Escherichia coli: stanato il “Killer”, si nascondeva tra i germogli di soia

di Roberto Mattei

Le autorità tedesche hanno rinvenuto il batterio in una partita di germogli di soia coltivati da un’azienda di Uelzen, nella Bassa Sassonia, e in via cautelativa, hanno invitato la cittadinanza ad evitare il consumo di tali legumi e di tutti gli altri prodotti provenienti dalla coltivazione incriminata. Le analisi di conferma attese per questa sera.

L’infezione da Escherichia Coli potrebbe essere stata provocata dai germogli di soia coltivati in Germania e mangiati crudi. A sostenerlo, il  Ministro dell’Agricoltura dello Stato Federale della Bassa Sassonia Gerd Lindemann (Unione Cristiano-Democratica, CDU ) nel corso di una conferenza stampa tenutasi domenica, alle 18, nella capitale Hannover.

«Siamo sulla pista giusta –  ha detto il ministro – abbiamo identificato un prodotto che è stato fornito in tutte le località in cui si sono verificate vaste infezioni di EHEC». I ricercatori hanno studiato attentamente un caso analogo a quello tedesco, verificatosi in Giappone nel 1996. In quella circostanza, oltre 9000 persone furono infettate dal pericoloso batterio e la causa venne individuata nel consumo di germogli di ravanello bianco. Tutti i casi inoltre avevano un comune denominatore: il fornitore del prodotto alimentare. Seguendo lo stesso filo logico, gli scienziati tedeschi hanno individuato una correlazione tra la residenza dei vari contagiati, con  il consumo di germogli di soia che erano stati commercializzati in quelle stesse aree da un’azienda di Bienenbuttel, un comune del circondario rurale di Uelzen, nel nord della Germania. In particolare, le persone infettate dal batterio killer avevano mangiato o acquistato il legume in ristoranti e alimentari che si servivano dalla ditta in questione. Nel corso di ulteriori indagini inoltre le autorità tedesche hanno scoperto che lo stabilimento produceva vari tipi di prodotti, tra cui, guarda caso, anche i germogli di ravanello bianco. Resta ancora poco chiara tutta la dinamica che ha portato i germogli di soia sulle tavole dei tedeschi, ma la positività al microrganismo riscontrata nel primo campione analizzato è bastata per ordinare l’immediata chiusura della società coltivatrice. «La loro coltivazione in fusti di vapore dalle grandi dimensioni, alla temperatura di 38 gradi centigradi, crea le condizioni ideali per la proliferazione di vari tipi di batteri» – ha precisato Lindemann nel corso della conferenza stampa – «tracce evidenti conducono a questa azienda quale fonte dell’infezione. Le autorità hanno sequestrato l’intera produzione e ritirato dalla circolazione le merci già vendute e quelle ancora da consumare. Si invita la cittadinanza a non consumare per il momento i legumi prodotti da questo stabilimento perché sospettati di essere il veicolo di trasmissione della malattia». Intanto è salito a 22 il bilancio delle vittime per le complicanze della malattia, 21 nella sola Germania se si esclude l’unico caso di decesso avvenuto in Svezia. L’ha reso noto ieri il Centro Nazionale di Controllo delle Malattie Infettive, il Robert Kock Insitute, che tramite l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha anche diffuso la seguente situazione generale aggiornata al 5 giugno:

 

Germania

  • 627 casi di SEU (sindrome emolitico-uremica, di cui 15 mortali), 54 in più rispetto a sabato 4 giugno;
  • 1536 casi di infezione da EHEC senza sindrome emolitico-uremica (con 6 vittime), 108 contagi in più rispetto al giorno precedente;
  • 31 casi di  SEU

Altri paesi europei

  • 31 casi di SEU (con 1 decesso);
  • 71 infezioni da EHEC (con 0 incidenti mortali)

 

Country

HUS

EHEC

Austria

0

2

Czech Republic

0

1

Denmark

7

11

France

0

10

Netherlands

4

4

Norway

0

1

Poland

1

0

Spain

1

0

Sweden

15

31

Switzerland

0

3

United Kingdom

3

8

 

Stati Uniti d’America

  • n. 2 casi segnalati in precedenza dal Centro di Controllo e Prevenzione di Atlanta

 

Per quanto riguarda l’Italia, si ricorda ancora una volta che si tratta di una psicosi senza fondamento, che porta al mancato acquisto dei prodotti ortofrutticoli danneggiando il mercato nazionale. Sono sufficienti delle normali precauzioni igieniche, come lavarsi le mani prima di mangiare e dopo essere stati in bagno, lavare le verdure o cuocerle prima di consumarle. «Non c’è nessuna epidemia – aveva spiegato giorni addietro il Ministro della Salute Ferruccio Fazio – ma  una trasmissione di tipo alimentare». Che l’allarmismo sia ingiustificato è comprovato anche dal fatto che episodi come quello tedesco si sono già verificati in tempi precedenti anche in altri paesi del mondo e all’origine della malattia c’era sempre un contagio da cibo o bevande:

  • 1985 – Canada: 73 casi con 19 decessi, attribuiti al consumo di sanwiches;
  • 1993 – USA: 732 persone che avevano mangiato hamburghers insufficientemente cotti;
  • 1994 – Regno Unito: 656 casi di infezioni alimentari dovute a Escherichia Coli, con interessamento maggiore dei bambini al di sotto dei 4 anni di età;
  • 1992/1996 – Regno Unito: 381 contagi con 14 decessi. L’infezione fu attribuita al consumo di carne, latte e vegetali;
  • 1996 – Giappone: 9000 casi attribuiti al consumo di germogli di ravanello bianco;
  • 2000 – New York: 1000 casi con 2 decessi, attribuiti all’acqua contaminata;
  • 2003 – USA: 73000 casi di tossinfezione rilevati nell’arco di un anno con 61 decessi;
  • 2004 – Italia: 7 casi di malattia da Escherichia Coli O157;
  • 2004 – Danimarca: 25 casi attribuiti al consumo di latte.

Come vedete nessun morbo sconosciuto ma solo terrorismo mediatico. Per il momento non resta che aspettare i risultati delle analisi  sui prodotti sequestrati (presumibilmente tra stasera e domani mattina)  per convalidare definitivamente l’ipotesi esposte dal ministro Lindemann.

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