Fertility day, la Lorenzin risponda a queste domande

Fertility day, la Lorenzin risponda a queste domande

Non poteva esserci piano di comunicazione più sbagliato da parte del ministero della Salute in difesa della fertilità. Dopo giorni di accese polemiche e sfottò sul web, anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, prende le distanze dalla campagna promossa dal ministro Beatrice Lorenzin sul “Fertility day, commentando: “Non conosco nessuno dei miei amici che fa un figlio perché vede un cartellone pubblicitario”. Nonostante proprio il Consiglio dei ministri il 28 luglio avesse approvato l’istituzione del Fertility day il 22 settembre, il premier aggiunge: “Non sapevo niente di questa campagna, la mia opinione è che se vuoi creare una società che torna a fare figli devi creare situazioni strutturali come asili nido e tempi di lavoro delle famiglie”.

Un governo distratto e con la memoria breve; è infatti, lecito domandarsi se sia rimasto solo uno slogan il “mille asili in mille giorni” pronunciato dal nostro stesso premier.

Andando oltre le polemiche sui costi della campagna per il fertility day che secondo il ministro Lorenzin ammonterebbero a un totale di  28.000 euro, c’è da domandarsi quale sia stata l’efficacia della stessa. I messaggi sessisti e le immagini discriminatorie utilizzate per divulgare informazioni scientifiche sulla procreazione hanno, infatti, irritato i più.

“La bellezza non ha età, la fertilità sì”

Tra le locandine che hanno maggiormente urtato la sensibilità femminile c’è quella che ritrae una donna che in una mano tiene una clessidra e che con l’altra si tocca il ventre ammonendoci: “La bellezza non ha età, la fertilità sì”, da poco sostituito, a causa delle polemiche, con: “La donna e i suoi ovociti: nascono e invecchiano insieme”.

Penso che molte di noi si siano sentite offese da questo messaggio, perché se è vero che dopo i 35 anni di età per una donna di sicuro si riduce la fertilità, e ammesso (‘?) anche che da parte di alcune ci sia ignoranza o scarsa attenzione alla questione, la procreazione in un Paese civile non può essere avvertita come un dovere, semmai come un diritto. Ma il nostro Stato cosa fa per tutelarlo? A questo dovrebbe rispondere la Lorenzin.

Cosa dice alle tante donne che in conseguenza di patologie come l’endometriosi, o per cause inspiegabili, vorrebbero ma non riescono ad avere un figlio? Perché la sanità pubblica non le supporta adeguatamente, costringendole nella maggior parte dei casi a rivolgersi a strutture private affrontando spese di migliaia di euro? Un percorso di fecondazione assistita in Italia in un centro privato si aggira sugli 8.000 euro.

 Da anni si dibatte se inserire l’endometriosi nei Lea (livelli essenziali di assistenza), e, nonostante l’approvazione di ordini del giorno in Parlamento, la questione viene eternamente rinviata.

Problemi sociali ed economici

Andando oltre gli aspetti prettamente sanitari, il governo si domanda come mai le coppie ritardano sempre di più il tempo di diventare genitori?

Pensare che ciò avvenga per egoismo o per scarsa percezione del tempo che passa, è molto riduttivo.

Cosa risponde il governo a chi, spesso, si sente chiedere nei colloqui se ha intenzione di avere figli? E a quelle donne alle quali non viene offerto un contratto a tempo indeterminato per il rischio che poi restino incinta? Situazioni vissute in prima persona da chi scrive.

Non domandiamoci più a questo punto perché l’Italia invecchia, i dati Istat ci dicono che il 65% dei giovani tra i 18 e 34 anni vive ancora con i genitori. Le difficoltà nel trovare un lavoro  stabile e le retribuzioni spesso non adeguate si scontrano con il desiderio di molti di mettere su famiglia.

Una campagna che urta la sensibilità

Ecco allora che la campagna della Lorenzin sulla fertilità appare non solo inefficace ma anche offensiva della nostra sensibilità. Della sensibilità di quelle donne che vivono quotidianamente con disagio le difficoltà nel concepimento, o di quelle che sognano la maternità ma non hanno un partner con il quale condividere questa scelta, o ancora di quelle che hanno subìto il trauma di un intervento che rende loro impossibile avere un figlio.

Più efficace sarebbe stato da parte del ministero favorire screening gratuiti per tutta la popolazione per prevenire quelle patologie che possono compromettere la fertilità, e che vengono promossi solo da alcune regioni, puntando su politiche che facciano sentire le donne tutelate e non offese da sterili slogan.

 

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