Racket delle pompe funebri a Napoli: una storia infinita…

Quarantacinque persone, tra medici, dipendenti di imprese funebre e cimiteriali finiscono nella rete della polizia. Per tutti le accuse vanno dall’associazione per delinquere al falso in atto pubblico e alla corruzione.

Il racket delle pompe funebri a Napoli non conosce soste. Un’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita dalla squadra mobile della Questura della città partenopea nei confronti di 45 persone. L’inchiesta, coordinata dalla Sezione Reati contro la Pubblica Amministrazione della Procura napoletana, coinvolge dipendenti cimiteriali, titolari e dipendenti di imprese funebre e medici. Tre persone sono finiti in carcere in misura cautelare, 15 agli arresti domiciliari, mentre per 27 è stato deciso l’obbligo di firma. Per tutti le accuse vanno dall’associazione per delinquere al falso in atto pubblico e alla corruzione.

Le indagini sul caro estinto risalgono a tre anni fa, quando furono scoperte un giro di corruzione e mazzette tra il personale dei cimiteri e quello infermieristico in servizio negli ospedali, abili a segnalare anche in anticipo il possibile defunto. Nell’operazione particolare ruolo avevano anche i medici legali dell’Asl che attraverso compensi non dovuti, dovevano costatare i decessi, su informazioni fornite solo telefonicamente dagli addetti  delle imprese funebri e la polizia mortuaria che doveva eseguire,  la fase conclusiva della sepoltura. Le somme incassate venivano poi illegalmente contabilizzate dalle imprese funebri a carico dei parenti degli estinti, sotto la voce generica  delle spese cimiteriali. ” Il business andava avanti da tempo – spiega Andrea Curtale, capo della squadra Mobile della Questura di Napoli. Il fenomeno molto probabilmente non si verificava solo in alcuni ospedali come il Centro Traumatologico Ortopedico e il Cotugno, ma anche in altri nosocomi cittadini e della provincia. Nell’inchiesta ci sono anche i titolari di  note imprese funebri napoletane: Villani, Bellomunno, Montuoro, Dominech, mentre in manette sono finiti anche i dipendenti Gennaro ed Emanuel D’Abile, appartenenti alle imprese Trombetta e Vincenzo Incoronato, dipendente di un’altra impresa funebre.

L.R.

10 luglio 2012

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