Dubai: meeting mondiale per il regolamento delle telecomunicazioni

Il trattato sulla revisione del Regolamento delle telecomunicazioni internazionali (UIT), un agenzia specializzata dell’ONU, si è riunita a Dubai per la Conferenza mondiale delle telecomunicazioni internazionali (WCIT), per rinegoziare le regole del RTI.

Il nuovo trattato incentrato sulla governance di internet è stato finalmente firmato da 89 Stati dell’ONU, sui 193 riuniti. Il trattato, molto controverso e fortemente criticato prima di essere redatto, non sembra per ora aver apportato modifiche sostanziali.

 

Tra i paesi partecipanti un alleanza dei paesi occidentali, tra i quali gli Stati Uniti e il Canada, hanno rifiutato il nuovo trattato. La Nuova Zelanda, la Danimarca, la Svezia, i Paesi Bassi, le Filippine, la Polonia, la Francia e la Repubblica Ceca hanno dichiarato che non voteranno per il trattato se rimane in vigore.

Gli Stati Uniti infatti hanno criticato nel corso della settimana scorsa, il progetto del trattato annunciato che non firmeranno, ponendo l’accento e l’importanza assoluta sulla libertà di espressione. Secondo loro il RTI, spalancherebbe le porte a un regolamento di internet da un agenzia dell’ONU, dove la Russia e la Cina avrebbero molto da dire.

Il segretario generale dell’HUI, Hamadou Traoré, ha replicato che il nuovo trattato non ha nessun impatto su internet affermando che la libertà di espressione è stata confermata, “abbiamo un articolo speciale consacrato ai diritti dell’uomo”, ha voluto evidenziare lo stesso Traoré. 
Effettivamente secondo il documento, “gli Stati membri riaffermano il loro impegno nel mettere in opera il presente regolamento in una maniera che rispetti e confermi I loro obblighi in materia di diritti dell’uomo”

Cerchiamo dunque di capire bene cos’è realmente l’RTI. E il trattato sul quale è fondato internet. Redatto e firmato nel 1988 riguarda soprattutto internet, la telefonia e la radiofonia. Internet era inquadrato dal articolo 9 del trattato, cosa che ha facilitato la diffusione mondiale del fenomeno noto come World Wide Web. Ora però gli Stati hanno deciso che è giunto il tempo di riscrivere queste regole alla luce dei nostri tempi in cui internet è certamente lontano anni luce da quello che era nel 1988. 

In ragione di queste considerazioni è stata organizzata la conferenza di Dubai che ha tuttavia raccolto infinite critiche, come quelle mosse dal motore di ricerca Google ma anche da altre agenzie. Secondo loro la WCIT dovrebbe essere pubblica e non a numero chiuso all’interno di una stanza confinata da pareti. La grande preoccupazione diffusa dei detrattori ? La fine di internet aperto e la neutralità della rete, delle censure, delle innovazioni, e la limitazione della libertà di espressione. Paura e incertezze che trovano un riscontro nella Cina e nella Russia che sono a capo dei paesi che esigono la modifica del trattato RTI.  

Il piano di risoluzione afferma semplicemente che internet “è un elemento centrale delle nostre società di informazioni, che occorre assicurare la promozione di un ambiente favorevole per un maggiore sviluppo di internet e che l’ONU deve negli anni a venire giocare un ruolo fondamentale nel suo sviluppo”. L’articolo 9 invece dal 1988 non è praticamente rimasto immutato.  

Sostanzialmente dunque gli Stati Uniti contestano soprattutto il fatto che questo nuovo trattato RTI largamente favorevole all’inquadramento di internet da parte dell’ONU, e quindi da tutti gli Stati membri. Il trattato è rifiutato più che altro per gli interessi delle grandi società americane che detengono un grande potere in materia, basti pensare ai quartieri di Palo Alto e al colosso Google.

Manuel Giannantonio

17 dicembre 2012

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