INCONTRO AL PAN TRA DOMENICO DE MASI E MAURIZIO DE GIOVANNI

INCONTRO AL PAN TRA DOMENICO DE MASI E MAURIZIO DE GIOVANNI

 de masi e de giovanniGiovedì 2 giugno alle ore 17.30 incontro sulla Creatività e Napoli : Luogo Comune o Opportunità ne discutono Domenico De Masi e Maurizio De Giovanni presso il PAN- Palazzo delle Arti di Napoli.  Dal suo libro “Tag” pubblicato di recente dal  sociologo Domenico De Masi il quale mette in discussione il mito della creatività napoletana, con parole molto decise che suonano come una provocazione. La pizza, con tutte le canzoni, i film, gli stereotipi, ha creato nel napoletano l’autoconvinzione che i napoletani siano creativi. Così mentre il resto del mondo inventava la plastica e i microprocessori, la pila atomica e i satelliti artificiali, le biotecnologie e i raggi laser, a Napoli insistevano con questa benedetta pizza e con le sue scontate varianti. La fantasia se non si sposa con il concreto non è creativa. Ma nel paese del sole e del mare la fantasia è rimasta nubile. Vivoanapoli ha ritenuto di cogliere questa provocazione invitando a Napoli l’autore per discutere pubblicamente le sue tesi. Ed ha invitato anche uno dei più illustri rappresentanti della creatività napoletana, Maurizio de Giovanni, per sviluppare un confronto dialettico che sappia andare oltre i luoghi comuni e avviare una riflessione seria sul potenziale ancora inespresso di questa città. La moderazione dell’incontro è affidata a Emilia Leonetti, presidente di Vivoanapoli. Sono previsti interventi di Nino Daniele, assessore alla Cultura del Comune di Napoli e Maria Rosaria de Divitiis Presidente del FAI Campania.

Domenico-De-MasiG. C. : Prof. De Masi cosa pensa della creatività è perché metta in discussione la creatività napoletana ?

D. De M. : Io penso che la creatività non può essere appannaggio dei napoletani la creatività è tutti gli uomini pensanti . In questo mio ultimo libro Tag edito dalla Rizzoli ho dedico un capitolo a Napoli che con la scusa dei suoi primati negativi dall’immondizia al sottoproletariato la creatività sia divenuta metafora . Come diceva Goethe quando giunse da queste parti vi trovò l’industria più alacre non per arricchire ma per vivere senza pensieri. Ma dopo ben due secoli e oltre lo sforzo dei napoletani di trasformare la miseria in risorsa e la vita in teatro non ha sortito i godibili effetti descritti dal poeta tedesco. Ogni tentativo di progresso è destinato a fallire perché il nemico di Napoli non è esterno ma interno.

La città di Napoli è passata forse da un economia preindustriale alla società postindustriale senza conoscere l’esperienza dell’organizzazione moderna del lavoro. Alla fine dell’Ottocento posta dinanzi al bivio industrializzarsi o decadere, Napoli è decaduta. La mancanza di modernità rende la stessa società postindustriale un insieme di patologie: sovrappopolazione, consumismo insostenibile, disastro ambientale, impotenza di fronte alla complessità, disarmata davanti al crimine. E come all’improvvisato sistema economico inclina verso il fallimento, così il sistema psichico napoletano e meridionale, sottomesso all’emotività, inclina verso l’infantilismo. La pizza  è divenuto il simbolo gastronomico di Napoli è un mito che racconta il fallimento di Napoli.  Io penso che pizza trasmetta una visone globalizzante di una città che caratterizza in pieno i cinque peccati capitali o i cinque inganni della pizza.

G. C. : Prof. De Masi perché accosta la città di Napoli ai cinque peccati capitali ?

D. De. M.: Penso che la pizza è in apparenza genuina ella  in realtà  è una pizza  che prende il nome di Margherita che diventa  il frutto del servilismo locale con cui un suddito borbonico volle onorare Margherita di Savoia . Lo stesso capita con la celebre Torna a Surriento non è una canzone d’amore ma una squallida piaggeria nei confronti del direttore generale delle Poste andato via da Sorrento. L’altro inganno  che si è creato nel tempo è l’ammiccante interclassismo che unisce in pizzeria ricchi e poveri e alimenta il napoletanissimo “vogliamoci bene” che smussa ogni vero conflitto.  L’altro inganno  e che i napoletani sono negati per ogni impresa razionale ed efficiente. Infine l’ultimo inganno è il boccone più amaro da buttare giù che la pizza con tutte le canzoni, i film, gli stereotipi, hanno creato nel napoletano l’autoconvinzione che i napoletani siano creativi. Mentre il resto del mondo inventava la plastica e i microprocessori, la pila atomica e i satelliti artificiali, le biotecnologie e i raggi laser, a Napoli insistevano con questa benedetta pizza con le loro famose canzoni , se la fantasia non si sposa con il concreto non è creativa. Ma nel paese del sole e del mare la fantasia è rimasta nubile.

G. C. : Lei che da grande napoletano e famoso scrittore cosa ne pensa di quello che dice il Prof. De Masi ?

D. M. De. G. : Io penso che il Prof. De Masi è come colui che ama ed odia una bella donna la critica profondamente, io ricordo il grido di Eduardo De Filippo quando disse : “Fujtavenne a Napoli “ . Anche in Eduardo c’era la grande amarezza di un grande figlio che purtroppo e dovuto andare via da Napoli ha mali cure, ma in tutte le sue commedie ha rappresentato Napoli. Napoli è Luci e Ombre . Io però da scrittore e da napoletano sono divenuto famoso in questa città e grazie ha questa città che sono conosciuto. E’facile mettere in discussione questa città ma il difficile è il viverci. Per quando riguarda la creatività anche qui non sono d’accordo, come dimenticare Totò lo stesso Eduardo che a Napoli con il suo Teatro il San Ferdinando ha fatto impresa culturale e ha portato la commedia e lingua napoletana in tutto il mondo ci sarebbe tanto da dire vorrei concludere con una frase famosa : “ Vide Napoli e’ po’ muore “.

Giovanni Cardone
1 luglio 2015

 

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