Roghi per coprire le irregolarità nel trattamento dei rifiuti

Roghi per coprire le irregolarità nel trattamento dei rifiuti

I vigili del fuoco sono al lavoro da due giorni per spegnere le fiamme divampate il 6 settembre scorso nel deposito di rifiuti speciali della ditta Eredi Bertè nel comune di Mortara in provincia di Pavia. Occorrerà attendere domani per conoscere i risultati delle analisi condotte dall’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) sulla qualità dell’aria e scongiurare la presenza di diossina. Il rischio, molto concreto, ha fatto scattare misure precauzionali, quali la chiusura di scuole e asili e il divieto di raccogliere i prodotti ortifrutticoli.

Ma oltre che sui rischi per l’ambiente e sulla salute dei cittadini, l’attenzione resta alta sulla preoccupante percentuale di incidenti di questo tipo verificatisi in Lombardia negli ultimi mesi.

L’incendio di Mortara è solo l’ultimo di una lunga serie.

Fa riflettere che sia scoppiato poco prima di una ispezione dell’Arpa nell’azienda e che, solo un mese fa, un’altra ispezione sia stata rinviata a causa di un malore del titolare della ditta.

Due circostanze che appaiono tutt’altro che casuali.

La procura di Pavia ha, pertanto, aperto un’inchiesta per disastro ambientale, ma al momento non è stato possibile risalire alla causa dell’incidente.

Era già da alcuni mesi che la popolazione residente aveva presentato esposti alla procura denunciando rumori e odori che arrivavano dalla ditta di trattamento di rifiuti speciali. Molto probabile, dunque, che si sia ricorso intenzionalmente alle fiamme per nascondere le irregolarità.

«Il fuoco risolve tanti problemi… soprattutto quando c’è da nascondere qualcosa». Con queste parole il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti, in un’intervista ha commentato l’incidente di Mortara, aggiungendo che: «250 incendi in tre anni negli impianti di smaltimento e di trattamento dei rifiuti non possono essere una casualità

Le regioni più colpite sono Lombardia, Veneto e Toscana; che sono anche quelle con un maggior numero di impianti.

L’intento del presidente Bratti è quello di andare a fondo sulla questione, creando una banca dati apposita.

Non si può trascurare come il terreno della raccolta differenziata, accanto a quello dei rifiuti non trattati, è una fonte di business che da anni è stata presa di mira dalle attività criminali.

I roghi, poi, sono il principale strumento per coprire le malefatte, che passano dal trattamento di una quantità maggiore di rifiuti rispetto alla capacità dell’impianto, alla mancanza di sistemi antincendio (come nel caso di Pomezia), a un trattamento spregiudicato dei rifiuti».

Come combattere il fenomeno?

In Italia non manca una legislazione sulla materia – due anni fa è stata approvata la legge sugli ecoreati (legge 68 del 2015) – ciò che non sono sufficienti e adeguati sono invece i controlli.

Non possiamo rassegnarci, però, a che il nostro Paese diventi un’isola dei “fuochi”, vittima di una immensa speculazione, spesso dolosa e criminale, attorno al business dei rifiuti.

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