Esperimento sociale per varcare i confini della realtà

Esperimento sociale per varcare i confini della realtà
(fonte immagine: fanpage.it)

A Napoli è stato condotto un esperimento sociale al mercato che prevedeva la vendita di una ragazza nigeriana per vedere le reazioni delle persone

È stato condotto a Napoli un esperimento sociale ideato dal giornale online Fanpage.it per osservare le reazioni dei passanti alla vista di un essere umano messo in vendita.

L’esperimento è stato ambientato in un mercato a Napoli, diretto da Ugo Capolupo che si è finto il venditore dell’attrice e modella Etiosa Agbontaen. In particolare, questo esperimento riprende l’idea di una candid camera di Nanni Loy che andò in onda nel 1964. L’intento è vedere come sono cambiati i pregiudizi nei confronti degli stranieri, quali sono le reazioni dei passanti, in che modo può realizzarsi il razzismo nei confronti dell’essere umano in generale.

L’esperimento prevede questa ragazza nigeriana seduta su una sedia, tra le varie bancarelle di un mercato e appeso al collo un cartello con su scritto “in vendita”. Il venditore dice che è tutto regolarmente autorizzato dal Comune che ha dato il decreto di “smaltire i profughi di Lampedusa” e che ciò che chi la compra deve assicurare è “un posto letto e una paghetta”.

Le reazioni dei passanti

Quello che ci si aspetterebbe – specialmente nel 2016 – è che ci fosse una reazione abbastanza omogenea tra i vari passanti, ovvero tutti inorriditi alla vista di un cartello che indichi la messa in vendita di un essere umano. Eppure, noi persone ci macchiamo sempre della colpa dell’indifferenza, della colpa della disumanità. Ovviamente esistono le eccezioni che non vanno dimenticate, il problema è che purtroppo ancora sembrano rimanere solo eccezioni, quando invece dovrebbero essere la regola.

Le reazioni dei passanti, di chi si trovava al mercato, sono tra le più disparate e varie. C’è chi è passato totalmente indifferente di fronte quella che non dovrebbe – e non deve – sembrare una cosa normale. C’è chi chiede solo per curiosità, chi l’ha presa con ironia sorridendo o, dicendo che “ne hanno già una”. Chi critica il cartello che la ragazza tiene al collo con l’osservazione che in qualità di essere umano non va messo in vendita, e che al massimo ciò che viene messo in vendita è “l’opera” che la ragazza compie. Molti stranieri sono indignati e si rivolgono direttamente alla ragazza per sapere se sta bene.

Disumanamente un uomo si ferma e chiede se sappia cucinare, un altro è preoccupato del fatto che non mangerebbe il loro stesso riso. Una donna annuncia il suo desiderio di comprarla come “lava per terra” e che potrebbe darle una mano con degli anziani che assiste. Come si può essere così naturali di fronte una tale provocazione? Un essere umano tra le bancarelle, messo in vendita come fosse un vestito appeso ad una stampella, come non può provocare un’indignazione generale?

Quanto sappiamo essere squallidi: non bastava chi si preoccupava se la ragazza sapesse cucinare o lavare, non bastava chi rimaneva interdetto di fronte l’eventuale sostentamento economico della ragazza, noncurante che ciò che si trovava di fronte fosse un essere umano in vendita. A questo si aggiunge chi chiede il costo della ragazza e nota la sua bellezza e la sua giovinezza. L’uomo in questione vede in questa ragazza un rimpiazzo con la moglie con cui da tre mesi è separato. Non contento della sua inumanità manifesta, a questo aggiunge una domanda: “Non è che quando torna a casa diventa una selvaggia?” e alla risposta che il carattere della ragazza è docile, l’altra sua domanda è se parli italiano. In quel caso si rivolge a lei, chiedendole se appunto parla un po’ di italiano. Rendiamoci conto della gravità: una donna ha un cartello con scritto “in vendita” e la cosa che preme all’uomo sapere è se sappia un “po’ di italiano”.

La vendita della donna è accordata, stretta di mano tra l’uomo che la vuole comprare – che si accerta che tutto venga fatto con il massimo della discrezione perché anche “i vigili lo conoscono” – e il finto venditore.

Arrivano poi, per fortuna – le eccezioni.

Un uomo s’indigna alla vista del cartello, non è “giusto” dice, una donna che lavora ai servizi sociali minaccia di chiamare i vigili.

Siamo davvero evoluti?

Il video che mostra l’esperimento sociale si conclude con la seguente citazione di Martin Luther King: «Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano».

Citazione emblematica, vera, specie in questo nostro tempo di profonda indifferenza nei confronti dei problemi sociali, nei confronti dell’altro, nei confronti dello straniero. Pregiudizi che non fanno altro che scavare nella già esistente e profonda frattura dell’essere umano. Un essere umano passivo, che si lascia attraversare, o che consciamente attraversa, provocazioni tali che dovrebbero farci rimanere immobili e pietrificati.

Nel 2016 non è possibile che si reagisca con indifferenza, con ironia, di fronte un cartello che indica la messa in vendita di un essere umano. Peggio ancora è che si reagisca con preoccupazioni del tipo il carattere una volta comprata e portata a casa.

La cosa peggiore di tutto questo è che, in fondo, quelle reazioni disumane, non sorprendono più di tanto, non ci sorprendono, al contrario, ci sorprende la sopracitata eccezione.

Quanti di voi infatti – forse – guardando il video si sono aspettati reazioni come quella dell’uomo che dice di voler rimpiazzare la moglie comprando quella ragazza a mille euro?

Avremo sicuramente provato disgusto – o almeno auguriamoci che tutti lo abbiano provato – quando l’uomo in questione ha aggiunto, alle già assurde domande, l’affermazione “è anche giovane”, ma quanti si sono effettivamente meravigliati di questa risposta?

Forse qualcuno sì, purtroppo non la stragrande maggioranza, perché sembra un’ovvietà questo nostro modo d’essere orribile.

Come possiamo allora definirci evoluti di fronte tutto questo? Non credo che il progresso consista solo nella potenza di uno smartphone o nella realtà aumentata. Forse il progresso consiste anche nel nostro modo di vedere le cose, nel nostro modo di pensare e nel nostro modo di reagire di fronte le ingiustizie.

La verità è che non potremo definirci evoluti veramente, finché il nostro senso di umanità, il nostro essere persone, ma esserlo per davvero, smetta di essere un’eccezione e diventi la regola.

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