Intervista all’astronomo Stefano Giovanardi: Ecco qual è la vera importanza della scoperta di 7 pianeti “gemelli” della terra

Intervista all’astronomo Stefano Giovanardi: Ecco qual è la vera importanza della scoperta di 7 pianeti “gemelli” della terra
Stefano Giovanardi astronomo di Zètema per il Planetario di Roma promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

La scorsa settimana la Nasa ha annunciato la scoperta di un nuovo sistema solare composto da 7 pianeti, che ruotano intorno ad una nana rossa (Trappist-1) e che sono distanti 40 anni luce dalla Terra. Tutti siamo rimasti affascinati da questa notizia.
Per capirne meglio la portata scientifica abbiamo intervistato in esclusiva Stefano Giovanardi, astronomo di Zètema per il Planetario di Roma, promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

E’ una scoperta così sorprendente per gli addetti ai lavori?
In realtà no. La domanda è interessante perchè l’effetto bomba lo hanno creato soprattutto i media andando a sovrapporsi alla strategia marketing della Nasa. Per quanto è giusto segnalare anche che gli autori della scoperta, che sono un team internazionale che fa capo ad un astronomo belga, sono stati estremamente cauti nell’articolo scientifico, nel quale non parlano di vita e a malapena accennano alla possibilità che vi possa essere acqua su questi pianeti. Non sono questi gli aspetti significativi della notizia. Nè acqua nè vita al momento sono state trovate.
Quali sono, allora, gli aspetti più rilevanti di questa scoperta?
Sicuramente è unico il fatto di aver trovato un sistema di 7 pianeti tutti simili alla terra, per massa e dimensioni: sono 7 pianeti di tipo roccioso. Questa scoperta mette a disposizione degli studiosi ben sette pianeti che si potranno osservare meglio in futuro con strumenti più avanzati rispetto a quelli attuali. Il prossimo step sarà capire che tipo di ambiente propongono. Non sappiamo se hanno un’atmosfera.
L’atmosfera ha un ruolo fondamentale per vari aspetti: ha un effetto cuscinetto, scalda e distribuisce il calore sul pianeta e può proteggere le riserve d’acqua, così come protegge l’ambiente superficiale del pianeta dalla radiazione della loro stella. Questi pianeti orbitano vicinissimi alla loro stella. E’ un sistema estremamente compatto che ricorda quello di Giove e delle sue lune.
Su quali basi si fonda l’ipotesi che su 3 di questi 7 pianeti possa esserci l’acqua allo stato liquido?
Al momento sappiamo che 3 dei 7 pianeti si trovano nella fascia di abitabilità del sistema planetario, alla distanza giusta dalla stella per cui la loro temperatura è compresa tra 0 e 100 gradi, che sono i valori giusti per avere l’acqua allo stato liquido.
Quindi se su questi tre pianeti ci fosse dell’acqua sarebbe anche liquida, e questa è una condizione indispensabile per favorire la vita. Non sufficiente ma necessaria per avere mari e specchi d’acqua.
L’atmosfera può cambiare il gioco delle temperature perchè produce un effetto serra. In base alle caratteristiche delle atmosfere, queste potrebbero rendere abitabili anche gli altri pianeti. Nella visione più ottimistica anche tutti e 7 i pianeti potrebbero avere la vita. Invece nella visione più realistica nessuno potrebbe essere abitabile.Ci sono altri 2 elementi che compromettono l’abitabilità di questi pianeti:
1. Le loro orbite hanno subìto una migrazione nel tempo: i pianeti si sono formati molto più distanti dalla stella, ma poi lentamente si sono avvicinati ad essa, quindi la temperatura del pianeta è cambiata presumibilmente e questo influenza la possibilità di tenere a “bordo” l’acqua; non è detto, pertanto, che questo scenario sia compatibile con la possibilità di dare tempo alla vita di formarsi.
La stella intorno a cui ruota questo sistema è anche relativamente giovane, ha 500 milioni di anni. Il nostro sole ha, invece, 5 miliardi di anni. 10 volte tanti.
Quindi se anche questi ambienti fossero abitabili non è detto che abbiano avuto già il tempo di sviluppare la vita.
2. Poichè i 7 pianeti orbitano così vicino alla loro stella, le forze di marea hanno prodotto quasi sicuramente l’effetto di sincronizzare il moto di rotazione con il moto di rivoluzione, quindi rivolgono sempre la stessa faccia alla loro stella, come fa la luna con la terra; pertanto un emisfero potrebbe essere sempre illuminato e uno sempre al buio e quindi anche sullo stesso pianeta le condizioni di vivibilità possono variare tantissimo.
Che rilevanza ha il fatto che i pianeti individuati sono distanti 40 anni luce dalla terra e che sono quindi relativamente vicini al nostro sistema solare?
E’ uno degli aspetti più importanti di questa scoperta. Rispetto alle distanze tipiche tra le stelle questa è tra le più piccole che ci sono. Quindi con i nuovi telescopi potremo studiare sempre meglio questi 7 pianeti, fino ad arrivare ad osservare la loro atmosfera. Inoltre è incoraggiante sapere che non c’è bisogno di andare a cercare i pianeti così lontano da noi…
Quindi potrebbero essercene altri?
Questo è certo. Secondo stime abbastanza affidabili, circa una stella su due ha almeno un pianeta intorno. Una su cinque ha un pianeta abitabile intorno.
Nella Via Lattea dove ci sono 100 miliardi di stelle, potremmo avere 50 miliardi di pianeti e 20 miliardi di pianeti abitabili.
Numeri impressionanti.
E’ solo questione di tempo trovarli.

stefano giovanardi
Stefano Giovanardi
Astronomo di Zètema per il Planetario di Roma promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
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