C’è qualcosa che non va a Tempa Rossa

C’è qualcosa che non va a Tempa Rossa

Tempa Rossa, non solo terra di sguattere del Guatemala ma anche di sguatteri, nostrani e sempre più dell’est. Che accade? Dopo l’eclatante vicenda di qualche mese fa che aveva visto coinvolto Gianluca Gemelli, compagno dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, nonché l’arresto ai domiciliari il sindaco del Pd di Corleto Perticara (Potenza) per contratti di appalto riguardanti la costruzione di impianti per il trattamento olio di proprietà della multinazionale francese Total, ecco che rispunta al disonor delle cronache il nome Tempa Rossa.

Moltissimi contratti non rinnovati stanno mettendo sotto un’enorme lente d’ingrandimento un problema non solo del centro oli in fieri della Total, il più grande d’Italia, ma di tutto il mondo del lavoro: “ottimizzare” i costi ad ogni costo. Come? Detto fatto, qui alla Total stanno puntando alla sostituzione di moltissimi lavoratori italiani, operai nella fattispecie, con personale dell’Est, Albania, Romania e soprattutto Polonia.

Insomma, mors tua vita mea. Non è di certo in discussione chi arriva per lavorare, troppo facile fare il gioco dei “grandi” e mettersi a fare le scaramucce tra i piccoli, giusto per aggiungere altri lividi, semmai non ce ne fossero abbastanza in questa guerra tra i poveri. Ad essere in disamina è questo strozzinaggio del lavoro, legalizzato, perseguito, approvato e auspicato.

«Total ci sostituisce con manodopera straniera a 5 euro l’ora», questa la voce degli operai. Si gioca sempre più al ribasso, in un mondo del lavoro che disonora l’uomo invece di nobilitarlo. Ma io dico, come si fa a campare in Italia con 5 euro l’ora? Ma come si fa a vivere, pagare, progettare, essere felici con la tagliola di questi contratti “trendy, easy, wow”, che danno la possibilità alle agenzie interinali di prendere e lasciare come mazzi di fiori ormai appassiti decine e decine di lavoratori.

Ci rendiamo conto che invece di dare acqua e ossigeno al lavoro questi contratti, a volte mensili, stanno uccidendo l’economia? Quando parlano di mercato del lavoro in ripresa, dovremmo essere indignati perché quei numeri sono uno specchio per le allodole e per allocchi. Quei numeri sono anche questo modo di assumere e licenziare in modo che le imprese che hanno vinto gli appalti di costruzione possono portare il costo del lavoro da 9 (che tantini proprio non sono) a 5 euro all’ora, risparmiando su tutto. Dalla formazione professionale alla protezione dei lavoratori, costretti già a condizioni lavorative non ideali, a partire da quelle igieniche.

Il blocco del cantiere dei giorni scorsi ha portato ad un piccolo passo indietro delle aziende subappaltatrici che, dopo un incontro avvenuto alla Regione Basilicata, hanno assicurato il rinnovo dei contratti a scadenza, oltre al reintegro di circa quaranta operai. Ma sicuramente, appena si spegneranno i riflettori, la silenziosa routine lavorativa tenterà sconfinamenti verso una manodopera a basso costo.

Proprio per tenere accesa la questione, in queste ore il segretario lucano della Cisl, Nino Falotico, ha diffuso una nota in cui viene ribadito che la Total, in Basilicata, «non può fare come le pare; è necessario mettere ordine nella “Babilonia contrattuale” che, tra appalti e subappalti, penalizza i lavoratori lucani e favorisce l’importazione di manodopera sottopagata in spregio alle più elementari regole contrattuali. Serve una verifica urgente con la multinazionale francese. Si registra anche il mancato rinnovo dei contratti ai lavoratori locali, rimpiazzati da maestranza straniera sfruttata a basso costo: non è concepibile che sui 1.300 addetti attualmente impegnati nei lavori di realizzazione del Centro e delle opere connesse al progetto Tempa Rossa solo un quarto della manodopera sia lucana».

Il grido disperato degli operai indirizzato ai dirigenti della Total «non vogliamo niente ma solo un po’ di lavoro. Io sono lo straniero in Italia. Ma lo avete capito che non abbiamo nulla da mangiare?», quante volte dovrà ancora essere urlato?

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