INTERVISTA | Retake Milano, lasciamoci contagiare dalla bellezza

INTERVISTA | Retake Milano, lasciamoci contagiare dalla bellezza
Retake Milano in via Borsieri il 23 luglio 2016

«La bellezza attira, la bruttezza respinge. Che significa questo? Significa che dobbiamo cercare la bellezza e sfuggire la bruttezza? No, significa che dobbiamo cercare quello che dà come conseguenza la bellezza, e fuggire quello che dà come conseguenza la bruttezza». Come scriveva Lev Tolstoj, la bellezza ha una forza magnetica, un’attrazione, e troppo spesso sottovalutiamo l’importanza del mantenere bello ciò che ci circonda.

retake milano
Retake Milano in via Borsieri il 23 luglio 2016

Ci si abitua a vivere immersi nel degrado e nella trascuratezza, limitandosi a qualche accenno di lamento verso chi deturpa e verso chi non provvede a ripulire. Tante parole che Retake Milano, «movimento spontaneo di cittadini, apartitico, che promuove il decoro urbano, l’orgoglio civico, il volontariato, l’educazione e l’arte legittima», ha trasformato in azioni, concretissime. Così concrete da ricevere un riconoscimento al “AIR QUALITY ALLIANCE INTERNATIONAL AWARD 2016” per l’impatto sociale, per la «scelta di togliere il degrado delle tag e abbellire con murales attraverso prodotti che non inquinano (non si usano le bombolette spray che contengono sostanze tossiche), riducendo l’inquinamento e abbattendo i batteri».

Il fascino dei retakers ha conquistato anche noi di 2duerighe, speriamo contagi anche voi leggendo l’intervista con il responsabile di Retake Milano (cliccate un bel mi piace www.facebook.com/retakemilano).

Ciao Andrea, in questo momento sei fuori da San Vittore, non vi occupate quindi solo di rigenerazione urbana, di bellezza e decoro, ma la vostra organizzazione no profit ha anche uno sguardo allargato all’aspetto sociale del vivere la propria città e alle infinite possibilità delle risorse umane. Per chi non conosce la vostra realtà, cos’è Retake Milano?

Retake Milano è attiva sul territorio da molti anni, ultimamente però ha vissuto una evoluzione incredibile anche grazie ai cittadini che si sono inseriti come volontari nella nostra organizzazione. Siamo nati principalmente per arginare un problema, quello del graffitismo vandalico ai danni di muri, pensiline, mezzi pubblici, monumenti. Ci siamo poi evoluti su più fronti perché crediamo che il nostro messaggio possa essere declinato in diversi modi, attraverso la partecipazione di nuovi partner già attivi in città. Abbiamo sostanzialmente unito le competenze di altri soggetti per far sì che il proponimento alla base diventasse unico. Quello di San Vittore è un progetto di inclusione; abbiamo infatti portato avanti un discorso all’interno del carcere con i detenuti stessi e i cittadini volontari che entrando nelle celle potevano così lavorare fianco a fianco con i detenuti per cambiare il colore delle pareti che in origine non era particolarmente felice e influiva sullo stato d’animo di chi doveva viverci obbligatoriamente. L’impatto è stato molto forte, sia per noi volontari che per i detenuti, stupiti da questa iniziativa che al momento risulta essere unica proprio per questa azione congiunta con i cittadini. Un beneficio psicologico che dura nel tempo, anche perché il nuovo colore consente di vivere meglio gli spazi da parte dei detenuti.

Quanto è importante e quanto fa la differenza la bellezza del posto in cui si vive, che sia la cella dei detenuti o la periferia di una città?

La bellezza è un termine che può essere interpretato in maniera differente; in realtà è un parametro che porta benefici a 360 gradi e a più persone, senza entrare troppo nel tecnicismo estetico-filosofico del termine stesso. Fondamentalmente noi non facciamo altro che riprendere(ci) – infatti non a caso si chiama Retake – ciò che la città stessa ha già di partenza: il nostro patrimonio urbanistico, artistico ed architettonico, invidiato da tutti quanti. Ci definiscono il Belpaese, ma purtroppo non sempre ci meritiamo ciò che abbiamo ereditato dal passato, in quanto ci dimentichiamo la nostra storia, vivendo passivamente ciò che ci circonda. Questo atteggiamento porta a declinare le responsabilità a soggetti che sono apparentemente lontani da noi, cioè le istituzioni, le quali dovrebbero provvedere a ripristinare la bellezza dei luoghi svolgendo attività di riqualifica. È vero fino ad un certo punto, in quanto lo Stato siamo noi. Non deve però essere percepita come una parola che ha perso il suo significato originario perché rimasticata troppe volte, ma come un vivere la propria città, che è di fatto di chi la abita, dei cittadini, e non del Comune e dello Stato. Da questo pensiero semplicissimo, abbiamo iniziato ad attivarci in prima persona, in modo concreto, senza il supporto economico di nessuno se non con i soldi che i privati mettono a disposizione per comprare il materiale necessario per riqualificare. Un’azione diretta, la nostra, che non solo ci rende felici ma ci fa sentire ancora più nostra la città mentre svolgiamo i vari interventi. Quindi un approccio differente rispetto al concetto culturale astratto di bellezza, di valorizzazione del patrimonio culturale affidato agli esperti del settore. Da noi è tutto molto concreto e vicino al cittadino, che in prima persona può fare la sua parte.

Esistono altre realtà come la vostra in Italia?

Certo. Per esempio, siamo presenti anche a Roma, ci sono 1500 volontari ma è una città di dimensioni maggiori rispetto a Milano, in cui il degrado è difficile da combattere perché più diffuso. I nostri amici e fratelli romani di Retake Roma ce la mettono tutta, sono 70 gruppi veramente molto validi, che non si risparmiano per rendere più bella Roma, una città che è anche nostra, la capitale di Italia. Se è degradata dovremmo vergognarcene tutti perché è un pezzo di storia riconosciuta in tutto il mondo.
Si è creato un network di Retake in diverse città e sono in contatto con i vari responsabili perché siamo veramente una grande famiglia, chiediamo consigli e pareri, cercando di fare in modo che questo messaggio possa essere il più travolgente possibile.

Per diventare volontari di Retake Milano basta avere voglia di fare?

Assolutamente sì, a noi serve il cuore e la volontà di trasmettere il messaggio di far del bene alla città, in un ambiente che stimoli un impegno anche in altri contesti. Noi cerchiamo di diffondere questo messaggio nel modo più tranquillo e pacato, non ci interessa che uno sia con noi o con un’altra associazione, l’obiettivo è quello di mantenere la città più pulita, più dignitosa, che rispecchi la propria storia e la faccia conoscere. Un’esigenza che ci fa muovere, infatti abbiamo iniziato a collaborare anche con il Touring Club e, superati alcuni aspetti burocratici, avvieremo interventi di conoscenza della città e di rispetto del luogo e del patrimonio esterno. Un cammino di tutela già in corso con l’iniziativa “Aperti per voi” del Touring Club, grazie al quale 16 presidi delle città sono fruibili attraverso l’operato di altri volontari che dedicano il loro tempo all’apertura di questi luoghi bellissimi che all’esterno però presentano un degrado inaccettabile, al quale noi vogliamo porre rimedio. I nostri luoghi rappresentano il primo bigliettino da visita al turista e allo stesso cittadino che decide di visitare questi posti. Il Presidente stesso del Touring è rimasto entusiasta del nostro progetto che dovrebbe partire a settembre, ogni terza domenica del mese. Verrà quindi fatto un calendario di interventi in base al quale i cittadini che aderiscono potranno prima conoscere il luogo all’interno grazie ai volontari del Touring, e poi successivamente riqualificheranno l’area intorno a questi luoghi.

Per essere volontari è necessario essere residenti a Milano?

No, abbiamo avuto volontari anche di Roma e Varese che hanno svolto le attività con noi perché venuti a conoscenza della nostra realtà o erano loro stessi retaker di altre città, presenti a Milano per motivi di lavoro o vacanza. Siamo veramente un gruppo aperto, non c’è nessun tipo di preclusione.

Con l’amministrazione che rapporti avete?

Con la precedente amministrazione abbiamo sempre collaborato, e continueremo anche con l’attuale questo percorso intrapreso. L’amministrazione non è esclusa da questo tipo di strategia di riqualifica, noi crediamo che solamente insieme si possano fare le cose e non barricandosi su posizioni contrapposte. Crediamo moltissimo nel principio della sussidiarietà, che è sancito nell’articolo 118 della Costituzione, nel quale si afferma che l’amministrazione è tenuta a sostenere le attività che come la nostra partono dal territorio, dal cittadino stesso, per il bene della collettività.

Se la bellezza ha contagiato anche voi, non resta che armarsi di sorriso e diventare un retaker, ovunque voi siate!

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