Lo straniero di casa. Un’integrazione basata su regole condivise

Lo straniero di casa. Un’integrazione basata su regole condivise

Non esiste una società senza regole. E senza regole non può essere gestito un fenomeno complesso come l’immigrazione. Regole chiare e certe, non semplicistiche, sono necessarie per favorire l’accoglienza e l’integrazione nel nostro Paese e al contempo per garantire la sicurezza sia ai cittadini sia agli stranieri.

Questi i temi sviluppati durante il convegno: “Articolo 10 lo straniero di casa. Vie di integrazione e tutela alla luce della Costituzione Repubblicana“, che si è svolto lo scorso 19 giugno alla Camera dei deputati.

L’avvocato Giulio Bacosi, presidente dell’associazione Democrazia nelle regole, promotore dell’evento, ha ricordato come l’articolo 10 della Costituzione rappresenti un faro per guidare l’azione di molteplici soggetti, quali politici, giuristi, realtà no profit e privati cittadini.

Articolo 10 L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

«Ispirandosi alla nostra Carta costituzionale,-  ha affermato Bacosi – il legislatore deve declinare il principio dell’accoglienza nei confronti dei migranti attraverso le leggi. Regole chiare e rispettate da tutti sono il presupposto per una convivenza pacifica nell’interesse sia dei cittadini sia degli stranieri, che a quel punto potranno sentirsi “di casa.”»

Il Presidente dalla II Sezione Penale presso la Corte di Cassazione, Piercamillo Davigo, ha convenuto sulla necessità di “governare” il fenomeno migratorio con leggi ben scritte e facilmente applicabili. Tasto dolente per il nostro Paese, che «non ha saputo sino ad oggi gestire al meglio i flussi dei migranti, a causa di norme assenti o “scritte male”, come per il reato di clandestinità.» ha detto Davigo.

Il magistrato è stato molto duro con i politici che a suo parere rifuggono dall’approfondire questioni complesse, approvando leggi che si rivelano, pertanto, deboli se non dannose: «Quando un problema complesso sembra avere una soluzione semplice qualcosa ti sfugge».

Eppure dinanzi a tanti ritardi e incertezze, anche l’Italia sta provando a mettersi al passo con la legislazione europea in tema di immigrazione. Di recente il Parlamento ha approvato la legge sui minori stranieri non accompagnati, (L. 47/2017) che «trova un punto d’incontro e di sintesi tra le disposizioni sui migranti, ispirate ai principi del controllo e della sicurezza, e quelle sui minori che puntano al sostegno e alla tutela”. Ha spiegato l’avvocato Andrea Catizone – Presidente dell’Associazione Family Smile.

Si riconosce la soggettività giuridica del minore straniero che giunge in Italia senza parenti entro il quarto grado e si introduce il divieto di respingimento alla frontiera.

L’avvocato Catizone ha spiegato come grazie a questa legge vengono introdotte nuove tutele per i minori, privilegiando l’affidamento ai tutori volontari e alle famiglie affidatarie che ne fanno richiesta, piuttosto che la permanenza dentro ai centri di accoglienza. I ragazzi vengono inseriti in un percorso di integrazione che passa dall’accesso all’istruzione all’assistenza sanitaria.

Misure necessarie per sottrarre i minori dalla dispersione e dalla fuga. Troppo spesso, infatti, diventano i cosiddetti “minori invisibili” che finiscono vittime di fenomeni di tratta degli esseri umani.

Fosca Nomis di Save the Children ha ricordato che lo scorso anno 25.000 ragazzi hanno raggiunto le nostre coste, il doppio rispetto all’anno precedente. La maggior parte hanno un’età compresa tra i 16 e i 17 anni; un quarto meno di 14 anni.

Si tratta di un fenomeno in continua espansione.

La legge 47/2007 affianca alle responsabilità in capo alle istituzioni, l’iniziativa da parte dei cittadini.

“Questo -ha detto Nomis – apre la strada alla vera integrazione per trasformare naturalmente la società; una società composta in maniera sempre più complessa ma che trova unità nella condivisione di regole comuni”.

 

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