Virtualizacion!

di Federica Pacilio

Alla luce degli ultimi avvenimenti come il caso di Jonathan Lana,adolescente bergamasco scappato con una coetanea conosciuta grazie a facebook; mi sorge spontanea una riflessione: “cambiano i tempi, cambiano i mezzi, ma la sostanza resta sempre la stessa!”. Sembrano lontanissimi infatti, tempi in cui i nonni raccontavano per ore di aver conosciuto questo e l’altro amore tramite lettere. Pochi,dolci, magari sgrammaticati pensieri ai quali era spesso, proprio come accade col profilo dei social network,allegata una fotografia. Milioni di parole, pochi incontri e sbocciavano amicizie e amori.
Non è una novità, quindi, che dietro allo schermo, che sia d’un pc o d’un cellulare non importa, ci si senta più forti, disinibiti e decisamente affascinanti.
Senza contare che,oggi come allora,tra rapporti stagnanti,rarefatti e la solitudine che imperversa ad ogni angolo,gli incontri virtuali siano diventati optional sempre più allettanti.Ma allora a cosa dobbiamo tanto allarmismo?Sicuramente assume notevole importanza in merito a questa tematica la frase trita e ritrita: ” i tempi sono cambiati”,emblematica e senz’altro relativa alla violenza che si nasconde ,talvolta,dietro quegli schermi che,purtroppo,diventano esche per giovani prede.

Castells,sociologo spagnolo,sostiene: “L’individualismo in rete è un modello sociale, non è una raccolta di individui isolati.Piuttosto,gli individui costruiscono i loro network,online e offline,sulla base dei loro interessi,valori,affinità e progetti.I social network,infatti,permettono la nascita di gruppi con finalità sociali,persino solidali e purtroppo,in quanto espressione dell’individualità d’ognuno,alle volte,diventano fruitori di messaggi estremisti,razzisti ecc. Ancora […]Dato che le persone possono far parte senza problemi di numerosi network,gli individui tendono a sviluppare i loro “portafogli di socialità”,investendo in maniera differenziata,in momenti diversi,in un certo numero di reti con basse barriere d’ingresso e bassi costi di opportunità“.

Accanto alla realtà virtuale,quindi,egli integra la propria visione con il riconoscimento dell’esistenza di una virtualità reale.

Il fenomeno della realtà suddetta ha sollevato dibattiti attirando molta attenzione. Carlo Infante,giornalista ed esperto di teatro,suggerisce di porre la questione del virtuale in termini psicologici :” si tratta di arrivare a riconsiderare il rapporto tra uomo e mondo […]Nella comunicazione telematica ad esempio cambia la percezione del tempo e dello spazio.
Forse basterebbe,nel caso dei ragazzi,che le famiglie avessero un dialogo aperto  e facessero attività di prevenzione,informandoli circa i rischi che corrono buttandosi precipitosamente tra braccia sconosciute-indipendentemente dal mezzo da cui ha origine la conoscenza-evitando inutili azioni repressive.
Senza dimenticare che nulla può ostacolare il fascino dell’ormai avviatissima “virtualizacion”.
E’ necessario che si guidino verso la comprensione della differenza tra la realtà virtuale e la vita reale,con tutte le difficoltà annesse e le tantissime occasioni di crescita.

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