Natale è passato, ma che Natale è…?

Cominciamo col dire che il  Natale, comunemente viene ricordata come la  festività cristiana che celebra la nascita di Gesù, convenzionalmente fissata il 25 dicembre, ma nella realtà la data di nascita di Cristo non è nota, in quanto i Vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno.
La festività del Natale quindi  non è documentata e la prima menzione certa del 25 dicembre risale al 336, dove la si  riscontra nel Chronographus, redatto intorno alla metà del IV dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo.
Probabilmente la sua data venne scelta per sostituire la festa del Natalis Solis Invicti con la celebrazione della nascita di Cristo, indicato nel Libro di Malachia come nuovo “sole di Giustizia”, ma questa ipotesi è comunque oggetto di discussione e le diverse ipotesi possono anche coesistere.
Inoltre richiama la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), introdotta a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274 d.C. con la data del 25 dicembre.
Ma meglio non avventurarci troppo  in comparazioni religiose che richiederebbero accurati studi, pena l’apparire ridicoli, diremo comunque che il 25 dicembre è associato al giorno di nascita o di festeggiamento di personaggi divini risalenti anche a secoli prima di Cristo.
Ma al di là di questa premessa storica vorrei di più soffermarmi a considerare quello che è attualmente il Natale: una grande festa commerciale.
Ogni sforzo, oltre ogni limite, per dargli un po’ di colore di quello che sono state le tradizioni, ma sempre più queste si perdono  e vengono sostituite da promozioni ed  eventi speciali mirati al solo business.

Bisogna quindi cercarlo  un motivo per vivere un Natale che abbia un senso diverso dal solito, che non sia solo un occasione per guadagnare. Tra poco sarà solo un ricordo dopo averlo attraversato velocemente, a volte senza neanche farci troppo caso. Quest’anno poi, come ogni anno, del resto è sempre più spogliato di qualsiasi significato, ma è solo frenesia, al massimo riposo, ma spesso depressione.
Osservavo in questi giorni, specie la sera della vigilia, tutto un fermento  di un’inutile massa, che camminando nelle strade piene del centro ti sfiora, ma nessuno ha il tempo per  una battuta, un sorriso, uno sguardo, che possa essere coerente con la festa che si sta vivendo. Mentre poi sulla rete, sui social network imperversano messaggi di ogni tipo, il cui fascino non sfugge neanche ai vip veri o presunti.
Quindi  alla fine l’indifferenza continua a farla da padrone e c’è chi in assoluta libertà la vive perfino con intensità.
Non ha importanza se spinto da un sentimento laico o cristiano, se sei ricco o povero, spesso nasce il medesimo dilemma: Albero o presepe? Ma un altro grande problema, fonte di stress e quello di pensare ai  regali, ma in realtà, il periodo natalizio non è solo quello della corsa ai regali,  ma diventa anche un  momento in cui si dichiarano implicitamente, quasi mai esplicitamente,  le alleanze e le rivalità. Un regalo è  un modo per capire le relazioni familiari e sociali, che vuole avere la pretesa di dare un senso al legame sociale, mentre invece spesse volte ne evidenzia le sue ipocrisie.
L’occasione della festa potrebbe essere non tanto dare una connotazione col sacro, ma stabilire e rafforzare la comunione con il gruppo. Gruppo inteso in senso allargato come società in generale, ma più in particolare con la famiglia. Per Natale esprimiamo la nostra appartenenza ad una comunità, a una famiglia, fino ad arrivare a bollare come asociale chi rifiuta di parteciparvi.
Così si esaspera a tal punto questo  bisogno, non reale, ma nato dalla convenzione, che l’isolamento e la solitudine arrivano a diventare più insopportabili e qualcuno crolla lasciandosi andare fino ad arrivare al suicidio, che in questo periodo vede aumentare i numeri delle statistiche.
Il rito di Natale, che si vuole  legare a valori come uguaglianza, fratellanza e celebrazione degli affetti, in cui si organizzano, ma solo per un giorno, iniziative sociali, solitamente rivolte a chi è emarginato, per esempio le persone senza fissa dimora.
Non è raro vedere in questi giorni che i media, come Tv e  giornali, puntare i riflettori sopra squallide messinscena dove si alternano  moderni aristocratici benefattori o uomini in abito talare che si aggirano ora in un posto ora in un altro, a seconda della visibilità assicurata, per sfamare i poveri e ripulirsi cosi la coscienza, magari con un proprio tornaconto.
Cosi come il Natale diventa occasione per celebrare l’utopia di unione familiare, inscenando quadretti che fanno invidia ai più  grandi drammaturghi teatrali, poi messi in scena  perfettamente sotto la regia della grande ipocrisia.
Non sono affatto infrequenti nelle telefonate a ridosso della festa domande tipo … Ma tu, che sei solo, Cosa farai questa Festa?
Sono domande come queste che aumentano il disagio di chi si trova a vivere la contraddizione tra  utopia e realtà e spingono non poche persone a considerare il Natale come il giorno più brutto dell’anno.
Natale quindi come un grande mercato dove esercitare la nostra capacità di valutare dal vile mercimonio il rapporto con gli altri.
La famiglia riunita si ritrova attorno ad un tavolo, sotto un abete per passare un magico, ma spesso tragi-comico, momento dell’apertura dei regali, perché la tradizione vuole che si apra il proprio regalo di fronte agli altri.
Che grande confusione, non si fa distinzione tra merce e dono, tra reali  affetti e ipocrisie sociali.
Troppo spesse volte che riceve il regalo mostra, convenzionalmente, il proprio apprezzamento, ma dentro di sé, rapidamente valuta l’utilità, l’importanza, il costo e  stabilisce una proporzione tra valore affettivo e valore commerciale e poi dipinge un ipocrita espressione del viso e recita la tipica frase: “non dovevi disturbarti…” Quando invece la nozione del dono dovrebbe essere gratuito per entrambi gli attori, altrimenti che dono è?
Sarà per sfuggire a  queste convenzioni che ho deciso di non fare regali a nessuno.
Non ho alcuna pretesa di proclamare la verità in modo assoluto, ma soltanto aver detto la mia, aver espresso il mio pensiero.
Però sono sempre più convinto che la festa abbia svenduto la  cristianità, la dove ve ne fosse il germe,  a Babbi Natale  ed alle esigenze commerciali vari, tanto che da anni la pubblicità ci propone un tormentone: “Anche quest’anno è già Natale… se no che Natale, se no che Natale è?”
Chi è che ha ancora il rispetto, oppure semplicemente il ricordo per la nascita  di chi ha portato nel mondo la Buona Novella, un invito al cambiamento? Là dove è ancora presente  è talmente affievolito, che quasi scompare a favore di interessi più luccicanti e  pagane.
Come è stato il tuo Natale con figli e nipoti, amici, con moglie, fidanzata  o compagna di vita? E’ stato il Natale  unico che ti aspettavi, i tuoi incontri lo hanno reso unico oppure,  come tanti,  ti ritrovi a dire  meno male che è passato?

 

Sebastiano Di Mauro
25 dicembre 2012

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