Calcio razzismo: un pallone bianco e nero…

Ci risiamo, o meglio, ci risentiamo. Quei cori razzisti, che sembravano essere scemati negli ultimi tempi, si sono ripresentati questa volta in un campo di periferia. Un’amichevole, che vedeva il Milan sfidare la Pro Patria a Busto, è stata infatti avvelenata mortalmente da cori provenienti da un gruppo ristretto di persone che con il calcio proprio non hanno a che fare. Il giocatore più colpito, Kevin Price Boateng, non reggendo alle ignobili offese, è stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco insieme ai compagni che fedelmente l’hanno seguito.
Un gesto di solidarietà accompagnato dagli applausi di quelli che invece allo stadio ci vanno per vivere il calcio, non per ucciderlo. La solidarietà comunque è stata trasmessa anche dalla squadra del Pro Patria e dal sindaco di Busto Alsizio, il quale ha detto: “è una sorta di cittadino onorario” e aggiungendo poi: “Ha sbagliato a lanciare la palla, ma lo abbraccio per essere stato offeso”, in riferimento al modo con cui Boateng ha interrotto la partita.

Il sindaco di Milano G. Pisapia in merito ha così commentato: “Da interista, il mio apprezzamento al Milan. Credo che la determinazione dimostrata dalla decisione di abbandonare il campo con il consenso dell’arbitro, sia stata una risposta esemplare. Non basta invocare punizioni dall’alto, né minacciare regolamenti più severi. Ognuno di noi deve fare la sua parte per isolare i razzisti e non accettare alcuna loro manifestazione.
La decisione del Milan e’ stata un messaggio forte, pieno di significato”. Questo è comunque uno dei molti casi di razzismo di cui il mondo del calcio è affetto oramai da tempo. Durante gli anni infatti si è potuto osservare momenti in cui parti di tifoserie di tutto il mondo, hanno intonato cori ignobili carichi di prepotenze razziste volte all’offesa della persona ed alle sue origini. Restando in Italia e non andando troppo lontano nel tempo, basti ripensare alla partita Juventus-Inter in cui Mario Balotelli fu il bersaglio di frasi discriminanti e volti all’offesa del suo colore.
Troviamo scempi alla persona di Balotelli anche nella partita alla vigilia di Euro 2012 tra Italia e Croazia. In quell’ occasione i tifosi Croati non solo intonarono cori, ma si diedero anche a gesti materiali come il lancio di banane, oltrepassando l’offesa assai già grande della parola. Di gesti come questi purtroppo non sono esenti anche i giocatori. Troviamo difatti degli esempi di razzismo gratuito e ingiustificato tra quelle persone che dovrebbero dare un esempio per tutti. E’ il caso di Suarez nella partita d’oltremanica Manchester United-Liverpool del 2009. Il giocatore Sudamericano, oltre ogni ragionevole logica umana e sociale, non stringe la mano al giocatore di colore Evra, urlandogli piu volte “negro”. Su di lui pioveranno fischi copiosi da tutto lo stadio ed una espulsione dai campi di due mesi.
Di attentati alla persona ed alla sua dignità purtroppo se ne contano molti altri, in uno sport che non manca di predicare il “Say not to racism”. Questa però appare altresi una questione più complicata, più profonda, che si snoda in canali troppo stretti e contorti della società dei nostri tempi. Il mondo del calcio è forse il mezzo più facile con il quale esprimere queste corruzioni e forse necessita di più controllo.
La sfida risulta piena di insidie e di chilometri da percorrere, ma se la si affronta con cura e diligenza, si potranno assistere finalmente a esempi di gloria per un mondo multietnico come quello dello sport più bello del mondo. Non bisogna scordarsi infatti che il gioco del calcio si pratica storicamente con un pallone bianco e nero, simbolo che va oltre il significato estetico primario, e che si fa strumento di un’ unità etnica globale.

Alessandro Righelli
5 gennaio 2013

 

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