Aids: a Trent’anni dalla scoperta del virus si continua a lottare

di Enrico Ferdinandi

In questi giorni si parla molto di epidemie e di virus a causa delle forte preoccupazioni che scaturiscono dal diffondersi del batterio E. Coli ma quest’oggi è il caso di porre l’attenzione su di un altro virus che da trent’anni porta morte e sofferenza in tutto il mondo: L’Aids.
Esattamente trenta anni fa il 5 giugno 1981 le autorità federali Usa segnalarono che cinque giovani gay in California erano stati colpiti da una rara forma di polmonite che solitamente colpiva solo soggetti con un sistema immunitario estremamente basso.

Si trattava della prima annotazione ufficiale di una malattia che in seguito sarà identificata come “Sindrome da immunodeficienza acquisita” ovvero AIDS. Nel corso degli anni il virus ha colpito oltre 60 milioni di persone uccidendone più della metà, solamente negli ultimi anni grazie ai farmaci anti-retrovirali il virus non è più fonte certa di morte ma resta tuttavia un nemico da sconfiggere ancora molto forte, la guerra contro l’AIDS sarà ancora molto lunga.
Nel lontano 1981 la malattia era poco conosciuta molte erano le forme di discriminazione nei confronti degli affetti di Aids e molte erano le preoccupazioni per i possibili contagi. Un saggio di un ricercatore americano, Gottlieb, servì per dare risonanza al fenomeno e per far capire anche ai medici di altre nazioni cosa stava accadendo: tutti i medici ed i ricercatori si trovavano davanti lo stesso quadro clinico:  giovani gay, sani, soffrivano di una malattia in genere presente solo in individui il cui sistema immunitario era totalmente collassato. Tutti quei primi giovani colpiti dal virus persero la vita. Cinque mesi dopo il saggio di Gottlieb, il Centro per le Malattie Infettive di Washington dichiarava che si era in «presenza di un’epidemia». Circa un anno più tardi, la malattia veniva denominata Aids, dalle parole Acquired Immune Deficiency Syndrome
Oggi dopo trent’anni di campagne di sensibilizzazione e di ricerche mediche per prevenire e curare i contagiati il quadro della situazione sembra molto più positivo anche se ancora c’è molto lavoro da fare. 
Dopo un inizio caratterizzato dal panico della popolazione, dalla confusione, dal razzismo anti gay, dall’ipocrisia e  dalla paura sembra che finalmente la popolazione sia in grado di affrontare il problema Aids con maggior giudizio e con le giuste precauzioni. Tuttavia non ci si deve mai scordare che è necessario tenere sempre alto il livello d’informazione in merito all’Aids fra gli individui al fine arrivare un giorno ad annientare questa epidemia.
Dal rapporto dell’Onu si evince che grazie ai finanziamenti arrivati da organizzazioni private e pubbliche, da paesi più ricchi e da singoli individui, si è riusciti a diffondere il trattamento antivirale a milioni di persone anche nei Paesi in via di sviluppo riuscendo così a salvare decine di migliaia di vite.
Ciò non basta, sono più di 6 milioni le persone nei Paesi in via di sviluppo che assumono il cocktail di medicine che li mantiene in buona salute, ma ce ne sono almeno altri 9 milioni che ancora non ricevono le medicine salvavita. La vice-segrataria dell’Onu, Asha-Rose Migiro ha ieri insistito: «Il progetto di arrivare entro il 2015 a un livello universale di accesso alle cure e alla prevenzione deve diventare realtà».
Mentre il segretario generale dell’Onu nell’introduzione al rapporto ha scritto: «Siamo a un crocevia: il numero delle persone infettate e il numero dei morti va diminuendo, ma le risorse internazionali necessarie per mantenere questo progresso, per la prima volta negli ultimi dieci anni sono diminuite».

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