Erasmus, 30 anni e non sentirli: tutto quello che non sapevi

Erasmus, 30 anni e non sentirli: tutto quello che non sapevi
fonte immagine: www.euractiv.com

Nel 2017 l’Erasmus compie 30 anni e, a giudicare dagli ultimi risultati, sembra godere ancora di ottima salute; il programma di mobilità internazionale fu lanciato, infatti, nel 1987 e i pionieri del fortunato progetto furono in 3.200 da 11 paesi. L’Europa si prepara a festeggiarlo con una serie di appuntamenti in giro per il continente e noi cogliamo l’occasione per fare il punto sull’Erasmus con qualche dato.

L’Erasmus in generale e nel Bel Paese

Le ultime informazioni disponibili per l’anno 2014-2015 parlano di oltre 290.000 studenti iscritti al programma Erasmus, che quindi si può a diritto annoverare tra i progetti europei che hanno riscosso più successo arrivando addirittura a far parlare di una vera e propria ‘generazione Erasmus’ per gli studenti del nuovo millennio. Sempre nel 2015 una borsa di studio media si attestava intorno ai 281€ mensili per partecipante.

La destinazione di gran lunga più ambita in tutta Europa rimane la Spagna, con Germania e Regno Unito a seguire. L’Italia figura al quinto posto con 21.564 arrivi, stretta tra la Francia in quarta posizione e la Polonia in sesta. Lo stivale registra nel complesso più partenze che arrivi, perché sono in 31.051 gli Italiani che hanno usufruito dell’Erasmus nel biennio 2014-2015, e che ci collocano in quarta posizione per numero di partecipanti in assoluto. Il podio delle nazioni che inviano più giovani all’estero vede infatti in prima posizione la Francia (39.985) tallonata dalla Germania (39.719); al terzo posto troviamo invece la Spagna con 36.842 iscritti.

Per quanto riguarda invece le università italiane maggiormente gettonate, nel 2015 si colloca in prima posizione l’ateneo di Bologna, seguito dalla Sapienza di Roma e dal Politecnico di Milano che strappa il terzo posto all’Università di Firenze. Se in Italia incontrerete uno studente Erasmus è probabile che avrete a che fare con uno Spagnolo, i più presenti in assoluto nel nostro paese, seguiti dai Francesi e dai Tedeschi. Gli Italiani hanno conquistato il primo posto per presenze tra gli studenti Erasmus solo in due nazioni: Spagna e Malta, mentre nel 2014 i nostri connazionali che aderivano al programma sceglievano come destinazione per lo più (in ordine) Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Portogallo.

Perché sì e perché no

Quali sono le motivazioni che spingono maggiormente un giovane a partecipare all’Erasmus? Se interrogati, il 90% risponde di averlo fatto per motivazioni personali più che per carriera citando come giustificazione la voglia di vivere all’estero, di incontrare nuove persone, di imparare lingue straniere. Solo secondariamente viene menzionata la maggiore possibilità di essere assunti, e chi lo fa vorrebbe che l’Erasmus lo portasse a lavorare all’estero e solo in secondo luogo in patria. In ogni caso, per le nazioni del sud del continente la possibilità futura di trovare lavoro ha un fascino molto più alto che in tutte le altre aree. Sempre il sud registra il primato negativo del maggior numero di studenti che non può partecipare al programma per motivazioni finanziarie, che è un fattore rilevante per più della metà di chi non partecipa.

Benefici

Che l’Erasmus sia un’esperienza molto importante nella vita di chi vi prende parte non è certo un mistero. Certifica questa percezione un recentissimo Studio sull’Impatto dell’Erasmus (EIS) che rielabora dati raccolti nel 2014 arrivando a sostenere che sei mesi di programma causano in media un cambiamento nella persona equivalente a quattro anni di vita normale. Basandosi sull’analisi di sei fattori (tolleranza, curiosità, sicurezza di sé, serenità, decisione e capacità di problem-solving), l’indagine mostra come l’Erasmus porti a significativi incrementi delle capacità individuali che, per altro, sono in media più alti rispetto ai non mobili già prima di partire. Va però detto che tra i paesi del sud Europa si registra il maggior divario tra le competenze effettivamente acquisite tramite il soggiorno all’estero e la percezione che ne hanno i soggetti stessi; in parole povere gli studenti del meridione dell’Ue sono quelli che sono più esposti a sovrastimare i benefici acquisiti grazie all’Erasmus.

Sempre per quanto riguarda i paesi del sud, lo stesso studio mette in luce come il tasso di disoccupazione a lungo termine per gli ex-Erasmus sia la metà di quello dei loro coetanei. Inoltre il 32% di loro pensa di creare una start-up, mentre il 9% del totale degli ex-partecipanti riesce anche a fondarla.

Per concludere una curiosità sulla vita di coppia: tra gli ex-Erasmus, uno su tre ha un partner di nazionalità differente dalla propria (la media è invece il 17%) e il 27% lo ha incontrato proprio durante il periodo di soggiorno all’estero.

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