Napoli: come è morto il ristoratore di Casandrino?

Gli inquirenti lavorano per trovare la soluzione al giallo che avvolge la  morte di un uomo avvenuta la notte di Capodanno.

Come è morto Marco D’Apice, il 39enne ristoratore di Casandrino, piccolo centro a nord di Napoli, mentre era intento a sparare dei botti durante la notte di Capodanno? E’ stata una morte accidentale, provocata dai fuochi che la vittima era intenta ad accendere oppure dovuta ad un colpo sparato intenzionalmente da qualcuno che quella sera si trovava accanto a lui?

A questa enigma cercheranno di dare una risposta precisa le indagini che la polizia sta conducendo da ieri e senza sosta e soprattutto l’autopsia che verrà eseguita sul corpo dell’uomo. Sul luogo dell’episodio, davanti al locale della vittima in via Borsellino, dove è stato ritrovato il corpo dell’uomo steso in una pozza di sangue, la notte di Capodanno, gli agenti della squadra Mobile della Questura di Napoli hanno ritrovato 9 bossoli calibro 7,65 e una cartuccia inesplosa. Sul misterioso episodio, gli inquirenti non tralasciano nessuna pista e cercano di ascoltare più testimoni possibili. Moltissime le persone già interrogate, specialmente tra parenti ed amici che la sera stessa, al momento dell’incidente o delitto, si trovavano fuori il ristorante della vittima. Tantissimi di questi sono stati sottoposti alla prova dello stub, anche per identificare un’eventuale persona del gruppo che quella sera avrebbe maneggiato una possibile arma;  una pistola calibro 7, 65 dalla quale potrebbe essere partito il potente petardo che ha ucciso mortalmente l’Apice, squarciandogli il mento e poi la bocca. Secondo un’attenta ricostruzione dell’accaduto, al momento del fatto, la vittima era intenta ad accendere una serie di fuochi che esplodendo potrebbero aver colpito l’uomo e provato la disgrazia. Da non scartare comunque una seconda ipotesi del delitto. In questo caso,  chi ha sparato potrebbe essere stato soltanto una persona fra le tante che quella sera erano in compagnia della vittima.    

di Gigi Rubino

2 gennaio 2012

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