Il cappello di La Fayette e l’anarchia dei media
Nella società liquida in cui viviamo, il tentativo di controllo e categorizzazione a cui siamo stati abituati – figli di una ormai lontana eredità aristotelica – viene sempre meno; tuttavia, c’è chi emerge, non più nell’ombra, promettendo velleità libertarie.
Mentre mezzo mondo cerca di parare i colpi di una comunicazione trumpiana fin troppo fuori le righe, in pochi ancora si domandano come davvero abbia potuto vincere le presidenziali dello scorso novembre. Il bipartitismo presente negli USA ci permette, almeno in parte, di vedere con chiarezza gli schieramenti che hanno sostenuto Trump da un lato e la Harris dall’altro. E se dalla parte dei democratici è stato l’endorsement di Taylor Swift a smuovere le percentuali dei pronostici, il vero alfiere dei repubblicani è stato di certo Elon Musk. Così, nell’epoca dell’estetica, nomi come Buzz Aldrin e Kanye West hanno più peso dell’eredità politica di Bobby Kennedy Jr., convinto NoVax, oggi a capo del dipartimento di Salute americano.

Osservando oltreoceano, come ormai siamo soliti fare, ci sembra di scorgere un lieve incresparsi delle onde che, in un propagarsi non troppo lento, potrebbe raggiungere in tempi brevi le coste europee e insinuarsi tra le sponde del Mediterraneo.
Guardando bene alle mosse del patron di Tesla, in una retrospettiva non troppo profonda, ci sembra di scorgere un modello fumoso le cui architravi si distinguono per imponenza. Dopo una trattativa che fece molto discutere, Elon Musk riuscì ad acquisire Twitter sul finire del 2022 e già nei primi mesi del successivo anno ne cambiò il nome in X, promettendo una metamorfosi dell’uccellino cinguettante in una muscolosa super app. Una mossa che inizialmente sembrò solo un altro asso giocato nel mondo delle Big Tech ma che oggi, a due anni di distanza, svela un interesse perverso per il mondo dei media di chi adesso, nell’amministrazione Trump, ricopre un ruolo ancora non del tutto definito. Le recenti attenzioni nei confronti di Starlink, la costellazione di satelliti di Musk, suffraga pienamente questa particolare nuova passione del magnate.
Ma le rivoluzioni, una volta pensate, devono partire dal popolo; altrimenti sono colpi di stato.

Di recente, Massimiliano Zossolo, web creator e ideatore della pagina Welcome to favelas avrebbe dichiarato: «Nei giorni scorsi, alcuni rappresentanti europei di Elon Musk hanno avuto un incontro con gli amministratori di realtà social legate al mondo dell’informazione indipendente, tra cui, per l’Italia, Welcome to Favelas».
Potrebbe sembrare surreale che Musk abbia contattato il referente di una pagina social, divenuta celebre nella sottocultura italiana grazie alla semplice idea di ricondividere video e foto degli utenti per documentare le degradanti condizioni della società in cui viviamo; tuttavia, questo è l’onlife, baby! Per passare dall’essere una pagina social a divenire simbolo italiano dell’informazione indipendente, forse, dovrebbe esserci qualche step intermedio, ad ogni modo, questo genere di comunicazione fai-da-te collima armonicamente con la nuova operazione di distruzione dei media attualmente in atto. La cultura “woke”, divenuta ormai bersaglio della tattica trumpiana, aveva tentato di dar vita, almeno in alcune nicchie online, a un eden digitale protetto da qualsivoglia pericolo esterno non autorizzato. Ma la mela, oggi simbolo di trasgressione e non più di conoscenza, torna a tentare. In quest’ottica, elevare Welcome to favelas a baluardo dell’informazione pubblica, legittima di per sé chiunque a divenire procacciatore di verità, in barba a ogni indagine approfondita, al controllo delle fonti, alla comprensione oltre l’apparenza.

Il format di Zossolo, ormai celebre in Italia, è divenuto un modello grazie anche al numero di accoliti davvero ragguardevole che, solo per la pagina Instagram, si attesta intorno al milione di followers. Alla luce di ciò, non è impossibile che Musk, attento osservatore, non accarezzi e simpatizzi per questo nuovo cerbero dell’informazione.
Di fatti, chi di noi non vorrebbe un Cicalone di quartiere che va in giro a denunciare degrado e abbandono con voce roca e sguardo sdegnato?
In fondo, siamo alla ricerca della giustizia prêt-à-porter ma, almeno per il momento, ci accontentiamo di uno pseudogiornalismo fatto di video in verticale e foto sfocate. Siamo vulnerabili, preda delle nostre afflizioni.
Il marchese La Fayette partecipò alla Rivoluzione americana per poi prendere parte, pochi anni dopo, alla più tumultuosa Rivoluzione francese, il più grande stravolgimento istituzionale della Storia moderna d’Europa. Rino Gaetano nella sua Sfiorivano le viole lo ricorda così: «Il marchese La Fayette ritorna dall’America, importando la rivoluzione e un cappello nuovo».
E adesso, qualunque cosa arrivi d’oltreoceano, spetterà a noi indossare il cappello, anche se ad essere coperti, sono già gli occhi e le orecchie di chi si è abbandonato all’anarchia dell’informazione.




