“Rainbow Warrior III” la nave di Greenpeace è a Napoli.

“Rainbow Warrior III” la nave di Greenpeace è a Napoli.

015La ” Rainbow Warrior III,” la nave simbolo delle battaglie di Greenpeace, è a Napoli ormeggiata nel porticciolo di Mergellina. Dopo essere stata in Sicilia per denunciare i rischi e l’infondatezza economica delle trivellazioni in mare, la nave, costata poco più di 25 milioni di dollari, dotata di una maestosa albero ( 1260 metri di vela) e pagata con i tanti contributi degli iscritti, conclude oggi il suo tour, proprio a ridosso del Consiglio Europeo sul pacchetto 2030 su clima ed energia, in corso di svolgimento a Bruxelles. Le fonti rinnovabili e nuove occupazioni  potrebbero arrivare dal Sud Italia e dalle isole – lo sostengono gli attivisti di Greenpeace che in una conferenza stampa, svoltasi a bordo della nave, hanno reso noto il rapporto stilato da “Althesys” sulle energie rinnovabili: energie che farebbe crescere l’occupazione a 100 mila unità nel 2030. “Se oggi gli occupati diretti delle rinnovabili sono due volte quelli di Fiat Auto, nel 2030 si potrebbe  mantenere e farla crescere questa occupazione fino al triplo di quanto oggi occupa Fiat Auto – ha detto Luca Iacoboni, responsabile clima ed energia di Greenpeace Italia. A sostenere la battaglia degli ecologisti sono anche i sindacati. Maurizio Landini, segretario della FIOM Cgil in una nota  inviata all’associazione dice: ” Lo studio di Greenpeace è molto interessante perchè potrebbe favorire la crescita occupazionale nell’industria metalmeccanica e qualificarla nelle nuove filiere tecnologiche, comprese le rinnovabili. Questi obiettivi però, ha detto il sindacalista – devono essere realizzati in ogni paese, attraverso una politica adeguata da parte dei Governi e del sistema produttivo in ogni comparto.” Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace, non ha dubbi: ” Le potenzialità del settore ci sono. In un periodo di crisi ha registrato saldi positivi e creato occupazione, ma da Monti a Renzi le energie rinnovabili vengono costantemente attaccate, ora anche retroattivamente con il decreto spalma-incentivi.” ” Le trivellazioni non portano vantaggio per la pesca e l’ecosistema nel Mediterraneo, soprattutto in Sicilia e Calabria. “Ultimamente – ci ha detto Francesca Zazzera, responsabile di Greenpeace di Napoli – abbiamo abbassato la guardia sul pericoloso impatto del carbone sull’ambiente solo dopo che l’Enel ha dichiarato di voler riconvertire la centrale di Porto Tolle a carbone. Di questo siamo contenti. Le nostre battaglie hanno sempre un’alternativa, di fronte alle azioni umane che spesso non portano a nessun vantaggio collettivo.

servizio di Luigi Rubino

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