Aids, negli Usa il primo straordinario caso di guarigione dall’Hiv

Una squadra di ricercatori ha reso noto, domenica 3 marzo negli Stati Uniti, del primo caso di guarigione di un bambino contagiato dalla nascita dal virus dell’HIV (acronimo dall’inglese Human Immunodeficiency Virus) trasmessogli dalla madre. Il virus tuttavia non è stato completamente sradicato ma la sua presenza è talmente debole che il sistema immunitario può controllarlo sotto trattamento antiretrovirale. La notizia è stata resa nota nel corso della 20° conferenza annuale su retrovirus e le infezioni che si è tenuta lo scorso week-end ad Atlanta, nello Stato della Georgia

 

Nuovi test dovranno essere praticati per vedere se questo trattamento può applicarsi ad altri bambini ad alto rischio. L’unica guarigione completa ufficiale riconosciuta al mondo è quella dell’americano Timothy Brown, detto “il paziente di Berlino”, che venne dichiarato guarito dopo il trapianto di midollo osseo di un donatore che presentava una mutazione genetica rara impedendo al virus di penetrare nelle cellule.

Il bambino originario del Mississippi, nato da una madre sieropositiva non curata, è stato invece preso in cura dal pediatra Hannah Gay, dell’ospedale universitario di Jackson ed ha ricevuto una terapia iniziata poco meno le trenta ore dopo la nascita, ancora prima che gli esami accertassero effettivamente che era infetto. Questo trattamento precoce spiega probabilmente la sua guarigione “funzionale” in quanto secondo i ricercatori ha bloccato la formazione delle riserve virali che sarebbero poi state difficili da trattare. 

Queste cellule contaminate rilanciano l’infezione nella maggior parte delle persone sieropositive nelle settimane successive all’arresto retrovirale. “Fare una terapia retrovirale nei neonati potrebbe permettere di ottenere una lunga condizione senza antiretrovirali impedendo la formazione delle riserve virali nascoste”, ha sottolineato Deborah Persau, virologa del centro ospedaliero universitario Johns Hopkins presso Baltimora nel Maryland.

I test hanno dimostrato una diminuzione progressiva della presenza virale nel sangue del neonato finché il virus non sia rilevabile 29 giorni dopo la nascita. Il bambino è stato trattato con antiretrovirali fino a diciotto mesi e i medici hanno effettuato esami del sangue standard che non hanno rilevato la presenza del virus HIV.

La soppressione della carica virale dell’HIV sena trattamento è eccessivamente rara, essendo stata osservata in meno dello 0,5% degli adulti infettati. Secondo i virologi, il caso della bambina apparentemente guarita potrebbe cambiare la pratica medica attuale mettendo in luce il potenziale di un trattamento antiretrovirale applicato da subito in tenera età. Il trattamento antiretrovirale delle donne incinte permette attualmente di evitare di trasmettere il virus al bambino nel 98% dei casi. 

 

Manuel Giannantonio

4 marzo 2013

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