che caratterizzi la sua arte e il suo vuoto interiore che mette a nudo le fragilità umane ed esistenziali . Il tentativo del Montanaro vuole essere quello di unire presente e passato, attraverso un linguaggio, contemporaneo.

La mostra sarà inaugurata sabato 23 marzo alle 18.00 presso il Mav – Museo Archeologico Virtuale in collaborazione con l’Istituto d’Arte e Cultura Vesuviana,  la Galleria Il Ritrovo di Rob Shazar e con la partecipazione della Pro Loco di Torre del Greco.  Interverranno all’evento il Direttore del MAV- Dott. Ciro Cacciola, Dott.ssa Maria Vitiello Cultrice di Materia presso la Cattedra di Psicologia Generale presso l’Università Federico II di Napoli, Dott.ssa Graziella Falcetta Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Dott.ssa Rosanna Rivas Scrittrice, Poetessa, Giornalista, Associazione Arcobaleno della Vita , Dott. Francesco Piccolo Responsabile Nazionale dell’ Associazione Fare Italia, Sig. Antonio Pacilio Presidente della Pro Loco di Torre del Greco. La mostra si potrà visitare tutti giorni dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 17.30 Lunedì chiuso.

 

 

Giovanni Cardone

13 marzo 2013

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