Il contestato spot di Casoria: quando l’ironia non funziona

“Elimina tutte le tracce”. Niente di sconvolgente nel leggere uno slogan del genere in una pubblicità che parla di uno strofinaccio in microfibra, ma allora perché l’azienda Clendy di Casoria, che si occupa di prodotti per l’igiene della casa, è finita nella bufera? Perché lo slogan fa da cornice, in entrambe le versioni esistenti della pubblicità, a un omicidio.

I cartelloni, apparsi a Napoli e provincia, successivamente rimossi in seguito alle polemiche, raffigurano in un caso –il più criticato- un uomo seduto sul letto, lo sguardo torvo e un panno da pulizia in mano, dietro di lui, fra le lenzuola sfatte, le gambe nude ed inerti di una donna; nella seconda versione invece, la situazione è ribaltata: non siamo più in una camera da letto ma in un ufficio, stavolta è l’uomo la vittima che giace a terra, in giacca e cravatta, mentre la donna in primo piano -tacco, minigonna, camicetta vezzosa-  brandisce il miracoloso panno.

Proprio la versione con la donna-vittima ha scatenato l’ira di alcune parlamentari di Pd e Sel, che hanno invocato l’intervento della Boldrini, mentre, dallo schieramento opposto, si è levata la voce di Mara Carfagna rivolta all’attuale ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità Elsa Fornero, la quale ha provveduto a fermare la campagna. C’è da notare però come, in una battaglia che poteva essere bipartisan, la frattura destra-sinistra rimanga ancora incolmabile; un primo segnale si era infatti già avuto durante il discorso di insediamento alla Camera di Laura Boldrini: proprio mentre questa leggeva il passaggio sull’importanza di attuare politiche di salvaguardia della dignità e della sicurezza della donna, le parlamentari Pdl, fra cui la stessa Carfagna, erano state fra i pochi onorevoli presenti a non applaudire.

Ritornando alla polemica sulle pubblicità della Clendy,  a livello locale è stato l’assessore Pina Tommasielli a intervenire, parlando di “spot inaccettabile”. La pesante accusa è di ledere la dignità della donna e istigare al femminicidio.

Il consulente marketing dell’azienda, Stefano Antonelli, si è detto stupito delle reazioni suscitate dai cartelloni e  ha provato a difendere la campagna sottolineandone l’intento ironico. In particolare, durante  un’intervista al Tg3, ha rimarcato di aver volutamente evitato di inserire sullo sfondo oggetti come corpi contundenti e armi, in modo da evitare un troppo esplicito riferimento a una scena del crimine. Frase, quest’ultima, non troppo convincente considerando che tutta la pubblicità si gioca sull’ambiguità “eliminare le tracce di sporco/eliminare le tracce di un omicidio”.

Molto rumore per nulla? Se l’intenzione dell’azienda poteva anche essere buona, smarcarsi magari dall’abusato binomio casalinga-prodotti per pulire, il risultato però è discutibile: prima di tutto le affissioni non hanno alcunché di caricaturale, complice forse una fotografia troppo fredda e patinata, che ne suggerisca una lettura divertita. Inoltre, quella che doveva essere l’uscita da uno stereotipo, ne diventa la conferma di un altro: la donna vittima in casa,  femme fatale in ufficio. Quantomeno indelicato, per finire, proporre uno spot del genere proprio nell’anno in cui si parla di vera e propria emergenza riguardo alla violenza sulle donne.

 

Eliana Rizzi

30 marzo 2013

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