Referendum 2011: guida pratica al voto

di Enrico Ferdinandi

Domenica 12 e Lunedì 13 giugno i cittadini sono chiamati a votare per il referendum abrogativo di cui si discute tanto da mesi. Le questioni da risolvere sono legate al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua ed al legittimo impedimento. Le urne saranno aperte domenica 12 giugno, dalle ore 8 alle ore 22, e lunedì 13 giugno, dalle ore 7 alle ore 15.

Bisogna ricordare ai cittadini italiani che per far si che il referendum sia valido è necessario raggiungere un quorum maggioritario ovvero almeno il 50%  più uno degli aventi diritto al voto devo adempiere al loro diritto/dovere: ovvero recarsi alle urne per esprimere la loro opinione. Si parla di diritto/dovere in quanto ognuno di noi non dovrebbe mai scordare che il referendum non è una perdita di tempo ma un momento importante della partecipazione della società nei confronti della democrazia e della libertà d’opinione. Il referendum dal latino “refero” indica proprio la possibilità che ognuno di noi ha di incidere sulle scelte che possiamo o meno compiere per il nostro futuro, questo è il più importante momento di DEMOCRAZIA DIRETTA, è importante che ogni cittadino capisca la rilevanza di ciò e ne preservi e consolidi l’importanza che deve avere per il presente e per il futuro per il bene della nostra democrazia. Vi sembra cosa di poco conto?
Questo articolo ha lo scopo di rendere quanto più semplice la comprensione dei motivi e delle modalità che caratterizzano questo referendum. Per questo è il caso di precisare che quando diciamo referendum abrogativo si intende che votando SI il cittadino decide per il decadimento delle leggi, ovvero si dichiara di non essere favorevoli alla privatizzazione dell’acqua, al ritorno al nucleare ed alle leggi sul legittimo impedimento, mentre votando NO si esprime la volontà di voler mantenere le attuali disposizioni decise dal governo.
Abrogare significa proprio ANNULLARE, revocare una legge o un decreto. In queste settimane sono state molte le iniziative di sensibilizzazione da parte di molte associazioni che hanno cercato di far capire l’importanza del voto nei riguardi di queste scelte. Queste sono decisioni che sicuramente invaderanno il nostro futuro cambiando radicalmente la nostra storia, per questo non si dovrebbe sottovalutare l’importanza di un referendum ed il potere che si può esercitare recandosi alle urne: si tratta del futuro di tutti noi.
Le urne saranno aperte dalle 8 di domenica 12 giugno i decreti in questione sono già stati approvati in Parlamento il cittadino come già detto deve solo decidere se far cadere o meno tali leggi. Per questo se un cittadino non vuole che l’acqua venga privatizzata deve votare SI. Votando si, si dichiara di non essere favorevoli al mantenimento delle leggi su acqua, nucleare e legittimo impedimento, mentre votando no, si dichiara di voler mantenere le attuali disposizioni

 

Il primo quesito, Scheda Rossa, secondo la denominazione sintetica formulata dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, è il seguente: ‘Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica”. Questo quesito riguarda la privatizzazione dell’acqua, bene primario di ogni essere vivente del mondo. Votando SI, si dice no alla privatizzazione dell’acqua.
Il tema di questo primo quesito referendario non riguarda la proprietà dell’acqua, che rimane comunque un bene pubblico, come peraltro pubblici restano gli acquedotti (come stabilito dall’articolo 144 del D. Lgs 152/06 e dal decreto Ronchi) ma si deciderà sulla privatizzazione della gestione dell’acqua, cioè della gestione dei “servizi idrici”. Tali servizi sono affidati ai Comuni, associati in Ambiti Territoriali Ottimali (ATO).
La  legge prevede che gli ATO saranno aboliti e sostituiti con dei nuovi soggetti, decisi a livello Regionale. Il decreto Ronchi stabilisce che gli ATO dovranno affidare i servizi idrici in concessione, attraverso gare aperte (come nel caso degli appalti, una sorta di demanio) sia ad aziende pubbliche che ad aziende private, oppure costituire un Partenariato Pubblico-Privato: un’azienda pubblica che selezioni con gara un’azienda privata cui cedere almeno il 40% della società.
Se vince il Sì, gli ATO non sarebbero più obbligati a indire le gare entro il 31 dicembre 2011, come stabilito dal decreto Ronchi, né a cedere ai privati parti delle quote azionarie entro il 2013.
Gli ATO potrebbero comunque cedere ai privati parte delle azioni delle società di gestione delle risorse idriche, ma non avrebbero più l’obbligo di farlo nei termini stabiliti dal Decreto Ronchi.
Se vince il No, gli ATO che non hanno ancora proceduto ad affidamento o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a capitale totalmente pubblico dovranno trasformarsi in società miste con capitale privato almeno al 40% entro il 31 dicembre 2011.
Per essere il più chiari possibile: Si deve votare SI, se si è contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.
Si deve votate NO, se si è a favore della legislazione attuale.

Il secondo quesito sull’acqua, Scheda Gialla, vuole abrogare il comma 1 dell’articolo 154 del DL 152, esso stabilisce che l’azienda privata possa stabilire la tariffa del servizio calibrandole sul principio di adeguata remunerazione del capitale investito: i promotori del referendum ritengono che questo comma consentirà ai gestori di far lievitare i costi a piacimento, trasformando l’acqua da diritto, da bene che dovrebbe essere di tutti ad un privilegio. Si tratta di una norma che stabilisce che la tariffa per l’erogazione dell’acqua venga calcolata prevedendo una remunerazione per il capitale investito dal gestore, fino a un massimo del 7 per cento, quota di cui fanno parte sia i profitti che gli oneri finanziari derivanti dai prestiti, e la cui riscossione non è collegata a nessun obbligo di reinvestire il denaro nel miglioramento dei servizi erogati.

La tariffa del servizio idrico, per legge, non comprende il valore dell’acqua, ma solo i costi del servizio. Le tariffe sono decise dagli ATO, cioè le autorità dove sono presenti i Comuni.
Se vince il Sì, per le società che gestiscono le risorse idriche sarebbe impossibile avere un guadagno dalle tariffe.
Se vince il No, la legge permetterebbe ai gestori di ottenere una remunerazione sulle tariffe fino al 7 per cento.

La scheda Grigia è quella che caratterizza il terzo quesito e riguarda l’abolizione del nucleare. Prevede l’Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare.
Si deve votare SI, se si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia.
Si deve votate NO, se si è a favore della legislazione attuale che le prevede.

L’ultimo quesito riguarda l’abrogazione della legge sul legittimo impedimento, Scheda Verde, ovvero l’assenza giustificata ai processi. Questo quarto quesito è stato proposto dall’Italia dei Valori, secondo cui il legittimo impedimento è una delle leggi ad personam varate dal 1994 dal centrodestra e che contrasta quindi con i principi di democrazia che dovrebbero caratterizzare la nostra legislazione.
Secondo l’Idv (Italia dei Valori) si dovrebbe votare SI per abolire il legittimo impedimento, perché la legge è uguale per tutti, in quanto anche chi governa un paese se è accusato di un crimine ha il diritto e il dovere di difendersi, e perché assumere cariche pubbliche è una responsabilità che impone dei comportamenti trasparenti, non dovrebbe esser un privilegio che regala l’impunità a chi ha il potere.
Votando Si, si esprime la volontà di far cadere i privilegi per le alte cariche dello Stato di rimanere impuniti di fronte alla legge consentendo al premier ed ai ministri di sospendere le udienze dei processi in cui sono occupati se hanno impegni istituzionali; votando No si mantiene la legislazione attuale.
Ricordiamo ancora una volta che le urne saranno aperte domenica 12 giugno, dalle ore 8 alle ore 22, e lunedì 13 giugno, dalle ore 7 alle ore 15.

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