Ad Auschwitz, il Papa parla con il silenzio

Ad Auschwitz, il Papa parla con il silenzio

“Signore, abbi pietà del tuo popolo, Signore, perdona tanta crudeltà”, questo il messaggio che Papa Francesco ha lasciato stamane sul Libro d’onore del campo di concentramento, come riportato dall’account Twitter del Museo Memoriale di Auschwitz.

Queste le uniche parole che segnano la visita del Papa nel campo di sterminio nazista dove morirono tra il 1940 e il 1945 oltre un milioni di ebrei, 23 mila rom e 15 mila prigionieri di guerra sovietici. Bergoglio per onorare le vittime della shoah sceglie la forza del silenzio e della preghiera.

Tante parole sono state spese ovunque per commemorare gli orrori di cui si è infangata l’umanità nel secolo scorso, il Papa sceglie invece il silenzio, che riecheggia in questo suo percorso sui luoghi della memoria.

Papa Francesco già nel viaggio in Armenia, ricordando il genocidio aveva intrapreso un percorso di recupero della memoria, andando alla ricerca della verità, anche di quella più scomoda  riconoscendo le responsabilità di ognuno e chiedendo pietà a Dio.

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Immagini fortissime quelle che vengono rilanciate oggi sulle testate mondiali, a margine delle Giornate Mondiali della Gioventù di Cracovia.

 

 

Francesco, solo, capo chino, visita come un comune pellegrino il lager più famoso della storia. Raggiunge il Blocco 11 e la piazza d’appello, dove venivano effettuate le esecuzioni, sfiora i pali dove venivano impiccati i prigionieri. Le uniche parole del Papa sono rivolte ad undici sopravvissuti, che bacia ed abbraccia.

Entra, in solitudine, nella cella dove era rinchiuso San Massimiliano Kolbe, martire della carità, il francescano che offrì la sua vita al posto di quella di un padre di famiglia, suo compagno di cella condannato a morte.

Qui solo, in ginocchio, resta in preghiera per diversi minuti.

Visita, poi, il Birkenau, il campo di sterminio per eccellenza. Percorre a piedi il vasto piazzale con il monumento alle vittime, dove pone una lampada votiva, passando davanti alle lapidi con le iscrizioni in varie lingue.  Si sofferma a leggere le iscrizioni e resta in preghiera mentre il rabbino capo di Polonia, Michael Schudrich intona il salmo 130 De Profundis.

Francesco è il terzo Papa che visita Auschwitz. I suoi predecessori, il polacco Giovanni Paolo II (7 giugno 1979) e il tedesco Benedetto XVI (28 maggio 2006), non avrebbero probabilmente potuto, per l’intreccio tra la storia del Novecento e la loro nazionalità, fare la scelta del silenzio che ha fatto oggi Francesco.

Come ha detto il rabbino argentino Abraham Skorka, amico personale del Papa che lo ha accompagnato nella visita, Bergoglio ha dato “un messaggio di impossibilità di dire qualcosa davanti all’orrore della Soah”.

Lo stesso Jorge Mario Bergoglio lo aveva preannunciato, sul volo di ritorno dall’ultimo viaggio, in Armenia: “Io vorrei andare in quel posto di orrore senza discorsi, senza gente, soltanto i pochi necessari… Ma i giornalisti è sicuro che ci saranno! Ma senza salutare questo, questo… No, no. Da solo, entrare, pregare… E che il Signore mi dia la grazia di piangere”.

Nell’anno del Giubileo della Misericordia, Papa Francesco nella sua estrema umiltà sembra pregare Dio di perdonare, di essere caritatevole con quegli uomini che furono capaci di commettere l’atroce crimine dell’olocausto. Il suo silenzio è un messaggio rivolto all’intera umanità, minacciata dai continui allarmi terroristici, perché non si arrivi mai nella storia ad un’altra Auschwitz.

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