ESCHERICHIA COLI: adesso “il killer” fa paura.

di Roberto Mattei

Per i ricercatori cinesi si tratta di «una variante nuova del batterio, estremamente contagiosa e tossica, resistente ad alcune classi di antibiotici»: dilaga la psicosi in tutta Europa e crolla il mercato dell’ortofrutta.

Adesso l’Escherichia Coli fa paura. E’ psicosi in tutta Europa per le ultime dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, tramite la sua portavoce, Aphaluck Bhatiasevi, ha fatto sapere che si tratterebbe di un ceppo che «non è mai stato individuato prima in un focolaio di infezione».

A fare la scoperta gli scienziati cinesi  del Genomics Institute di Pechino che dopo aver analizzato i geni del batterio tedesco di Escherichia Coli sono giunti alla conclusione che «la variante è nuova, estremamente contagiosa e tossica, resistente ad alcune classi di antibiotici». Intanto altri paesi continuano a segnalare casi di sindrome emolitico-uremica (SEU o HUS) ed entero-emorragico da Escherichia Coli (EHEC). Dallo scorso 2 giugno, nella sola Germania sono stati segnalati 520 casi di SEU, di cui 11 mortali, e 1213 di EHEC (6 mortali), portando il totale in terra tedesca a 1733 contagiati e 17 morti. Altri focolai vengono notificati da: Austria (SEU 0 – EHEC 2), Repubblica Ceca (0 – 1), Danimarca (7 – 10), Francia (0 – 6), Olanda (4 -4), Norvegia (0 – 1), Spagna (1 – 0), Svezia (15-28), Svizzera (0 – 2), Regno Unito (3 – 4) e Stati Uniti d’America (2 -0), per un totale nel resto del mondo di 32 casi di sindrome emolitico-uremica, 58 casi di EHEC e un morto accertato (Svezia). Inclusi i dati tedeschi, 552 sarebbero i casi di sindrome emolitico-uremica nel mondo (12 mortali) e 1271 quelli di EHEC (6 mortali), portando il numero totale dei contagi da Escherichia Coli a 1823, di cui 18 fatali.

Incerto ancora il veicolo di trasmissione del contagio. Scartata l’ipotesi dei cetrioli di importazione spagnola e olandese contaminati, le autorità sanitarie vogliono cercare di capire se il contagio avviene da persona a persona oppure da un’unica fonte; in quest’ultimo caso dovremmo tornare a ipotizzare una non identificata intossicazione alimentare. Per il momento l’unica certezza è che tutto ha avuto inizio ad Amburgo e che i vari casi, eccetto due ancora in fase di accertamento, si riferiscono a persone che risiedono o hanno recentemente visitato la Germania settentrionale nei giorni scorsi (il periodo di incubazione è di 3, 4 giorni). La situazione generale è aggravata dai comportamenti ingiustificati da parte di alcuni Stati e  della popolazione, nonché dalla tensione che si è sviluppata all’interno dell’UE: la Russia ha deciso di interrompere le importazioni di ortaggi e frutta dai paesi dell’Unione Europea; la paura di contrarre l’infezione ha fatto crollare le vendite di prodotti ortofrutticoli nel vecchio continente;  il governo spagnolo ha chiesto alla Germania i danni, per la grave perdita economica causata ai propri produttori agricoli dalle conclusioni affrettate del governo tedesco che,  senza giustificato motivo, ha attribuito la causa dell’infezione ai cetrioli ispanici.

In Italia, secondo una nota della Coldiretti, la contaminazione da batteri di Escherichia Coli è motivo di preoccupazione per il 79% degli italiani. Insomma, una fobia generale che non trova fondamento poiché come ribadito dalla OMS e dalle organizzazioni nazionali sanitarie, per evitare la trasmissione del batterio sono sufficienti alcune normali precauzioni igieniche: lavare accuratamente i prodotti ortofrutticoli, lavarsi le mani prima di mangiare e dopo essere stati in bagno. Per cercare di placare il crescente e ingiustificato clima di inquietudine che si sta sviluppando anche nel nostro paese è intervenuto il ministro della salute Ferruccio Fazio evidenziando come il rischio di contagio sia circoscritto alla Germania del nord e ribadendo che per l’Italia non c’è nessun pericolo. «Stiano tutti tranquilli» – ha detto il ministro – «c’è una trasmissione di tipo alimentare».

Tuttavia, le paure degli italiani, così come quelle di tutti gli europei scaturiscono dal rincorrersi di notizie contraddittorie scaturite da una cattiva informazione dei media, ma anche degli organi governativi che, con le loro affermazioni affrettate e a volte anche esagerate, non fanno altro che alimentare la situazione di ansia che si è generata nella popolazione.

A riguardo, Fazio ha tenuto a precisare che «questa non è come un’epidemia». In effetti, a confermare le affermazioni del ministro ci sarebbero anche le ultime dichiarazioni di Reinhard Brunkhorst, presidente della Società Tedesca di Sofrologia, che ha fatto sapere che il numero delle infezioni sembra essersi stabilizzato. Gli scienziati comunque non si fermano e stanno cercando di trovare l’antibiotico che possa sconfiggere l’infezione, tra quelli attualmente disponibili. Il problema della resistenza agli antibiotici riguarda un po tutti i microrganismi. Ciò è dovuto non solo all’uso indiscriminato che spesso noi esseri umani facciamo di questi medicinali ma anche alla loro costante somministrazione agli animali d’allevamento per curarne le malattie e incrementarne la crescita. Alcuni di questi batteri diventano col tempo più resistenti, entrano nella catena alimentare e … il gioco è fatto!

Ormai comunque è solo questione di ore e l’antibiotico che fa al caso nostro, prima o dopo, salterà fuori.

 

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